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Cosa significa “il regno dei cieli è vicino”?

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 11/06/19

Il Vangelo è innanzitutto la straordinaria esperienza di non saperci soli in quello che viviamo. Il regno è vicino. Il regno è qui. Ed è proprio questa vicinanza che siamo chiamati a predicare con la nostra vita prima ancora che con le parole, vicinanza che può diventare principio di guarigione e consolazione nella vita delle persone che sono accanto a noi.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi». (Mt 10,7-13)

“E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino”. Il cuore di ogni annuncio cristiano è racchiuso in questa frase. Annunciare il Vangelo significa poter sussurrare nell’orecchio di tutti che il regno di Dio non è una questione dell’aldilà ma è già qui, è vicino a noi. Ciò che tante volte fa disperare la gente non è il semplice soffrire, o vivere un problema ma sentirsi soli nella sofferenza e davanti a un problema. Il Vangelo è innanzitutto la straordinaria esperienza di non saperci soli in quello che viviamo. Il regno è vicino. Il regno è qui. Ed è proprio questa vicinanza che siamo chiamati a predicare innanzitutto con la nostra vita prima ancora che con le parole, vicinanza che può diventare principio di guarigione e consolazione nella vita delle persone che sono accanto a noi. Il regno è vicino e di questo la gente ne deve fare esperienza perché trova noi vicino a loro. Siamo noi la verifica della verità del regno. È nella gratuità la verifica del regno: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. E questa gratuità non poggia su condizioni favorevoli. Non è una predicazione che ha bisogno di mezzi materiali ma è una predicazione che ha bisogno della fiducia: “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento”. È Dio la nostra vera Provvidenza, cioè è Lui che davvero ha cura di noi. E questo è il miracolo con cui vivono molto spesso i poveri. Le persone più generose e altruiste io le ho sempre incontrate tra la povera gente. Chi ha poco trova sempre il modo di condividere il poco che ha. È felice di dare, di far spazio all’altro, di aggiungere un posto a tavola, di non lasciare gli altri nel bisogno. Chi ha di più molto spesso è tentato di ripiegarsi su se stesso, di difendere ciò che ha. Un povero che condivide è un povero che sa che alla fine Dio provvede sempre, e che non dobbiamo mai rifiutare di essere noi provvidenza per gli altri.
(Mt 10,7-13)
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