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Dio per noi desidera una sola cosa, che non Gli chiediamo mai!

VINCENT, NAGLE, MONASTERO, WI FI
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La catechesi di don Vincent Nagle al Monastero Wi-Fi di Milano del 1° giugno scorso.

Vorrei vivere un’altra vita, non questa. Ho in mente una vita che è veramente la mia, è quella in cui sono bello e forte e tutte le donne mi amano.

Ma nel libro il saggio risponde e“Questo lo puoi ben dire”, tutti dicono così quando devono affrontare le cose, ma poi aggiunge che gli offre questa chiave di lettura: era inteso che quell’anello fosse trovato da suo zio, era inteso che passasse a lui, che sarebbe stato in suo possesso e ciò dovrebbe dare grande conforto.

Tu e tutta la tua vita siete sotto lo sguardo di chi muore per salvarti e ti promette la propria vita, te la sta offrendo anche qui, attraverso quello che accade. Allora quando mi stai salvando non ha importanza che cosa mi viene addosso, non importa lo strappo insopportabile e sanguinoso, non la perdita e il tradimento: c’è ancora la domanda “E’ così che mi stai salvando Signore?” Con questa domanda l’orizzonte diventa l’infinito dell’amore di Dio. Quando chiediamo aiuto, invece, l’orizzonte rimane quello che ho in mente io.

Se uno sta urlando per ottenere la salvezza non precisa come debba avvenire.

Qualche anno fa, camminando nel deserto della Giudea, mi sono ferito pesantemente cadendo da una rupe e mi sono fratturato una gamba. Ero in fondo ad un crepaccio profondo e l’altro prete che era con me è andato a chiamare qualcuno; ha trovato una famiglia di nomadi e mi hanno messo sopra un pezzo di legno per trasportarmi fuori dal crepaccio. Non era facile e cadevo continuamente, sentendomi strattonato e provando dolore, ma continuavo a ripetere: grazie, grazie, grazie.

Se uno cade in una fossa e non riesce a venire fuori, chiede aiuto, poi quando arrivano delle persone per aiutarlo ad uscire se lo tirano per il braccio e fanno male alla spalla quello allora grida di lasciarlo e trovare un altro sistema per aiutarlo. Questo avviene ad uno che chiede aiuto.

Ma se cadendo in quella stessa fossa si trovasse immerso nel fango che lo inghiotte, mentre sprofonda urlerebbe e se, arrivato qualcuno, lo tirasse fortissimo per il braccio fino a slogargli la spalla, lui griderebbe di tirare di più.

Ho letto un anno fa un libro sulla storia della cura del cancro alla mammella. Oggi il problema è superato, ma alcuni anni orsono, per molto tempo si è cercato di asportare dal corpo la maggior quantità di tessuto possibile pur di cercare di sradicare il tumore. Le lettere contenute nel libro documentano come tante donne chiedessero ai medici di non avere timore e tagliare il più possibile, anche a costo di sformarle e deturparle, pur di poterle salvare.

Noi non domandiamo la salvezza perché sappiamo una cosa. Se uno comincia a chiederla non sarà lui a decidere come avverrà, ma sarà un Altro e abbiamo visto come salva, quindi non chiediamo mai salvezza, ma aiuto.

La conversione che Dio ci chiede consiste nel metterci nelle Sue mani domandando, gridando, urlando fino alle lacrime: ”Salvaci, Signore!”

Posso dire anche questo, è la domanda più liberante che esista, tutto diventa possibilità di verificare che Lui è all’opera per la nostra salvezza e la giornata diventa una promessa, non l’attesa del peggio. Quante volte la giornata è l’attesa del peggio!

Quanti genitori, vedendo il proprio bambino uscire dalla porta, vengono paralizzati, fino a non riuscire a respirare, dal pensiero. “ E se non torna più?”

Salvaci, Signore, salvaci!

La Sua promessa è questa, un rapporto eterno che ci salva dalla dannazione che abbiamo ben meritato, ma Lui non si fa fermare neanche da questo. Anzi, rende anche questo, segno potente della fedeltà alla Sua promessa. Salvaci!

Aggiungo solo una piccola cosa. Io ho trovato cose che non aspettavo quando ho cominciato a fare questa domanda: non ho mai più avuto paura degli altri perché in fondo vedevo che hanno la stessa mia esigenza di essere salvati, anche i più brutali, anche quelli pieni di perfidia e menzogna. La loro domanda è la mia medesima.

Loro sono la mia occasione per ricordare a me stesso di chiedere “Salvaci, Signore!”

Siamo una compagnia di santi peccatori: “SALVACI, SIGNORE!”

Qui il file audio

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG DI COSTANZA MIRIANO

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