Ricevi Aleteia tutti i giorni
Solo le storie che vale la pena leggere: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Jovanotti: nell’era dei talent show vi dico che conta la vocazione (VIDEO)

JOVANOTTI, LORENZO, CHERUBINI
D-VISIONS | Shutterstock
Condividi

Allo sfruttamento mediatico (e mercantile) del talento, il Lorenzo nazionale replica con una proposta molto antica: l’arte è rispondere a una chiamata.

Dante rimane un passo avanti, perché ha saputo dare un nome e un volto chiaro a Chi ci chiama. Senza un soggetto chiamante, la vocazione può degenerare in un caotico e confusionario «sentire le voci».

Qualcuno, non qualcosa

È ammirevole trovare persone che hanno intuizioni potenti, è amaro vederle altrettanto disorientate come luci alla deriva in un mare buio. Jovanotti è uno di quelli che mi richiama alla mente le parole di San Paolo all’Areopago: riferendosi alle menti che cercano il vero con autenticità, ma senza aver ancora incontrato il Dio Incarnato, dice che si muovono a tentoni. Tentano e tastano. Anche se Dio non è lontano da loro, la mancanza si sente. E così, il signor Cherubini, che è capace di intuizioni che deviano dalle logiche obliterate del pensiero dominante, mi lascia perplessa per altre scelte che ricadono nell’idolatria dell’umano: l’idea di celebrare dei matrimoni durante i suoi concerti può essere nata dall’impulso positivo di affermare l’amore, ma mi pare che prendersi l’autorità di sancire un vincolo davanti a migliaia di persone tradisca qualcosa di abbastanza egocentrico e riduca lo sposalizio a una pura formalità allegra. Anche il matrimonio è una vocazione, invece.

L’io che inzialmente stava in disparte ad ascoltare, finisce per mettersi al centro come cantante-celebrante. C’è una frattura, una crepa. Ed è qualcosa di oggettivo, il gap in un flusso di pensiero che può intuire cose fantastiche ma che, privo di quella vera relazione che la vocazione esige, sbanda; si muove a tentoni, appunto.

Ascoltate bene l’audio del video qui sotto, c’è una piccolissima pausa nella voce di Jovanotti. Decisiva a dire il vero. Perché se c’è una vocazione vuol dire che qualcuno chiama me; l’io non è l’unico attore sulla scena. Ma chi è che chiama? Bella domanda. Ecco, c’è un tremito nella voce del caro Cherubini quando dice «sentirsi chiamati da…..» e rimane in sospeso, poi aggiunge, tamponando alla svelta, «qualcosa». Davvero una cosa può chiamare? È una domanda che porrei volentieri a Lorenzo: solo un essere animato e dotato di voce può chiamare. Il telefono trilla, ma non parla; segnala che qualcuno vuole parlarmi.

Ed è infatti vero che dietro le cose, c’è qualcuno che chiama. A quel lettore vorace che è Jovanotti vorrei proporre quest’intuizione dell’adolescente Chesterton: al termine della sua grave crisi esistenziale si arrese all’ipotesi più ragionevole e buona, un Tu – Dio fatto uomo – lo chiamava dietro i multiformi aspetti del reale.

Tutte le cose buone sono una cosa sola. Tramonti, correnti filosofiche, bambini, costellazioni, cattedrali, l’opera, montagne, cavalli, poesie – tutti questi sono solo travestimenti. Qualcosa cammina sempre tra di noi con abiti mascherati, indossa il mantello grigio di una chiesa o il mantello verde di un prato. Lui è sempre lì dietro, la Sua forma riempie le pieghe in modo così superbo. (appunti del 14 luglio 1899, da G. K. Chesterton di Maisie Ward)

Guarda, caro Lorenzo, anche Chesterton dice “qualcosa”… e poi lo chiama “Lui”. Questo è il più grande spettacolo dopo il Big Bang.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni