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Padre Jacques Mourad, voce di uno che grida “dal” deserto

JacquesMourad

Rocco Manuel Spiezio | Aleteia

Rocco Manuel Spiezio - pubblicato il 17/06/19

Il prete siriano racconta la sua esperienza di ostaggio dell'ISIS e la sua rocambolesca fuga piuttosto miracolosa. Ma, ancor più nel profondo, il monaco di Mar Musa e sacerdote di Mar Elian, confessa di come, proprio questa vicenda, gli abbia fatto sperimentare, attraverso la preghiera alla Vergine, la presenza costante di Gesù accanto a sé. Un volto, quello di Dio, che non smette di farsi strada anche nelle zone più recondite e oscure del cuore dell’Uomo, anche quando questo ha il nome, il corpo e le intenzioni di uno jihadista

Il deserto è luogo di silenzio. Un silenzio che attrae chi ascolta la voce che grida nel proprio cuore. Sì, perché il deserto non ammette superfluo, porta dritto al centro del cuore, dove si spalanca l’Infinito e s’apre l’eterno combattimento interiore che solo porta alla libertà spirituale.

È stato così anche per Gesù. Egli, prima di vivere la Sua Pasqua di morte e resurrezione, attraversa il deserto, si “nutre” di deserto per affrontare le tentazioni del demonio e preparare così il suo cuore alla Gloria del Padre.

È stato così anche per padre Jacques Mourad, monaco della Comunità di Mar Musa e sacerdote Siro-Cattolico della diocesi di Homs, in Siria.

Lo abbiamo incontrato lo scorso 14 giugno in occasione dell’uscita del suo libro Un Monaco in ostaggio. La lotta per la pace di un prigioniero dei jihadisti, in cui racconta le vicende dolorose della sua prigionia dopo esser stato sottratto alla sua comunità parrocchiale il 21 maggio 2015 e rimasto ostaggio per diversi mesi dei miliziani dell’ISIS.

Abbiamo voluto dialogare con lui e ne è nata un’intervista che presto verrà pubblicata in versione estesa in forma audiovisiva.

Mar Musa: Padre Jacques Mourad e padre Paolo Dall’Oglio

Originario di Aleppo, Jacques è stato attratto da sempre dal deserto. Siriano nel sangue, di famiglia cristiana molto praticante, ha potuto respirare sin da bambino l’aria di una tradizione antica, attingendo dalle radici di una terra che è stata la culla del Cristianesimo delle origini, luogo arido dove sgorgavano le sorgenti della fede e della vita nuova. E quando il suo compagno di seminario, Jihad, gli parla di un monastero riscoperto nel deserto dove gruppi di giovani si ritrovano a lavorare per riportarlo al suo splendore, lui subito sente di doverci andare. Ed è qui, che la notte di Natale del 1986, incontra padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita italiano che per primo aveva scoperto quel luogo sacro abbandonato nel 1982 e che aveva sentito di ripararlo e farlo tornare in vita. Jacques si sente a casa, nonostante non manchino diversità di visione con il gesuita. Insieme con padre Dall’Oglio, Jacques prende parte alla fondazione della Comunità di Mar Musa, comunità monastica a cui aderiscono sacerdoti di diversi ordini e anche alcune donne laiche che diventano di fatto delle religiose.

La rinuncia per obbedienza e la rinascita di Mar Elian

Di lì a qualche anno, però, il vescovo della Chiesa Siro-Cattolica di Homs – Diocesi all’interno del quale ricade il monastero di Mar Musa – chiede a Jacques di riportare a nuova vita, sull’esempio virtuoso di Mar Musa, un altro luogo sacro per cristiani e musulmani: il monastero di Mar Elian, dedicato a San Giuliano, di cui si venerava il corpo custodito in una tomba ancora presente. Padre Mourad non vorrebbe lasciare il luogo a lui tanto caro, dove ha la sua nuova famiglia, né vorrebbe lasciare il deserto. Ma per obbedienza al suo vescovo (e poiché Mar Elian dista solo mezz’ora di macchina da lì) accetta non senza dispiacere e sacrificio.

In realtà, questa scelta dolorosa si rivelerà per lui necessaria, per far rinascere quel sacro luogo, per la sua stessa rinascita. “Ero come una donna presa dalle doglie del parto: bisognava che accettassi di essere lacerato per donare vita” È lo stesso padre Jacques a scriverlo nel suo libro.

Il libro per trasmettere il suo messaggio di pace

Edito in Italia dalla casa editrice Effatà, con la prefazione di Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di Sant’Egidio), il volume verrà presentato da Padre Mourad e dallo stesso Riccardi domani, martedì 18 giugno 2019, alle ore 18, presso la Sala Benedetto XIII, in Via San Gallicano, 25a

Presentation Book Jacques Mourad
Effatà Edizioni/Comunità di Sant'Egidio - Fair Use

Nel libro padre Jacques racconta la sua esperienza di ostaggio dell’ISIS e la sua rocambolesca fuga piuttosto miracolosa. Ma, ancor più nel profondo, il monaco di Mar Musa e sacerdote di Mar Elian, confessa di come, proprio questa vicenda, gli abbia fatto sperimentare, attraverso la preghiera alla Vergine, la presenza costante di Gesù accanto a sé. Un volto, quello di Dio, che non smette di farsi strada anche nelle zone più recondite e oscure del cuore dell’Uomo, anche quando questo ha il nome, il corpo e le intenzioni di uno jihadista.

“Non so quanto servirà questo libro a svegliare il senso umano, la vocazione del nostro mondo oggi, ma io ho sentito un dovere di trasmettere questo messaggio, con la speranza che le genti [i popoli – ndr], si uniscano per fare qualcosa” – così dichiara egli stesso nell’intervista rilasciataci.

La Comunione con il Papa e la Chiesa

In chiusura, proprio ieri, Papa Francesco all’Angelus, pensando alla Giornata Mondiale del Rifugiato indetta dall’ONU ha dichiarato:

“Invito tutti a far uso degli strumenti della diplomazia per risolvere i complessi problemi dei conflitti in Medio Oriente. Rinnovo anche alla comunità internazionale un accorato appello ad impegnare ogni possibile sforzo per favorire il dialogo e la pace”

Le parole di Padre Jacques e lo spirito che lo anima sembrano essere di grande attualità e ancor più segno di comunione con la Chiesa di Roma.

Un pensiero corre, allora, dritto al cuore: che non sia anche questo monaco un profeta di pace per questo nostro tempo? Voce di uno che grida “dal” deserto?

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