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“Mi vuoi sposare?” Lo ha chiesto il sindaco eroe di Rocca di Papa prima di morire

Askanews | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 25/06/19

Se oggi, giustamente, lo si addita come vero esempio politico lo si dovrebbe fare a ragione veduta, oltre il sensazionalismo sentimentale: ci ha ricordato che la politica non è il parcheggio delle fazioni, ma il campo degli ideali. Di fronte a noi sta l’odio e tutti i suoi derivati, ed è perciò facile guardare innanzi e vedere nemici in ogni direzione. Meno istintivo è il gesto di chi si ferma, si volta e chiede: qual è il recinto di vita che voglio custodire?


SIMONA, IBBA, NUN

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Un matrimonio in vista

Alle spalle di Emanuele Crestini c’era una figlia e una compagna, amate caramente. Le quattro mura di casa hanno una porta d’ingresso, lo sappiamo; ma spesso ne dimentichiamo il senso profondo. La casa, gli affetti, sono il trampolino migliore per lanciarsi nelle imprese quotidiane con un progetto positivo e non solo votato allo scontro. Dentro il recinto domestico si alimenta la brace, ma poi quella luce la si porta nel mondo. Fuor di metafora: occorre sempre un luogo piccolo e affettivamente radicato per mettere a fuoco un ideale positivo, poi non lo si tiene per sé e lo si condivide. Il primo e grande ideale che s’impara in famiglia è che ogni anima vale.

Ieri, in occasione del compleanno del defunto sindaco, la sua compagna Veronica Cetroni lo ha ricordato con queste parole:

“Come era premuroso con gli altri lo era anche con me […] passava la domenica a curare il grande orto nel terreno di casa, diceva che avrebbe voluto fare anche il contadino. Adorava le rose che coltivava con attenzione e ogni mattina, insieme con la colazione, me ne portava una”. (da Il Messaggero)

L’amore per gli altri non è mai generico, si deve amare un volto preciso per poi usare la misura dell’incontro anche con gli estranei. Gli affetti domestici ci educano a una misura generosa che è difficile portare oltre la porta di casa, eppure è quella più sensata perché si oppone al sussurro diabolico della separazione, dell’isolamento, del “contro”.



CINZIA DAGOSTINO, SLA, PAPA

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Lascia perciò commossi, ma non del tutto stupiti che in ospedale, prima di aggravarsi e morire, Crestini abbia compiuto un altro gesto importante. Lo racconta sempre Veronica:

Quando Emanuele mi è passato davanti in barella all’ospedale subito dopo l’esplosione in Comune – ha raccontato la ragazza – mi ha chiesto “Quando esco da qui, mi sposi?”. Era convinto di farcela.

Certo, ora c’è il rammarico per questa promessa interrotta. Ma la morte non cancella i vincoli, anzi è solo capace di rendere più necessaria la loro presenza. Quante volte ce ne siamo resi conto? È accaduto quando crollò il ponte Morandi: una coppia di sopravvissuti decise di sposarsi. È accaduto durante il sequestro dell’autobus a San Donato milanese: i giovanissimi ragazzi rapiti e a un passo dalla morte hanno dichiarato il loro amore alle compagne.


NATALIYA YELINA

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Capiterà ancora, perché l’uomo è fatto così, è fatto per mettersi in relazione, per fare promesse che costruiscono legami. L’abbaglio dell’amore libero vale solo nelle giornate che si trascinano pigre e indolenti, quando siamo in un dormiveglia che ha poco di autentico. Da svegli, di fronte al fuoco e al buio, sappiamo bene cosa vogliamo: e c’è di mezzo un tu e un per sempre.

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