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Non è difficile controllare ciò che fai, ma educare le intenzioni e il tuo cuore!

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By Sjale/Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 14/06/19

Tutti siamo convinti che la cosa che conta di più è ciò che si vede, ma davanti a Dio conta di più ciò che non si vede, ciò che una persona ha nel cuore, nel segreto di se stesso.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio». (Mt 5,27-32)

“Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”. Basterebbe questo solo versetto del vangelo di oggi per farci fare un profondo bagno di umiltà. Possiamo diventare bravi a controllare ciò che facciamo con i nostri gesti e le nostre scelte (e questo è già immenso), ma la cosa più difficile è educare le nostre intenzioni e il nostro cuore. Tutti siamo convinti che la cosa che conta di più è ciò che si vede, ma davanti a Dio conta di più ciò che non si vede, ciò che una persona ha nel cuore, nel segreto di se stesso. È lì che si sperimenta se siamo o no veramente liberi. Vivere esternamente qualcosa e sperimentare nel cuore il contrario non solo ci fa vivere ipocritamente come attori che indossano maschere, ma ci getta in un profondo conflitto. La vita spirituale dovrebbe servire a riconciliare il nostro esterno e la nostra interiorità. E come è possibile ciò? Soprattutto perché ci sono emozioni e pensieri che non dipendono dalla nostra volontà, ci capitano, si affacciano dentro di noi anche senza domandare permesso. È il grande tema del “sentire” e dell’ “acconsentire”. Nessuno di noi può comandare ciò che “sente”. Noi sentiamo e pensiamo cose anche fuori dalla nostra volontà, ma dobbiamo essere così leali nel domandarci se stiamo acconsentendo o meno a ciò che si è affacciato nei nostri pensieri e nelle nostre emozioni. Sentire la tentazione è cosa diversa da acconsentire alla tentazione. Nel primo caso non c’è peccato, nel secondo sì. E noi acconsentiamo a una tentazione quando trasformiamo un pensiero in un desiderio, e un’emozione in un sentimento. Ciò significa in pratica che il nostro peccato molto spesso prima di diventare qualcosa di sbagliato mette soprattutto radici dentro di noi, spingendoci a vivere una vita in contraddizione. In questo senso una grande vigilanza interiore ci salva. È in noi la prima grande battaglia contro il peccato. Quando arriva fuori di noi forse è già abbastanza tardi per vincere.
(Mt 5,27-32)
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