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E tra i temi di maturità spunta fuori la domanda: “Cos’è Dio?”

UNGARETTI, BARTALI, MATURITA
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Cosa raccontano le tracce proposte? Che l'uomo è geniale e patetico, capace di omertà e privo di memoria. Ma è una creatura, propone Ungaretti. E può fare il bene in mezzo al male, conferma Bartali.

Un soldato e un ciclista sono i volti che aprono e chiudono la fila dei titoli dei temi di maturità usciti oggi: il passo iniziale lo detta la poesia di Ungaretti Il porto sepolto e si accelera nel finale con la generosità caparbia di Gino Bartali.

Una carrellata tra le proposte

Le 7 tracce proposte per la prima prova scritta dell’esame di maturità 2019 pescano nel mare del noto e non spiccano per uno slancio davvero propositivo e un po’ “fuori dalla scatola”: dominano la scena del giudizio critico le Guerre Mondiali, il veleno sociale della mafia, l’arroganza dell’uomo quando si erige a padrone della scienza. Se vogliamo metterla in positivo, possiamo immaginare che i ragazzi non siano stati spiazzati dalle proposte e abbiano potuto aggrapparsi alla memoria di quanto letto sui libri di testo sottolineati e ripetuti.

Certo Sciascia non è un autore di quelli gettonati nei toto-temi, ma la sua scrittura parla di un argomento ipersviscerato: l’omertà.  Anche Stajano non è voce tra quelle pronosticabili, ma il suo affondo sul mondo contemporaneo è un bel assist per chi abbia voglia di farsi portavoce della onnipresente Greta e delle sue istanze per cominciare un nuovo discorso sul pianeta. Ecco, la mia lamentela finisce qui, semplicemente azzarderei qualcosa che investa di più sulla tempra vigorosa dei nostri figli; ma detto questo si nuota benissimo anche nel più frequentato dei mari. Proviamo a tuffarci.

Gocciole di stelle

Spero in molti studenti abbiano scelto di confrontarsi con la poesia Il porto sepolto di Giuseppe Ungaretti, la prima proposta delle tracce di maturità. Spero anche abbiano avuto il coraggio di mollare le ancore degli appunti presi durante l’anno per stare di fronte alla voce di quest’uomo che fu capace di tirare fuori «gocciole di stelle» dalla guerra vissuta in prima persona. Forse i docenti avrebbero corretto con la biro rossa l’azzardo che mi sarei permessa di scrivere: è un ossimoro e una sinestesia; le gocce rimandano alle lacrime e al tatto, mentre le stelle alla luce e alla vista.  Il pianto e la luce s’innestano, forse proprio il pianto permette di vedere meglio le stelle; e i sensi si mescolano quando uno vive in pienezza l’esperienza di esserci. Che sia la guerra a generare questa pienezza di vita, quasi impazzita, è il nostro debito verso Ungaretti.

Tutto nasce, sgorga e sbatte sulla domanda centrale della poesia:

Ma Dio cos’è?

E la creatura
atterrita
sbarra gli occhi
e accoglie
gocciole di stelle

VIA LATTEA COPPIA
Di aslysun - Shutterstock

Ho immaginato quanti ragazzi siano arrivati ansiosi, stanchi, preoccupati alla mattina di oggi. La notte forse insonne, le corse a ripassare tutto, gli sguardi d’intesa con i compagni più amici. E poi eccoli, scorrono le prime parole dei tanti agognati titoli dei temi e arriva quell’interrogativo: Ma Dio cos’è?

Qualcuno avrà preso sul serio la domanda? Avrà per un attimo accantonato tomi di filosofia per stare nudo, come un soldato in trincea, di fronte al rapporto con l’Infinito che si fa Padre? Curioso, proprio questa domanda detta il passo per spulciare nelle altre proposte.

non sappiamo niente

L’omertà è proprio l’ignavia di chi non sa sostenere la responsabilità di una domanda. Il brano tratto da Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia ne declina il senso nel contesto più solito: la Sicilia ferita dalla mafia. Un capitano indaga su un omicidio e riceve solo «non sappiamo niente» come risposta. L’omertà è lo sguardo sghembo che regge un faccia a faccia senza guardare davvero negli occhi l’altro, la realtà e la propria coscienza.

Dopo tutto il dovuto riferimento al contesto mafioso che si chiedeva di approfondire, io sarei stata tra chi si sarebbe concessa di uscire un po’ fuori dal seminato. Perché l’ombra lunga dell’omertà arriva a permeare zone molto quotidiane e non solo legate alle azioni violente della criminalità organizzata. L’informazione e l’educazione sono oggi “luoghi” in cui si sostiene un interrogatorio onesto con la realtà? Quante domande, evidenze, testimonianze vengono taciute o colpevolmente ignorate perché si preferisce stare sul carro di un pensiero dominante votato a ridurre l’umano a merce o scarto?

fragili smemorati

La terza traccia di maturità (testo argomentativo) ha portato in auge la voce di Tomaso Montanari, docente di storia dell’arte e firma de Il fatto quotidiano. Un nome certamente di nicchia, che si è guadagnato il clamore mediatico proprio pochi giorni fa per un suo tweet in cui denigrava il maestro Zeffirelli all’indomani della scomparsa. Saputo di essere tra i protagonisti del tema di maturità, Montanari ha dichiarato – sempre via Twitter – un’altra perla che sinceramente lascia perplessi: ha implorato di essere contestato.

Quasi per ribellione istintiva a chi auspica una lode astratta al dissenso e all’essere “contro”, mi ritrovo a leggere il testo di Montanari proposto alla maturità e ad applaudirlo riga dopo riga. Lo studio dell’arte ha evidentemente tenuto le redini del buonsenso di quest’uomo. Ecco il passaggio che giudico molto significativo:

Il rapporto col patrimonio artistico […] ci libera dalla dittatura totalitaria del presente: ci fa capire fino in fondo quanto siamo mortali e fragili, e al tempo stesso coltiva ed esalta le nostre aspirazioni di futuro. In un’epoca come la nostra, divorata dal narcisismo e inchiodata all’orizzonte cortissimo delle breaking news, l’esperienza del passato può essere un antidoto vitale. (da Istruzioni per l’uso del futuro)

score - chant - gregorian
By Thoom | Shutterstock

Non è certo una novità del pensiero ricordare il valore delle radici, ma di questi tempi vale proprio la pena ricordarlo in questi termini: il presente diventa una dittatura se si toglie il diritto di parola a chi ci ha preceduto. Chesterton la chiamava la democrazia dei morti. Se il presente, avulso dalla memoria, ci dipinge come onnipotenti, il presente nutrito dalle radici del passato ci dona il mistero buono della nostra fragilità. Siamo creature – ecco che torna Ungaretti! – e siamo passeggere, ma lasciamo tracce durature del bisogno infinito che abita il cuore di tutti, medievali e post-impressionisti.

Ecco, anche qui ci sarebbe da osare un azzardo: la lode del passato non può essere un inchino di fronte a Botticelli quando ritrae la Venere e poi un fazioso insulto alla sua mano quando dipinse l’Annunciazione. Se qualcuno parla, lo devo ascoltare per tutto ciò che dice … prima di contestarlo o addirittura calpestarlo.

geniali e patetici

Gli esperimenti nucleari e il delirio umano di onnipotenza; da questi cardini si muove il secondo testo argomentativo. Partendo da un brano da L’illusione della conoscenza di Sloman e Fernback si chiedeva ai maturandi di esplorare la finestra aperta dalla domanda: com’è possibile che le persone riescano a impressionarci per la loro ingegnosità e contemporaneamente a deluderci per la loro ignoranza?

Sarei davvero curiosa di leggere i temi svolti, per vedere come i giovani tengono insieme la virtù e il vizio umano. Perché la faccenda esaltante è proprio l’anello che trasforma in occasione ciò che sembra solo una contraddizione: l’uomo dimostra di essere geniale tanto quanto sa essere un mostruoso distruttore. Il primo aspetto convive insieme al secondo grazie a un’antichissima evidenza, che suppongo in pochi metteranno nero su bianco: il peccato originale, quella strana dote che ci fa soldati al fronte giorno dopo giorno. Avrebbero di nuovo tirato fuori la penna rossa se lo avessi scritto?

Ma cosa c’entra il peccato originale? C’entra eccome, e a breve il protagonista dell’ultima traccia ne può dare una testimonianza vivente.

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