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Perché i cattolici celebrano la stessa Messa settimana dopo settimana?

NUN,DOMINICAN SISTERS,CLOISTER

Jeffrey Bruno

David G. Bonagura, Jr. - pubblicato il 19/06/19

La liturgia ripete perlopiù le stesse parole giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo, e questa emozione controllata ci colpisce in modi diversi, e a volte per niente.

Non è però l’emozione che costituisce la liturgia: è l’azione di Dio stesso, e il nostro impegno nei Suoi confronti, piuttosto che i nostri sentimenti per Lui, a formare il cuore della liturgia.

Guardini ricorda che la liturgia non è una mera commemorazione di quello che è esistito una volta, ma è vivente e reale. È la vita di Gesù Cristo in noi, e quella del credente in Cristo, eternamente Dio e Uomo.

Nel Battesimo, Cristo ci ha resi parte del suo Corpo, la Chiesa, e così attraverso la liturgia incontriamo insieme il Dio vivente, non come entità individuali, ma come membri individuali dell’unico Corpo. L’individuo, continua Guardini, deve desiderare di far parte di questo corpo, e questo richiede un atto di umiltà da parte sua, sacrificando alla comunità una parte della sua autosufficienza e indipendenza.

Questo atto di sacrificio personale permette all’individuo di trascendere i suoi limiti per far parte di qualcosa di più grande, e nel far questo non si perde nella maggioranza, ma diventa più indipendente, ricco e versatile, perché il credente entra a più stretto contatto con la fonte della vita stessa nei termini di Dio più che nei propri. Pregare come membro della Chiesa è realizzare la promessa di Gesù: “chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato” (Matteo 23,12).

Per essere un membro forte e utile del corpo di Cristo, l’individuo deve sia partecipare alla preghiera liturgia assistendo alla Messa ogni domenica che pregare in privato. La preghiera personale è la nostra libera conversazione con Dio, con la quale mettiamo in pratica e sviluppiamo il nostro rapporto con Lui. Il Concilio Vaticano II insegna che la preghiera personale viene nutrita dalla preghiera liturgica, perché quest’ultima dirige il credente al cuore e al mistero della fede: la passione, morte, resurrezione e ascensione di Cristo, a cui ci riferisce collettivamente come Mistero Pasquale.

Il tesoro di preghiere della Chiesa, che include il Padre Nostro, l’Ave Maria e le tante altre che abbiamo imparato, è importante anche perché lega la nostra preghiera personale – la nostra fede soggettiva – alla fede oggettiva della Chiesa.

Oltre a nutrire la nostra fede, quindi, la preghiera liturgica impedisce che la nostra preghiera e la nostra fede implodano. Come dice Guardini, è solo la verità, il dogma che può rendere la preghiera efficace e dotarla di quella forza austera e protettiva senza la quale degenera in debolezza. Il pensiero dogmatico libera dal capriccio individuale e dall’incertezza derivante dall’emozione. Rende la preghiera intelligibile.

Nella pratica, la preghiera liturgica e rituale comporta il pericolo di diventare un’azione esteriore priva di significato. Dobbiamo però guardarci anche dalla tendenza di ritenere il rituale vuoto semplicemente perché è rituale. La presenza o l’assenza di sentimento durante i rituali è di secondaria importanza per il nostro assenso alla loro verità e la nostra decisione di condividerli al meglio delle nostre possibilità. La vera gioia del rituale non risiede nella nostra reazione alla sua esecuzione, ma nella nostra comprensione di quello che è e trasmette il rituale stesso.

~
David G. Bonagura, Jr. insegna al St. Joseph’s Seminary di New York. È autore di Steadfast in Faith: Catholicism and the Challenges of Secularism (Cluny Media), da cui è stato adattato questo articolo.

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cattoliciMessa
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