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Perché i cattolici celebrano la stessa Messa settimana dopo settimana?

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Nella liturgia il cuore parla potentemente, ma il pensiero a volte prende il sopravvento...

Anche se amiamo la Messa, la ripetizione del rituale, giorno (o settimana) dopo giorno (o settimana) può portare a un senso di noia. Alcuni cattolici hanno perfino abbandonato la Chiesa per partecipare ai servizi di adorazione più vivaci ed emotivi di alcune comunità protestanti.

I cattolici, però, continuano a valorizzare il rituale della loro Messa. Se comprendiamo la liturgia, possiamo a iniziare a capire perché.

Un rituale è una forma di adorazione fissata e ripetibile, ed è al centro del cattolicesimo perché ci ricorda che, con le parole di Joseph Ratzinger, quando si parla di Dio e di fede non siamo noi ad agire, ma accogliamo come dono.

Nessuna creazione o espressione di un’emozione generata dall’uomo può avvicinarsi al potere e alla sublimità della Messa cattolica, che è un dono ricevuto da Cristo stesso con l’obiettivo specifico di offrirci il modo più perfetto per onorare Dio.

La fede esiste perché Dio inizia un rapporto con noi. È allora idoneo che Dio abbia anche inaugurato la forma di adorazione che desidera da noi attraverso il sacrificio eucaristico di Sé nell’Ultima Cena e quello di Gesù sulla croce. L’emozione umana nasce quindi dallo stupore e nell’umile gratitudine per un dono così grande.

La Messa, come le altre tradizioni liturgiche dei sacramenti e dell’ufficio divino, deriva direttamente dal ministero di Cristo e dei suoi apostoli. Forme e parole specifiche sono variate nel corso dei secoli, ma indipendentemente dal luogo e dal linguaggio l’essenza di ogni celebrazione liturgica è rimasta costante, e ciascuna ci riporta alla fonte stessa della nostra fede.

Ratzinger spiegava che i riti liturgici eludono il controllo di qualsiasi individuo, comunità locale o Chiesa regionale. La loro essenza è l’assenza di spontaneità. In questi riti si scopre che ci si avvicina a qualcosa che non abbiamo prodotto noi, che si entra in qualcosa di più grande di se stessi, che alla fin fine deriva dalla rivelazione divina.

La decisione di entrare nella liturgia cattolica illumina sia il ruolo del sentimento nell’adorazione che quello del singolo adoratore nella Chiesa. Romano Guardini insegna che la preghiera è un’elevazione del cuore a Dio, ma il cuore dev’essere guidato, supportato e purificato dalla mente. La preghiera, diceva, apporta un beneficio solo quando si fonda sulla verità.

Come l’assenso ha priorità sul sentimento nella vita di fede, l’adorazione e la preghiera, che sono i modi in cui esprimiamo e manifestiamo la nostra fede in Dio, seguono lo stesso ordine.

Ciò non significa che il sentimento non abbia un posto nella liturgia, perché come diceva Guardini l’adorazione della Chiesa è piena di sentimenti, di emozioni, a volte perfino veementi, ma di regola è controllata e sottomessa. Il cuore parla in modo potente, ma il pensiero all’improvviso prende il controllo della situazione.

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