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Come reagire di fronte all'ipersessualizzazione dei giovani?

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George Rudy I Shutterstock

Mathilde De Robien - pubblicato il 20/06/19

Il modo in cui il sesso è presente spesso attraverso la pornografia e le reti sociali nella vita di bambini e giovani non è positivo per loro

L’ipersessualizzazione invade di fatto le scuole, come dimostrano molte notizie. Ad esempio, la scuola principale di Mios, nella Gironda (Francia), ha reso noto via posta ai 600 genitori degli alunni della V e VI classe di comportamenti inappropriati nei confronti dei docenti.

La descrizione è fredda: “Visione di pellicole di carattere pornografico, esibizionismo, masturbazione in cortile, toccarsi le parti intime, diffusione di foto o video nudi sulle reti sociali, realizazione di video di carattere pornografico”. E si parla di ragazzini di 11 o 12 anni.

La totale mancanza di conoscenza da parte di alcuni del carattere intimo della sessualità, collegato al cattivo uso delle reti sociali, crea una minaccia per gli adolescenti.

Cosa possono fare i genitori per promuovere l’educazione affettiva dei figli? Ne abbiamo parlato con Françoise Guinard, membro di CLER Amour et Famille e oratrice sul tema della pornografia negli incontri Giga la Vie organizzati dall’Istituto di Hauts-de-Seine.

Il fenomeno dell’ipersessualizazione tra i giovani è qualcosa di nuovo?

Questa sessualità esacerbata mostrata a tutti si è affermata nel momento in cui gli smartphone sono arrivati in mano ai bambini. Hanno accesso alle reti sociali, a pubblicità inappropriata e a contenuti pornografici. Nonostante il divieto del cellulare a scuola [in Francia, n.d.t.], si collegano nei bagni o alla fine delle lezioni.

Perché è tanto problematico, tanto contagioso? Perché l’età scolare è un’età in cui il bambino cerca di valorizzarsi agli occhi degli altri. Vuole mostrare ai compagni ciò che ha visto, ancor più se è scioccante, e i compagni non osano dire di no per paura di fare brutta figura.

Alcuni dicono che sono cose dell’età, ma è davvero così?

No, non è una cosa per la loro età. Gli adulti tendono a volte a banalizzare la sessualità. La legge proibisce ai minori l’accesso a ogni forma di pornografia, ma di fatto i minori non sono assolutamente protetti.

I genitori sono i primi educatori dei figli. Spetta a loro accompagnarli nella scoperta della vita affettiva, della vita relazionale e della sessualità. È vero, però, che spesso non sono in grado di affrontare con loro questi temi.

Come farlo bene?

È fondamentale riprendere le nozioni di pudore, di intimità e di rispetto, per se stessi e per gli altri. “Il mio corpo è mio”.

Curare il proprio corpo significa rispettarlo, e rispettare il corpo è saper dire di no. È tipico dell’età avere una certa curiosità nei confronti del corpo, della sessualità, del suo funzionamento, ma questo modo di soddisfare una curiosità del genere non è positivo perché inserisce nel cervello immagini forti di corpi.

Qual è il pericolo?

È il fatto di essere allo stesso tempo colpiti e “imbevuti” di queste immagini, e tornare a guardarle perché hanno colpito il cervello. C’è il rischio di abituarsi, e poi di diventare dipendenti.

Cosa dire a un ragazzino di 12 anni, ad esempio, visto che si troverà davanti a comportamenti di questo tipo a scuola?

In primo luogo eviterei sanzioni o punizioni, perché si corre il rischio di rafforzare l’attrazione dei giovani per queste pratiche.

Consiglio di privilegiare la prevenzione attraverso l’informazione e il dialogo, per aiutare il giovane a riflettere e a trattenersi da questi comportamenti. Cosa mi piacerebbe vivere? Cosa provoca questo in me? E negli altri? Ecco le domande da porsi.

È importante dire ai figli che immagini e video collegati alla sessualità forse girano a scuola e che alcuni bambini hanno delle curiosità sul tema.

Bisogna dire loro che quelle immagini di corpi si rivolgono soprattutto a un pubblico adulto, che ci sono immagini di corpi belle e altre in cui il corpo è invece degradato.

Va detto che certe immagini sono svilenti e che l’industria pornografica è fatta per guadagnare soldi. Se un bambino si trova davanti a questa realtà è davvero necessario parlarne, anche se non guarda questo materiale, perché potrebbe essere fatto sentire in colpa per questo.

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