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Lino Banfi e la moglie Lucia: il nostro non è stato un grande amore. Lo è ancora!

LINO BANFI
Di GIO_LE - Shutterstrck
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Tutti questi ancora, gli aneddoti già noti, la storia del matrimonio celebrato contro tutti: ecco la vera notizia. Un amore con la pretesa del per sempre che si nutre di “ancora”.

Tutti posso essere tristi. Noi attori mai. Per strada mi abbracciano, chiedono i selfie e dicono: “Lino, devi farci divertire”. È una fatica pazzesca.

Questo l’attacco dell’intervista rilasciata a Panorama il 7 giugno scorso. Il solito cliché del comico triste? Non si direbbe. Assomiglia di più alla sincera stanchezza di un uomo anziano provato nello spirito nel punto più vitale per lui: il legame con la moglie.

Racconta ancora di come si sono conosciuti, di come si siano sposati in segreto e a dispetto delle famiglie, di come si amino ancora. Ed è questa ripetizione, di fatto, la vera notizia. Qualcosa che resiste, cresce, un amore che fa staffetta di sé stesso da un anno all’altro, dagli anni più impetuosi a quelli della vecchiaia e della malattia.

E l’opposizione, il rifiuto di Banfi per la condizione di impoverimento dovuta all’Alzheimer nella quale la moglie precipita, ma lentamente anche grazie ai farmaci, suscita tenerezza e rispetto. Irragionevole e sensata allo stesso tempo. Per il fatto che considera ingiusto il venire meno dell’integrità, offensiva la menomazione pscicofisica che la moglie sta subendo e con lei la loro relazione. Il nostro consolidato cinismo condito di disillusione ci vorrebbe invece pronti a dire ” cosa vuoi aspettarti, è così che funziona la vita”.

Il fatto che continui a sentirla come una condizione estranea  ci ricorda che l’essere umano conserva un istintivo rifiuto e orrore per il dolore e la decadenza; ci spiega come fosse la nostra stessa etimologia che siamo fatti per essere felici, per amare ed essere amati e che la morte è contro di noi.

Quello di far ridere è nato precisamente come una vocazione, una missione alla quale l’ha instradato un sacerdote. Il rettore del seminario che ha frequentato da ragazzo nella speranza per i genitori che diventasse monsignore.

Il papà lo voleva monsignore. O cardinale se non addirittura Papa

Doveva essere il riscatto della sua stirpe; nessuno dei parenti aveva studiato oltre la terza media.

Io invece volevo capire, studiare. (…) Quando i parenti venivano due volte all’anno a trovarmi, ero sempre a pregare. Ricordo mio padre che diceva: «Ha proprio la faccia da cardinele e perché non Pèp?». 

Per questo la conversione al mestiere di attore e la scelta del matrimonio al posto del sacerdozio suscitarono grande opposizione.

Volevo fare l’attore, un mestiere che a Canosa non era considerato un mestiere. Roba da delinquenti. Con Lucia siamo stati fidanzati dieci anni, perché la sua famiglia era contraria al nostro matrimonio. Dicevano: «La porta tra le ballerine puttane e i ballerini ricchioni». Questo era quello che negli anni Sessanta si pensava in Puglia. (Ib).

La moglie al centro di ogni suo pensiero

Per quanto le domande si allontanino dalla questione più cruciale una forza centripeta lo riporta sempre lì: alla sua Lucia, alla malattia che fatica persino a pronunciare, all’amore per lei. C’è un momento ripreso dall’intervistatore meglio di quanto avrebbe potuto fare una diretta Facebook che vale pena figurarsi: la moglie entra nello studio.

(…) e si siede di fronte al marito. I capelli corti biondi, un abito a righe blu e marroni. Composta, discreta. Un cagnolino le sta accanto. È andata a fare una passeggiata, racconta che se una volta camminava per ore, adesso si stanca subito. Banfi la guarda come ogni donna vorrebbe essere guardata dal suo uomo.

Così prosegue tra nostalgie, ricordi, contenute gelosie per le attrici di quei film “scollacciati” e qualche rimpianto: soprattutto per il tempo che non hanno passato insieme, per le Crociere che si sono solo promessi. Il fatto di non farla ridere come invece faceva con il grande pubblico sembra non turbarlo affatto. L’effetto che sortisce quando le racconta una barzelletta è la domanda: «Lino, è già finita?»

Non è stato un grande amore, lo è tuttora

Anche la sua salute traballa. Quello che vuole è solo che tutto resti come è (ancora) oggi, conclude. Recentemente ha deciso di rinunciare ad un film che avrebbe dovuto girare in Germania. Al ritorno Lucia  avrebbe potuto non riconoscerlo, lo hanno avvertito i medici; può stare lontano al massimo per una settimana. Allora resta, con tutto lo stress e l’agitazione che lo fanno ingrassare, racconta, che gli sballano parametri e pensieri, e la voglia che tutto resti come ora. Come sarebbe  “è stato un grande amore?”

Lo è tuttora. Ne ha passate tante per me: la fame, i soldi chiesti a strozzo agli zingari. Queste cose cementano il rapporto. Se parto mi dice che si sveglia con la mano sul mio cuscino. Vorrei solo che rimanesse tutto come è oggi. (Ib)

 

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