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Come fare perché le ferite che mi hanno inflitto i miei genitori non condizionino i miei figli?

CONCERNED MOTHER
Shutterstock
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Il modo migliore per guarire il passato è trasmettere la vita alla generazione successiva, insegnando che il perdono e la cura amorevole degli altri sono l'unico modo per essere liberi

Mia madre aveva un bisogno incontrollabile di soffrire, di essere triste, di vergognarsi, di sentirsi male per tutto. I suoi dialoghi e l’espressione amara del suo volto avevano la capacità di angosciare e perfino di “far ammalare” chi la ascoltava, per cui la gente finiva per evitarla. Tra questi c’era anche mio padre, che infatti ci ha abbandonati.

Questo ha aumentato ancor di più il suo vittimismo, che non ha permesso un sano sviluppo dei suoi figli, visto che ci attribuiva difetti e carichi negativi.

Il prezzo che abbiamo pagato è stato molto alto.

Crescendo, ho deciso di rompere con l’inerzia di un destino infelice, e quindi ho chiesto aiuto a un esperto. Ho dovuto aprire le ferite per riuscire a drenare liberamente il pus accumulatosi sotto forma di carenze affettive, emozioni represse e risentimenti.

Ciò mi ha permesso di acquisire una consapevolezza per guarire i miei problemi e non replicare gli standard con cui sono stato educata. Ora si tratta di portare sul piano dell’esistenza il contrario di quello che ho imparato, come prova definitiva della mia guarigione.

Posso descriverlo così:

Ho imparato a non provare fiducia. È stato nei miei primi anni, di fronte alla mancanza di contatto fisico e parole di stimolo.

Ho aspettato con grande trepidazione la nascita dei miei figli, e manifesterò sempre a livello fisico e verbale il mio amore, dando loro la sicurezza di essere il mio dono più grande. Qualche minuto di intenso amore dei genitori quando piangono da piccoli farà meraviglie nella loro vita adulta.

Ho imparato a provare impotenza quando sono stata repressa di fronte ai primi tentativi di essere io a scegliere. Le parole “no”, “mio”, “io” prima di arrivare alla libera accettazione della mia volontà non mi sono state permesse. Ogni volta che ci provavo sperimentavo la delusione di mia madre perché non vivevo in base al suo modo di essere e di pensare.

E senza volontà non c’è protezione nei confronti delle ferite future.

Permetterò che i miei figli si possano affermare fin dall’infanzia manifestando la loro volontà infantile senza alcun timore di scegliere tra varie alternative, e se desiderano le cose corrette approverò con gioia le loro scelte. Insegnerò loro a spiegare le ali per poter volare.

Ho imparato a provare un senso di colpa quando non mi è stato permesso di giocare, e potevo farlo con la capacità che ha un bambino, per diventare qualsiasi cosa immagini in un mondo magico che gli appartiene e in cui è felice mentre cresce.

Al posto di questo, ho lasciato la libertà della mia immaginazione infantile per sentirmi del tutto colpevole, non per aver rotto un giocattolo, ma per cose che non avevano nulla a che vedere con me; sono stata fatta sentire in colpa per l’infelicità di mia madre, per la malattia di un fratello, per i problemi dei miei genitori…

Accompagnerò i miei figli in una tappa meravigliosa di innocenza infantile in cui possano avere poteri magici e affrontino folletti e streghe nella loro percezione della lotta tra il bene e il male. Una tappa che li prepari gradualmente a distinguere l’irreale dal reale per prendere iniziative. Ricorderò che si è bambini solo una volta nella vita.

Ho imparato a diffidare delle mie capacità quando di fronte ai miei insuccessi scolastici mi è stato pronosticato il fallimento con aggettivi duri. Quando il rossore del mio volto attirava scherzi che sembravano far scoppiare il mio cuore per un’insicurezza in cui mi sentivo perduta.

Non valorizzerò solo i voti dei miei figli, ma il loro sforzo, insegnando loro a scoprire le capacità naturali che hanno per svilupparle e trasformarle in punti di forza. Soprattutto, insegnerò loro che al di sopra del sapere o dell’avere importa l’essere per essere veramente felici.

E festeggerò sempre i loro successi, grandi o piccoli.

Ho imparato a provare vergogna quando all’arrivo della pubertà, con i suoi cambiamenti ormonali, non ho avuto nessuno in cui confidare e che mi accompagnasse con delicatezza in un processo normale.

Starò vicino ai miei figli e sarò per loro un rifugio amorevole nei loro cambiamenti biologici, facendoli sentire sicuri e fiduciosi.

Ho imparato a dubitare quando nella mia adolescenza mi sono trovata di fronte a barriere che hanno ostacolato il fatto che fossi me stessa nella ricerca di una mia identità, in una necessaria crescita psicologica tipica dell’età.

Affronterò con amore e pazienza la naturale ribellione di quell’età nei miei figli, consapevole del fatto che in questa tappa si chiudono in un bozzolo per uscire trasformati in splendide farfalle che intraprenderanno il volo verso la giovinezza e la maturità.

Soprattutto, insegnerò loro a condividere la loro intimità in un dare e ricevere amore con persone positive, evitando di rimanere chiusa nel chiostro di un io impoverito.

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