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Nonna, grazie a te ho capito quanto una persona è preziosa anche se non ti riconosce più!

By tcsaba/Shutterstock
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"Scrivere di te (...) è doloroso ma è bellissimo": la lettera struggente e sincera della 15enne Angelica alla nonna Elsa malata di Alzheimer.

Non c’è stato il tempo per i gesti caldi e rassicuranti delle nonne: niente passeggiate insieme, niente chiacchierate e giochi, ma Angelica al dispiacere per questa quotidianità mancata affianca la gratitudine per aver avuto la nonna, per averla amata profondamente: malata, senza memoria e forse proprio per questo ancora più fondamentale, preziosa, insostituibile!

Nonostante tutto sei il mio primo ricordo!

Mi accontento del filmino tutto sgranato della mia prima Pasqua, dove mi tieni in braccio e ridendo dici: “Ma cja ce biela fruta” *.

Anche la tua risata era bellissima, in realtà eri bella tu, di uno splendore disarmante, lo sei sempre stata. Nonostante i giochi che non abbiamo fatto, i discorsi mai pronunciati, gli abbracci a senso unico e i muri che c’erano senza che nessuno li avesse eretti, sei il mio primo ricordo: tu e io sui sedili posteriori dell’auto a cantare.

A te, che sei casa

Pexels

Gli ultimi pensieri narrano il dolore della perdita, la sofferenza nel ricordare il passato che però diventa fonte di vita e momento di introspezione necessario. Questa nonna che stava male ed era come già assente, già spenta prima di spegnersi per sempre, era una luce vivissima nella vita di Angelica. Con la sua presenza silenziosa era un memento fecondo e continuo: testimonianza e certezza, bellezza, pianto e speranza. Era casa. La casa di Angelica.

Non poterti più venire a baciare la sera mi ha svuotata completamente, per settimane non sono più stata capace di guardare nella tua stanza, sapendo di trovarci un letto vuoto.

Scrivere di te è sprofondare tra ricordi che ormai mi sembrano lontanissimi, significa tornare a inquadrare nitidamente il tuo viso, provare in tutta la loro concretezza sensazioni che credevo di aver sepolto. È doloroso ma è bellissimo, è come una presa di coscienza. Mi hai segnata profondamente, eri completamente assente e allo stesso tempo avvertivo potentissima la tua presenza, eri immobile eppure percepivo in te un’energia quasi violenta.

Ne avessi ancora l’occasione, dipingerei per te tutto quello che non hai visto, ti racconterei tutto ciò che ti sei persa dal duemila all’anno scorso, ma soprattutto ti farei viaggiare, ti porterei ovunque pur di farti mettere il naso fuori dalla tua Carnia. Anche se alla fine tutto conduce lì, unico luogo dal quale nemmeno io riesco ad allontanarmi per lungo tempo, dove ci sono le montagne che hai visto sin da bambina, il lago dove hai portato i tuoi figli a fare il bagno, e tutto quello che mi fa pensare a te, che sei casa.

*(“ma guarda che bella bimba”) Tempi.it

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