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Il più grande e pericoloso peccato per ogni cristiano

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Paul Freeman - Il Cattolico - pubblicato il 17/06/19

Dure con se stesse e con gli altri, le maschere devozionali, dietro un’apparenza di devozione nascondono una forte carnalità ed una vocazione perfezionista. Non solo sono vittime del loro stesso psichismo di mancata auto-stima (e di problemi nella sfera affettiva e quindi di castità) ma sono inquinate di quella superbia che le fa sentire fariseicamente giustificate (Lc 18, 9-14) ma che in realtà non si sono mai giocate sinceramente nel perdono e nella carità sia verso se stesse che, inevitabilmente, verso gli altri.

Costoro evitano il peccato non perché sarebbe un dispiacere a Cristo e un disordine effettivo ma piuttosto per sentirsi perfetti, “sopra i peccatori”; talvolta sono talmente immersi in questa menzogna superba che vivono così per una vita, senza accorgersene, duri dispensando durezza, apparentemente sani, sono inquinati di superbia fin nelle midolla.
Struttura deviata che fece pronunciare a Pascal quell’iperbole: “caste come angeli, superbe come demoni”.

Altra maschera frequente nelle nostre comunità è quella del “primo della classe”. Sono i prezzemolini della pastorale. Coloro che si ritengono indispensabili, bisognosi di dire “ci penso io”, sono spesso borghesi e provinciali e fanno le cose per desiderio di apparire, di crearsi un nome nella comunità, un riconoscimento sociale, una poltrona. E guai a chi gliela toglie. La poltrona prende il posto di Dio e il “buon nome” prende ogni reale priorità. Anche nelle comunità e nelle parrocchie c’è il veleno della “curialità”.

Un’altra maschera ad hoc, così diffusa è quella del fare opere di carità, orante, monetaria o di volontariato, per sentirsi (e far vedere) che siamo a posto, giustificati, migliori.

Quante opere buone di ogni tipo, sono inquinate dalla superbia del cuore. Occorre vigilare sempre; gioire del bene e ridimensionarsi con un po’ di sano umorismo. Perchè tutto il bene viene sempre da Dio e noi quando collaboriamo alla sua grazia siamo chiamati a gioirne e non ad appropriarcene; la superbia è infatti, una stoltezza secondo ragione, una non verità, un assurdo ontologico.
Dietro ogni maschera, dunque, si cela la vera celebrazione: quella del sé!

Non a caso satana ne è stato il progenitore.

La superbia sociale

Tutte le volte che la società decide e stabilisce chi è uomo e chi non lo è, compie un atto di superbia distruttivo e selettivo. Da questo a-priori “statalista” e sociale viene ogni mentalità eugenetica, che passa dapprima velatamente con leggi scritte per selezionare l’uomo o ucciderlo quando esso è d’ostacolo al progresso, con l’apparenza di essere liberali o del volere il “bene comune” dello stato. Successivamente si scardinano le fondamenta societarie quali la famiglia.

Anche se, di fatto, il male, la superbia del controllo morale, massmediale e la manipolazione dell’informazione dei cittadini finisce sempre per divorare se stesso. Ma il degrado della superbia sociale non finisce qui e continua poi con il degrado della tortura (fisica e psichica), la discriminazione, il relativismo morale, la pena di morte, l’aborto, l’eutanasia, la pedofilia, la manipolazione genetica della vita e la guerra.  Non è lontano quel 1982 quando Giovanni Paolo II, nel XV messaggio per la pace disse della guerra: “il mezzo più barbaro e più inefficace per risolvere i conflitti”.

La risposta di Cristo alla superbia

La risposta di Cristo alla superbia è espressa nel fantastico inno alla comunità di Filippi che scrisse l’apostolo Paolo:

“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,

il quale, pur essendo di natura divina,

non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;

ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini;

apparso in forma umana,umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.

Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome;

perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra;

e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. “ (Fil. 2, 5-11)

La nudità e la spogliazione di Cristo sono la via per essere veri davanti a Dio e davanti a se stessi, non tanto per essere migliori quanto per essere in comunione con Lui e con i fratelli ed essere nella verità. Questo è fare un continuo cammino di conversione, essere in permanente obbedienza a Dio e alla Chiesa; sempre discepoli.
Infatti diciamo, ancora una volta, solo quando sei nudo sei libero.

Diceva infatti Francesco di Assisi: “poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più” (FF169)

Qui l’articolo tratto da Il Cattolico

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peccatisuperbia
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