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Avete mai sentito parlare dell’incensazione per intercessione di San Michele?

san michele e l'incenso
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Ecco perché è importante utilizzare l'incenso durante la liturgia, e invocare il potente arcangelo

La parola “profumo” deriva letteralmente dal latino “per fumum”, ossia in origine indicava l’odore piacevole del fumo ottenuto bruciando sostanze varie: legni, semi, fiori secchi ecc. queste sostanze un tempo erano tanto richieste che alcune di esse viaggiavano dai propri paesi di origine fino a luoghi molto lontani, ed erano considerate preziose come l’oro e le gemme.

L’uso di bruciare aromi nei riti religiosi è antichissimo: si ritrova in India e in Persia, in Siria e in Egitto. Gli egiziani usavano elaborate misture sia per le cerimonie di adorazione a Ra (il dio del Sole) che per l’imbalsamazione delle mummie: in questa però era escluso l’incenso, riservato al culto divino, simbolo di intercessione e preghiera. Scorrendo i vari passi della Bibbia che citano gli aromi, è possibile leggere il progresso storico dal primitivo uso di sacrifici animali e all’uso poi dei turiboli nelle funzioni religiose.

CELEBRAZIONE ALL'APERTO
unsplash-logoGrant Whitty

L’incenso di qualità superiore è quello di colore bianco e il termine ebraico usato per indicarlo ha proprio questo significato: essere bianco, nell’antichità fu sempre considerato un aroma prezioso simbolo per eccellenza della preghiera, e fu usato per fare doni eccellenti. Fino all’omaggio dei Re Magi a Gesù Bambino, “aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra (Matteo 2,11). Una prima menzione di resine aromatiche si trova nella suggestiva scena che fa da sfondo alla vendita di Giuseppe da parte dei suoi fratelli: questi, dopo aver gettato Giuseppe da parte in una cisterna videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Galaad, con i cammelli carichi di aromi ( resine), di balsamo e di mirra (Genesi. 37,25).

Nel Vangelo di Giovanni, il compito pietoso di accudire al corpo di Gesù dopo la sua morte, fu assolto da due uomini: Giuseppe d’Arimatea (che anche negli altri testi porta via il corpo di Gesù) e Nicodemo, il quale: “portò una mistura di mirra e di aloe di circa centro libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei” (Giovanni 19,39-40).

Prima di cominciare a parlare dei profumi e delle essenze, dovremmo soffermarci brevemente sull’importanza del significato dell’altare dei profumi, sia del tabernacolo che del tempio. L’altare dei profumi è un tipo della preghiera, è una raffigurazione che incita il credente alla preghiera. Esso parla di intercessione, cioè del mistero celeste di Cristo che intercede continuamente per noi, mediante la preghiera del ministero dei credenti, come è scritto: dalle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi (Apocalisse 5,8).

INCENSE,MASS
Pascal Deloche | Godong

Il bruciare per creare la fumosità delle sostanze da l’idea di dover stimolare l’olfatto di Dio, che sarebbe sensibile (nella religiosità popolare anche non cristiana) a percepire quei fiochi fumi che provengono dall’anima, ed è proprio questa figura che ci fa capire come Dio è attento anche ai più piccoli aneliti come se fossero fumi, che a volte non vedi ma li percepisci; le apparenze possono ingannare la vista, il senso della distanza e delle forme, ma l’odorato invece è associato a doti di sottigliezza e di penetrazione, forse è proprio in virtù di questa sua caratteristica capace di cogliere molecole invisibili che l’olfatto si può definire un senso intimo, in grado di scorgere ciò che si cela al di là delle apparenze e di sentire il lezzo o il profumo più buono.

Non a caso, il senso dell’olfatto è chiamato il senso del Messia, un’affermazione che va ricercata nel libro di Isaia ( 11,3): Respirerà come profumo il timore del Signore, non giudicherà dall’apparenza, non darà sentenze stando al sentito dire (…).       

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