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Da artigiana a suora: entra in monastero ma i genitori non la vogliono più vedere

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Amarax | Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 26/06/19

La storia della clarissa scultrice Suor Angela Benedetta Terriaca. La crisi prima del matrimonio, l'entrata in convento, il percorso con le monache. E un lieto fine (a metà)

Il 29 giugno, la chiesa del Sacro Cuore di Mola di Bari torna ad ospitare la professione solenne di una religiosa: si tratta della clarissa Suor Angela Benedetta Terriaca. Sarà l’arcivescovo monsignor Francesco Cacucci a consacrarla.

Una investitura importante che cade in un momento di grande crisi delle vocazioni (solo nel Monastero delle Clarisse di Mola, istituito nel 1677, l’ultima Professione solenne risale al 2000).

Tv2000/Youtube

La svolta: 10 anni fa

La storia di questa religiosa non è comune. Infatti prima di entrare nell’ordine delle Sorelle Povere del Monastero di Santa Chiara di Mola era una artigiana. Ha lasciato il suo lavoro da scultrice per diventare suor Angela Benedetta.

Angela, come racconta La Gazzetta del Mezzogiorno (25 giugno), è una giovane artista di origini molisane – che impreziosisce con le sue decorazioni gran parte dei ceri pasquali presenti nelle parrocchie dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto – è arrivata 10 anni fa. «Ero fidanzata – racconta Suor Angela Benedetta – e proprio quando siamo arrivati al punto che dovevamo sposarci sono andata in crisi perché non ero convinta che era quello che desideravo in fondo. La prima cosa che ho fatto è stata quella di voler capire meglio che cosa desiderassi e il Signore mi ha fatto incontrare don Enzo un sacerdote straordinario del mio paese con il quale ho intrapreso un cammino di conoscenza di me stessa».




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“Non sono mai venuti a trovarmi”

«Nella scelta – prosegue la religiosa – mi ha aiutato tantissimo il poter dire tutto quello che avevo dentro, i miei desideri più profondi, che avevo tenuto nascosti perché non coincidevano con quelli dei miei genitori».

Mamma e papà infatti, non hanno mai gradito quella scelta. «Male. Sono otto anni che sono in monastero e non sono mai venuti a trovarmi nè verranno alla cerimonia della mia professione solenne, dove saranno presenti invece mia sorella, mio cognato e i miei due nipotini. I miei genitori, ora ottantenni, non riescono proprio ad accettare la mia scelta».




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“Io ho incontrato un volto”

Eppure la scelta di diventare suora non è un tabù. «Prima di tutto perché incontra una persona. Io ho incontrato un volto, Gesù Cristo, e da quel momento la mia vita è cambiata. Prima nulla per me aveva un senso. Ora invece mi sento pienamente realizzata con questa modalità di vita».

«Una vita normale – evidenzia suor Benedetta – nella quale ti accorgi che ogni giorno sei chiamata ad uscire da te stessa e devi andare incontro all’altro. Nello specifico del nostro monastero di Mola, qui ogni giorno bussano tantissimi poveri e con loro cerchiamo di condividere quello che abbiamo, quello che riceviamo lo ridoniamo a loro».

Il senso della missione

La vita in monastero, osserva sempre alla Gazzetta del Mezzogiorno, arricchisce l’anima. «C’è tanta gente in difficoltà che chiede anche solo di essere ascoltata e io ogni giorno imparo molto da loro. Ho imparato l’umiltà di chiedere di chi non possiede nulla e che quando riceve qualcosa è pronto a ricambiare in mille modi, anche aiutandoci con attività di volontariato, in questo modo venendo a sua volta incontro a noi. Questo – chiosa – è il senso autentico della nostra missione».


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