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Dio per noi desidera una sola cosa, che non Gli chiediamo mai!

VINCENT, NAGLE, MONASTERO, WI FI
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La catechesi di don Vincent Nagle al Monastero Wi-Fi di Milano del 1° giugno scorso.

Se la fatica è una obiezione per noi è perché si tratta di un presagio che ci parla, ci comunica, ci fa già toccare con mano la sconfitta finale. Altrimenti, che problema ci sarebbe? Nessun problema.

Io sono convinto che in Cielo faremo tantissima fatica per crescere, crescere, crescere davanti all’infinità della bontà di Dio, e sarà sempre gioia. Adesso per noi crescere è morire a sé. C’è solo una domanda per noi: chi ci salva dalla morte?

Adesso lavoro con i malati che non possono guarire, ma prima ero il cappellano di un ospedale; è un lavoro simile, ma nello stesso tempo molto diverso.

Ricordo di essere stato molto impressionato nell’incontro con un uomo, padre di famiglia, cattolico, fedele, positivo e costruttivo a cui tutti si rivolgevano per ricevere incoraggiamento e consigli e che non sopportava quelli che si lamentavano invece di trovare le modalità per andare avanti perché nella vita bisogna sempre cercare la possibilità di camminare. Ho visto questo uomo nella sua malattia e si lamentava di tutto, era uno sconvolgimento per tutti quelli per i quali lui era stato fonte di forza e positività. Ora si lamentava di tutto e di tutti, anche con insofferenza. Come mai?

So che cosa era successo perché accade anche a me: fino a quel punto aveva potuto guardare a quello che veniva costruito e proposto, tutto era una avventura di vita. Anche nelle contraddizioni capiva che cosa Dio dava loro attraverso i problemi e i dolori, trovava sempre quella che era la proposta di Dio alla sua vita. Ma adesso quella storia era finita e non c’era nessuna cosa per cui valesse la pena di soffrire, anche minimamente. Ogni sofferenza, ogni delusione era la morte che si faceva vicina e c’era questo dentro il suo cuore.

In tutta la nostra vita c’è solo questa domanda: chi mi salva? La fatica è fatica, ci taglia le gambe, ci abbatte, ci disgrega, non ci fa stare in piedi, se non cominciamo a vivere il rapporto con un salvatore. Come mai?

Che cosa non finisce mai, rende pieno e felice il cuore umano, bello il volto dell’uomo? Il volto umano è bello in quanto vive in forza di una promessa credibile.

L’uomo è vivo e il suo volto è bello quando riceve la promessa di “più vita”, perché se una cosa non ci promette un di più è solo un limite. L’abbraccio di un uomo ad una donna diventa insopportabile nel tempo se la bellezza di quell’abbraccio consiste solo nel “ti voglio bene” o “ ti sono di conforto”, no, deve promettere casa, figli, famiglia, un di più altrimenti il giorno in cui quell’uomo, con la sua presenza, non promette un di più diventa insopportabile anche quell’abbraccio.

L’uomo esiste al mondo e il suo volto è bello in quanto è proteso verso un di più, vivo per una promessa credibile. Se è per un di più ogni fatica fa solamente parte di quel di più. Lo sappiamo benissimo.

Mi piace fare questo esempio, ma ce ne sono tantissimi. Per cinque anni sono stato fidanzato con una ballerina di danza classica professionista e alla fine delle sue prove andavo a prenderla. Dopo aver fatto gli esercizi “sulle punte” e seduta sui gradini fuori dall’aula toglieva le sue scarpette, se le capovolgeva ne usciva tanto sangue. Certo esercitandosi per due ore sulle punte, poiché il piede non è fatto per questo, veniva fuori sangue, ma questo non le faceva battere ciglio, niente. Era parte di quella bellezza. Di quell’arte e quindi era parte integrale di un di più che la consumava.

BALLERINA, SHOES, BLOOD
Shutterstock

Immagina anche un giovane che ama il calcio e viene scelto, grazie al suo talento, per giocare con i giovani della nazionale, poi va a casa dopo il primo giorno di allenamento e dice che non ci vuole più andare perché lo fanno soffrire. Certo che è così, che cosa pensavi? Non sentiamo queste lamentele dai giocatori: l’allenatore mi ha fatto male, mi ha fatto correre, ho anche vomitato, chi dice così? Se è per un di più che io possa essere consumato, perché ne vale la pena.

Ma davanti alla morte, che cosa vale la pena? La morte nega ogni promessa, tranne una. Quale è il cambiamento da domandare a Dio per vivere con il volto bello, proteso verso l’amato, verso chi ci promette di più.

Un mio amico mi ha regalato una macchina fotografica molto bella, forse venti anni fa, ed io andavo da tutte le parti facendo fotografie. Mi piaceva tantissimo; col tempo ho cominciato a provare interesse per un solo tipo di fotografie, cioè i volti. Più avanti un solo genere di volto: un volto proteso. Per esempio i bambini di un coro che cantano guardando il direttore, o i volti delle persone che si trovano ad una mostra veramente interessante. Ogni volto, in questa posizione era bello, ognuno. Ho una serie numerosa di queste fotografie e non c’è neanche un volto brutto per questo motivo.

Quale è il cambiamento da domandare a Dio per poter vivere così? Dirò in sintesi quello che vivo io. Tutto è cambiato per me, anche se forse alcune di queste cose avrei potuto dirle anche all’inizio del mio sacerdozio. Ogni genitore dice ai propri figli di non fare alcune cose sapendo benissimo che a lui capita di farle.

Se uno è aperto alla verità, se è aperto al fatto di poter soffrire, prima o poi comincia a vivere quello che ha visto. Circa tredici anni fa è accaduto qualcosa che mi ha veramente cambiato. Dico solo una cosa: si tratta di un nuovo rapporto con Dio. Ero disposto a sacrificare molto per Lui. Sono andato a Roma due settimane fa per una intervista con una giornalista che mi ha fatto, tra le altre, delle domande rispetto alla fatica legata al mantenere le promesse di obbedienza, povertà e celibato chiedendo quale fosse la più difficile. Sicuramente è il celibato, ma con la grazia di Dio e con l’intervento fulminante di Santa Caterina da Siena lo vivo con gioia.

Non è che non siamo disposti ai sacrifici per mantenere la fedeltà. Il fatto è, però, che vogliamo decidere noi che sacrifici ci tocca fare. Ma non funziona così. Lui sceglie. E sceglie proprio quei sacrifici che non vorremmo, scolpisce una croce per noi.

La vita non risponde a quello che vuoi tu, è piena di sorprese, belle senza dubbio, ma dopo un po’ non ci danno nemmeno più gioia perché siamo sempre in tensione per l’agguato della sofferenza. Anche le cose più belle non ci danno gioia perché prende il sopravvento qualcosa d’altro, la paura che sovrasta la bellezza dell’attesa, e anche con ragione, perché quelle cose belle non ci salvano dalla morte. Così non abbiamo più gioia da queste cose, abbiamo sorrisi, ma non gioia.

Ho capito che con Dio non andavo più avanti, non mi lamentavo della mia vocazione, non facevo nessuna minaccia, però Gli dicevo: tu ed io non ci siamo capiti e così non vado avanti, non si tratta di una decisione ma di un dato di fatto, non dipende dalla mia forza di volontà, è un fatto! Allora? In quel momento mi ha fatto tornare in mente delle esperienze di una vita che è tanto di più, gustate in profondità con le persone sofferenti, vicino alle quali nessun altro era riuscito a stare, ma io sì, io che sono un peccatore. Ho capito che quelle stesse ferite che mi rovinavano la vita, quelle stesse debolezze, incoerenze, stupidaggini, contraddizioni, erano proprio le cose attraverso le quali Dio mi permetteva di stare davanti e al fianco di Suo figlio. Perciò avevo ricevuto tutte le esperienze per un di più attraverso le mie ferite, le mie umiliazioni e debolezze. Non pretendevo niente, sapendo quanto sono debole e stupido, anche davanti le cose più orribili non potevo obiettare niente. “Io e Te”. Sono stati momenti di scoperta, di grazia, per poter constatare la Sua opera dentro di noi, la Sua presenza e così ho deciso di non fare più obiezione a nulla. Mandami tutto, feriscimi in tutto, umiliami in tutto, rovina ogni mia cosa, toglimi ogni onore davanti agli uomini, fa’ che tutti parlino male di me e che lo facciano in verità, non mi importa, perché ormai ho capito una cosa. Dio mi ha dato una visione, anche se non sono un mistico, ma Lui è all’opera e se vuole può dare questo anche a me. Quando Gesù si fa riconoscere dopo la Sua resurrezione, lo fa attraverso le Sue ferite; si tratta del suo corpo glorioso, immortale, eterno, perfetto, eppure ha dei buchi sanguinanti grossi così! E’ perfetto. Con questo non avevo più obiezioni e ho cominciato a fare domande che non avevo mai fatto. Questo è l’aspetto fondamentale, il punto decisivo e ho parlato fino adesso per poter arrivare proprio qui, a questa domanda. Scommetto che nessuno di voi l’ha fatta in questa ultima settimana, neanche nell’ultimo anno, forse non l’avete mai fatta: non siete caduti in ginocchio e tra le lacrime non avete detto “Salvaci, Signore, salvaci!” No. Cosa abbiamo chiesto al Signore? Non salvaci, ma aiutaci. Aiutami, dammi la forza, dammi la grazia, la coerenza, la possibilità di mettere a posto la vita come voglio io. E non capiamo perché Lui non risponde a questa cosa. La domanda che abbiamo è che Lui cambi la mia vita affinchè diventi una vita che non ha più bisogno di essere salvata. Non so se questa cosa Gli interessa veramente. Qualcuno sa che cosa vuol dire in ebraico il nome Gesù? Dio salva. Lui è il salvatore. Se è qui per darci una vita che non ha bisogno di essere salvata che cosa è venuto a fare? Non è questo il rapporto che Lui desidera, ma l’unica cosa per cui è venuto è la sola che non chiediamo mai. Mai! Perché? Lo sappiamo bene: se chiedo aiuto si tratta dell’aiuto che voglio io, quando si domanda la salvezza , invece, non si possono porre condizioni, non è come voglio io. E’ esattamente come vuole colui che mi salva. La fatica della vita c’è perché abbiamo in mente come deve essere la vita, e non è male, abbiamo in mente anche cose giuste, che ci sia ordine, che la salute permetta di svolgere i propri doveri, sono cose giustissime, sarebbero giustissime se la nostra speranza consistesse nel fatto che tutto si metta a posto e che nulla mi disturbi. Ma questo non è il piano, non è il progetto, siamo stati fatti per un’altra cosa: un rapporto, un rapporto che dilati l’orizzonte dei nostri calcoli meschini, che ci promette così tanto e già così possiamo vivere pregustando infinitamente tanto perché quando si dà credito ad una promessa, la si vive già.

Per esempio se il tuo migliore amico ti avvisa martedi che sabato verrà da te, anche i giorni tra martedi e sabato saranno belli perché credi in questa promessa e la vita è già orientata verso di essa. Analogamente la vacanza inizia quando vai in aeroporto e nel momento in cui sali in aereo sei già in vacanza: non sei ancora arrivato, ma che importa, è già cominciata.

La promessa è che questo amore per te è infinitamente più grande di quello che pensi tu. Allora tutto diventa segno.

E’ come per un atleta che deve affrontare la sua debolezza, le sue imperfezioni e fa di tutto pur di andare avanti, nonostante tutto, e anche il dolore fa parte del suo guadagnare perché lui crede in quello che sta facendo e tutto diventa scopo: la promessa di essere grande nella sua arte, nel suo sport, lo tiene vivo, vivo, vivo.

Per noi è un’altra cosa, non è arte né sport, ma è la vita stessa. La vita nasce dall’amore, perché è l’amore la fonte della vita e quando qualcuno ci ama così e in modo credibile ci promette infinitamente di più, ogni cosa diventa occasione per verificare questo.

La morte e la vita, la perdita e la sofferenza, il guadagno, la vittoria e la sconfitta, l’umiliazione hanno sempre questo orizzonte, questa domanda: come mi stai salvando attraverso queste cose, Signore? Ci stai salvando così e puoi farmi vedere in un momento che sei all’opera anche qui, anche in mezzo e attraverso questo!

Che cosa ho trovato quando sono arrivato a Nablus e ho capito che la parrocchia era la casa di san Giustino martire, e che c’era lui, che ero da sempre atteso? Ero lì perché era sempre stato inteso che io finissi lì.

Chi mi conosce sa che io credo in Gesù Cristo, ma subito dopo credo nel “Signore degli anelli”, che è un libro, anzi molto di più di un libro, in cui ad un certo punto il grande saggio spiega cosa sta succedendo ed è una cosa terribile. Lui forte e saggio sta spiegando ad uno piccolo piccolo in che pasticcio si trova, un pasticcio che determinerà la dannazione o la salvezza del mondo, e tutto perché è venuto in possesso di un anello. Lui è atterrito, ma cerca di farsi coraggio perché non è solo, è davanti ad un muro enorme che non riesce a superare e con grande fatica dice: “Vorrei che questo non mi fosse mai capitato.” Anche noi viviamo così.

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