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Ipersessualizzazione dei giovanissimi: che fare?

GROUP TEENAGERS
George Rudy I Shutterstock
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Nelle scuole francesi i dispositivi elettronici portatili sono proibiti da settembre 2018. Ciò malgrado i ragazzini, talvolta fin dalla prima media, vengono indotti a una ipersessualizzazione galoppante, assunta o subita, veicolata dalla pornografia e dai social network. Come possono reagire i genitori?

È un fatto: l’ipersessualizzazione invade i cortili delle scuole. L’attualità ne ha recentemente fornito ulteriore prova: la preside delle scuole medie di Mios, in Gironde, ha reso edotti per posta i 600 genitori di alunni di prima e seconda media relativamente a “comportamenti inappropriati” in seno al complesso. I termini della circolare fanno tremare le vene ai polsi:

Visioni di film a carattere pornografico, esibizionismo, masturbazione nel cortile della ricreazione, palpeggiamento delle parti intime, diffusioni di video e foto osé a mezzo di social network, realizzazione di filmati a carattere pornografico.

Un alunno ha soltanto 12 o 11 anni, quando entra alle scuole medie! La totale mancanza di conoscenza, in alcuni, del carattere intimo della sessualità, correlata a un cattivo uso dei social network, fa del cortile di ricreazione una minaccia per giovani adolescenti. I genitori debbono vederci dei semplici “errori di gioventù” o una sfida di peso nell’educazione affettiva dei figli? Elementi di risposta sono stati offerti da Françoise Guinard, membro del CLER Amour et Famille, nonché relatrice sull’argomento della pornografia ai forum Giga la Vie, organizzati dall’Institut des Hauts-de-Seine.

Leggi anche: Alcool e pornografia negli adolescenti: un problema davvero grave?

Mathilde de Robien: Questo fenomeno dell’ipersessualizzazione dei giovanissimi è qualcosa di nuovo? Se sì, cos’è che lo rende via via sempre più pressante, al punto da farlo irrompere nei cortili scolastici?

Françoise Guinard: Questa sessualità esacerbata e mostrata agli occhi di tutti è apparsa a partire dal momento in cui gli smartphone sono caduti tra le mani dei bambini. Essi hanno avuto accesso ai social network, a contenuti pubblicitari inadatti e pornografici. Malgrado il divieto del telefono a scuola, si connettono nei bagni o al cambio dell’ora.

Perché è così pressante, così contagioso? Perché l’età delle scuole medie è quella di un passaggio in cui il bambino cerca di valorizzarsi agli occhi degli altri. Vuole mostrare ai suoi compagni quel che ha visto, e più la cosa è forte più acquista valore. E i compagni non osano dire di no o girarsi dall’altra parte, per paura di passare per fifoni.

M. d.R.: Alcuni genitori di alunni della scuola media di Mios hanno reagito dicendo “è l’età!”. È davvero l’età?

F. G.: No, non è “l’età”. Alle volte gli adulti tendono a banalizzare la sessualità. La legge proibisce ai minori l’accesso a ogni forma di pornografia, ma nei fatti i minori non sono protetti, nella maniera più assoluta. I genitori sono i primi educatori dei loro bambini. Tocca a loro accompagnarli nella scoperta della vita affettiva, della vita relazionale e della sessualità. È peraltro vero che sovente sono poco equipaggiati al fine di affrontare con loro questi argomenti.

M. d.R.: Ecco, a proposito: come è meglio affrontarli?

F. G.: È essenziale riprendere con loro le nozioni di pudore, di intimità e di rispetto: rispetto di sé e dell’altro. “Il mio corpo sono io”. Prendersi cura del proprio corpo significa rispettarlo. E rispettare il proprio corpo è anche saper dire no. “È l’età” che li porta ad avere una certa curiosità per il corpo, per la sessualità, per scoprire come funziona. Nella fattispecie, però, il mezzo utilizzato per soddisfare questa curiosità non è buono, perché mette nel cervello immagini fisiche scioccanti.

M. d.R.: Qual è il pericolo?

F. G.: È quello di restare al contempo scioccati e invogliati dalla forza di quelle immagini; e di tornarci, tanto esse hanno sconvolto il cervello. C’è quindi un rischio di assuefazione, e poi di dipendenza.

M. d.R.: Che dire allora al proprio figlio che arriva alle medie, visto che si troverà per forza di fronte, prima o poi, a simili comportamenti in cortile?

F. G.: In primo luogo, io direi di evitare le sanzioni o le punizioni, che rischiano di rinforzare l’attrazione dei giovani verso queste pratiche. Consiglio di privilegiare la prevenzione mediante l’informazione e il dialogo, per aiutare il giovane a riflettere e a prendere distanza rispetto a quei comportamenti: che cosa voglio vivere? Che cosa produce, questo, su di me? E sull’altro?

È importante avvertire il proprio figlio che forse a scuola circoleranno immagini e filmati collegati alla sessualità, e che alcuni suoi compagni hanno delle curiosità rispetto all’argomento. Informateli che queste immagini del corpo sono anzitutto pensate per un pubblico adulto, e che esistono immagini belle, del corpo, e altre in cui il corpo è degradato, lordato. Ditegli che quelle immagini sono degradanti, nauseanti, e che sono prodotte da un’enorme industria fatta per produrre denaro. Se un bambino ci si trova ad aver a che fare, è veramente necessario parlarne, anche se non ha cercato di vederle, perché potrà sentirsi estremamente in colpa.


Leggi anche: Sinodo, giovani e sesso: reindirizzare le domande mal poste

Anche la sessuologa belga naturalizzata francese Thérèse Hargot ha sottolineato l’importanza di non colpevolizzare i figli, suggerendo anzi perfino di chiedere loro scusa, perché in un mondo migliore certe immagini non sarebbero state a loro portata (e in un mondo ideale non esisterebbero affatto).

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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