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Pregare è gratis, non ha effetti collaterali e migliora la salute!

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By Cabeca de Marmore/Shutterstock

Silvana De Mari - pubblicato il 20/06/19

Uno dei motivi per cui siamo diventati consumatori cronici di prozac o simili è che abbiamo perso la preghiera.

Parliamo di preghiera.
Vi aspettavate qualcosa di meglio?
Pazienza, la vita è piena di delusioni.
Una persona che preghi seriamente fabbrica endorfine e le endorfine fanno stare benissimo e aiutano a combattere il cancro. Nelle miriadi di informazioni che ci arrivano, questa manca sempre.
Pregare è gratis e non ha effetti collaterali. Uno dei motivi per cui siamo diventati consumatori cronici di Prozac o simili è che abbiamo perso la preghiera.




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Pregare, come qualsiasi attività umana necessita di allenamento. Se non siamo abituati non siamo capaci. Quindi eliminiamo le idee sbagliate. “Per pregare male tanto vale non farlo” è un’idea sbagliata.
Al contrario, se preghiamo male e non molliamo e continuiamo a farlo tutti i giorni dopo un po’ miglioriamo e riusciamo e tenere l’attenzione concentrata per diversi versi sul vero significato delle parole, dopo un po’ se non molliamo quelle parole le sentiamo cognitivamente per tutta la durata della preghiera e poi cominciamo a sentirle emotivamente. La preghiera è una forma di meditazione, intendendo per meditazione la capacità di tenere l’attenzione fissa su un determinato oggetto (le parole della preghiera e il suo significato) che è difficilissimo. Il nostro pensiero tende costantemente ad andare in giro e a pensare agli affari nostri. È così che funziona la mente.


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Quindi per cercare di pregare avete pregato da schifo con la mente che andava in continuazione da “dove è la giacca nera, vuoi vedere che l’ho portata in lavanderia e non me lo ricordo” a “forse per la prossima settimana perdo un chilo”. Bene.
Dal punto di vista teologico vale moltissimo: vuol dire che abbiamo fatto un grosso sforzo, cioè un sacrificio, per dire la preghiera mentre la nostra mente voleva andare in giro. Sacrifico viene dal latino e vuol dire sacrum facere, fare sacro.

Link all’articolo originale di Silvana De Mari

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