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Quali sono gli esami per la diagnosi di allergia in età pediatrica?

By Microgen/Shutterstock
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Si tratta di un problema quasi quotidiano: una diagnosi corretta può essere molto vantaggiosa per il bambino

di Alessandro Fiocchi

La diagnosi di allergia è un problema quasi quotidiano per il pediatra. Nel bambino, tale diagnosi prevede un percorso articolato non sempre semplice da seguire. Tuttavia, il vantaggio di una diagnosi corretta di allergia compensa ampiamente il disagio di sottoporre il piccolo paziente alle procedure diagnostiche.

I test per le allergie

Skin Prick Test (SPT): esame cutaneo che viene eseguito a livello ambulatoriale da personale sanitario. Nel Prick Test, alcune gocce di un liquido che contiene vari tipi di allergeni purificati (cioè le molecole in grado di scatenare la reazione allergica) vengono posizionate sulla pelle, solitamente dell’avambraccio; successivamente, la cute viene incisa con una lancetta monouso al fine di lasciar penetrare l’allergene attraverso gli strati più superficiali della cute.

La cute viene scalfita, non ferita. Questo esame potrebbe risultare fastidioso per il piccolo, ma fortunatamente non doloroso. Dopo un’attesa di 15 minuti si valuta la reazione cutanea ottenuta in corrispondenza di ogni allergene. In caso di reazione positiva, è possibile osservare la comparsa di un pomfo (area circoscritta di gonfiore cutaneo, simile a una puntura di zanzara) pruriginoso.

Leggi anche: Come si diagnosticano le allergie alimentari?

RAST: esame eseguito attraverso un comune prelievo di sangue. Il termine RAST (RadioAllergoSorbent test) è un acronimo che si riferisce al metodo di laboratorio che i biologi utilizzano per ricercare e dosare gli anticorpi dell’allergia, ovvero le IgE specifiche. Questi anticorpi possono essere diretti contro allergeni che respiriamo o mangiamo.
Il medico, attraverso questo esame, può quindi avere una conferma della presenza dello stato di sensibilizzazione allergica che ha inizialmente ipotizzato sulla base della storia clinica e magari già parzialmente confermato con l’aiuto degli SPT.

Test di Provocazione Orale (TPO): questo esame costituisce il metodo più affidabile per confermare la diagnosi di allergia alimentare. Il test consiste nella somministrazione diretta dell’alimento sospetto.
Si svolge in ospedale sotto la costante supervisione di personale medico e infermieristico. L’alimento viene somministrato al piccolo a digiuno in dosi crescenti fino al raggiungimento di una porzione che le linee guida internazionali ritengono essere quella giusta per dire di non essere allergici.
Al termine del test, il bambino rimane ulteriormente in osservazione precauzionale per almeno altre 2 ore.
Se il medico lo riterrà opportuno, prima di cominciare il test, potrà applicare al bambino una piccola agocannula durante la permanenza in ospedale. Non preoccupatevi per questo, è il modo migliore e più veloce per intervenire con i farmaci giusti nel caso in cui ce ne fosse bisogno durante il test di provocazione orale!

Leggi anche: Allergie e intolleranze alimentari: cosa c’è da sapere

Attenti ai test alternativi

Nessuna farmacia è dotata di test per l’allergia alimentare che siano scientificamente validati! Gli studi medici naturopatici o omeopatici che propongono test basati sull’analisi del capello, sulla risposta dell’organismo al contatto con ampolle in cui sono contenuti gli alimenti, o sulla lettura dell’iride, non propongono metodiche che possono dare alcun risultato utile: di regola, nessuno di questi test risulta mai negativo. Vengono poste diagnosi come quella di allergia al lievito, al grano, al latte, e viene proposta una dieta di eliminazione che di solito non avrà alcun effetto sulla sintomatologia del bambino.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL MAGAZINE MULTIMEDIALE A SCUOLA DI SALUTE

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