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Le cellule dei figli restano per molti anni nel corpo e nel cervello delle mamme

MUM, CHILD, SUNNY
everst | Shutterstock
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Si chiama microchimerismo ed è un’affascinante prova del legame unico tra madre e figlio. Questo scambio di cellule offre una prospettiva indispensabile anche nel dibattito su aborto e utero in affitto.

I soggetti presi in esame dallo studio americano e canadese riguardavano 59 donne, di cui 25 senza patologie neurologiche e le rimanenti affette da Alzheimer. Infatti l’ambito di studi ancora tutto da esplorare riguarda proprio le conseguenze della presenza di queste cellule fetali nel corpo della madre.

Effetti benefici e malattie

Le microchimere fetali potrebbero giocare un ruolo nell’allattamento, segnalando al corpo materno quando e come produrre latte. E potrebbero trovarsi anche nella tiroide, dove si regola il metabolismo materno, e nel cervello, dove potrebbero influenzare l’attaccamento madre-figlio.(da Focus)

MAMMA, ALLATTA, CASA
Shutterstock

È più che ovvio constatare che nel corpo nulla accade casualmente e che, dunque, ci deve essere uno scopo se questo scambio cellulare avviene ed è tollerato. Ancora tantissimo resta da scoprire, documentandosi ci si imbatte in riscontri positivi ma anche incognite negative. Come citato sopra, il microchimerismo avrebbe un ruolo nel momento immediatamente successivo alla nascita, per l’avvio dell’allattamento e nella costruzione di un legame nuovo, non fondato più sull’avvolgimento totale che garantiva il grembo.

Però la presenza di un DNA estraneo nel cervello può essere fonte di predisposizione maggiore a certe malattie, ma su questo tema l’osservazione è ancora incerta e sarà interessante ascoltare cosa la ricerca avrà da dirci in futuro:

il Dna altrui può modificare la propensione di una donna ad alcune malattie cerebrali, conferendo una speciale protezione o una inattesa vulnerabilità. Può accendere o spegnere interruttori molecolari legate ai tumori, o può potenziare le difese naturali contro traumi e malattie mentali (ma anche viceversa). (da La Stampa)

Il microchimerismo potrebbe contribuire a un attacco da parte del sistema immunitario in alcuni casi, e in altri invece aiutare il corpo a guarire. Questi effetti fanno sì che le cellule acquisite siano nuovi interessanti bersagli per agenti terapeutici che contrastino l’autoimmunità o promuovano la rigenerazione dei tessuti danneggiati. (da Le Scienze)

Aborto e utero in affitto

Alcuni dei soggetti studiati in laboratorio nel 2012 erano donne senza figli, eppure presentavano il microchimerismo. La conclusione dei medici fu: «in donne senza figli il DNA maschile poteva essere stato acquisito da un aborto procurato o spontaneo». Già in precedenza un altro studioso era arrivato alla medesima conclusione:

Nel grembo materno – spiega l’esperto J. Lee Nelson sul Los Angeles Time – si può anche “catturare” il Dna di fratelli maggiori, o di un gemello mai venuto alla luce. Oppure, nel corso della nostra vita, possiamo prendere materiale genetico dei figli, addirittura di quelli concepiti e mai nati. Questo Dna ”acquisito” può rimanere con noi per molto tempo. (da La Stampa)

Quello dell’aborto è un tema molto sensibile, che la discussione attuale sta sempre più allontanando dal tema della maternità. L’aborto sembra essere diventato tutto tranne che una questione che riguarda una donna che si scopre madre. Ebbene, rimanere su un piano di realtà – anche dolorosa – può davvero aiutare le persone a essere libere, a fare scelte in vera pienezza di libertà. Perché libertà non è solo spintonare una persona a essere impulsiva quando è impaurita.

ABORTION PROTESTORS
Paul FAITH | AFP

Si vuole a tutti costi costringere le donne a pensare che abortire sia come togliersi una carie, veloce, indolore e senza conseguenze. Chi osa dire il contrario è tacciato di fare terrorismo psicologico. Le molte testimonianze disponibili, sia di persone da noi conosciute nella quotidianità sia lette sui giornali, raccontano che abortire procura alla donna un dolore che persiste e si acuisce nel tempo. Che la scienza ci informi del dettaglio tutt’altro che ininfluente che cellule del figlio rimangano nel corpo di una madre, anche in caso di aborto, è un dato da non tacere. Il legame madre figlio è qualcosa che s’innesta da subito e non viene cancellato, anche se può essere reciso chirurgicamente. Una corretta informazione, che renda davvero libere le donne, dovrebbe metterle al corrente di questo: la presenza di una vita iniziata nel grembo sarà una compagnia nel tuo corpo di donna.

Non è spaventare dire questo. Non è puntare il dito. È rendere ragione sempre più puntuale di ciò che siamo e a cui siamo chiamati. Una gravidanza è una gravidanza, non è una carie: è l’inizio di una vita nuova in un corpo di donna. E a quanto pare, tutti i forcipi di questo mondo non possono strappare una presenza umana che è vissuta anche solo poche settimane.

Un altro tema molto sensibile nella discussione attuale è quello dell’utero in affitto. Una propaganda superficiale e devastante negli effetti la vuole dipingere come una pratica buona e generosa; a chi sostiene che un bambino sia legato alla donna che lo ha ospitato nel grembo viene replicato: a un figlio basta l’amore di chi lo cresce. La gestante porta nella pancia un «oggetto» che poi viene consegnato ai legittimi proprietari; soprattutto si insinua l’idea che la gestante non sia madre perché è estranea al corredo genetico di chi cresce nella sua pancia.

Ecco, come la mettiamo con la faccenda del microchimerismo? Ne è stato tratteggiato un orizzonte nel saggio Utero in affitto o gravidanza per altri? Voci a confronto (Franco Angeli editore), eccone un eloquente passaggio a firma di Marina Terragni:

Ma anche in assenza di legami genetici, tra il corpo della gestante e la creatura, si instaurano importanti legami epigenetici, che influenzano cioé il fenotipo (la morfologia, lo sviluppo, le proprietà biochimiche e fisiologiche, ecc) senza modificare il genotipo. In parole semplici, durante la gestazione tra lei e il feto avvengono scambi decisivi per il lo sviluppo del bambino, scambi che continuano in fase perinatale – la gravidanza prosegue “fuori” – e che fanno del bambino la persona che sarà. Il fenomeno del microchimerismo – cellule fetali che si annidano negli organi della madre, sopravvivendo per molti anni – è la traccia fisica della relazione più intensa che sia dato sperimentare. (p. 144)

Di solito, non si sa perché, c’è il pregiudizio che chi difende la vita e la naturalità del concepimento sia uno che vive di favole religiose e sia nemico della scienza. All’opposto. Più si spacca il capello in quattro, cioé si osserva la realtà, più risultano puramente astratti e infondati certi discorsi dei cosiddetti progressisti. La scienza non può che prendere atto e documentare che cosa sia la gravidanza, fin dal principio dei tempi: più informazioni avremo più salterà fuori ciò che l’uomo comune sa da sempre, che una madre e un figlio sono un legame ininterrotto. Sono favole quelle di chi parla di corpi donatori e gestazioni delegate ad altri.

Anche questa informazione non va taciuta nel dibattito pubblico: le donne che, principalmente per necessità economiche, offrono il proprio corpo per crescere una creatura che verrà data ad altri devono sapere che – oltre ai molti effetti collaterali dovuti alle terapie a cui vengono sottoposte – rimarrà nel loro corpo una traccia fisica della presenza di quel bambino o di quei bambini. Sono le loro madri. O pensiamo che sia davvero ininfluente andarsene in giro portandosi dentro il DNA di chi si è ceduto, strappandolo alla nascita dal corpo che l’ha cresciuto?

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