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Sulla croce prende senso tutto il dolore che non ha senso!

eyes young woman
By Desmond Kean/Shutterstock
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Ci sono le vittime innocenti di ogni violenza; c’è il grido di chiunque rimane solo e si chiede perché; c’è la fatica di ogni malato, di ogni disabile, di ogni piccolo della terra.

Là dove la linea dell’orizzonte e quella dell’arcobaleno si intersecano; là dove il Dio che si china sull’uomo come un padre sul suo bambino (“mi chinavo su di lui per dargli da mangiare”) spalanca le sue braccia sul mondo intero; là, sul Golgota, in quel punto si concentra tutto il dolore di ogni uomo, di ogni essere vivente, di ogni creatura; là, sul Golgota, è lo zenit e il nadir della storia umana; e là, sul Golgota, si concentra tutta la speranza e tutto l’amore che siano mai stati sperati e amati.
Ci sono le vittime innocenti di ogni violenza; c’è il grido di chiunque rimane solo e si chiede perché;
c’è la fatica di ogni malato, di ogni disabile, di ogni piccolo della terra.
E in quella croce, scandalo e stoltezza, si uniscono il dolore più grande, quello dell’abbandono di Dio – il dolore senza senso – e la felicità più grande. Perché lui l’ha detto: “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (vedi At 20, 34-35, Ndr). E lui sta donando tutto, senza tenere per sé nemmeno l’ultimo respiro; e sta rendendo felici tutti, perché quando capiremo realmente cosa si è compiuto sul Golgota non ci sarà uomo, donna, o bambino che non piangerà di gratitudine e di gioia.
Forse non c’è stato uomo più sofferente di lui, l’uomo dei dolori. E forse non c’è stata felicità più grande di quella che aveva nel dono di tutto sé stesso.

E lì, sulla croce, prende senso tutto il dolore che non ha senso: e Dio rende bello anche l’orrore, perché bello è colui che è amato. Non ci sarà più morte, perché lui è morto per noi. Dio firma la sua promessa con la croce.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA CHIARA BERTOGLIO

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