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“Madonnina”, crisi della Chiesa, misericordia: le lettere private tra Montini e La Pira

giorgio la pira and giovanni battista montini

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Montini e La Pira

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 08/06/19

Pubblicati gli scritti inediti. Lo storico Sangalli: dalla corrispondenza emerge che sono stati due "progressisti"

Una “catena di amore e di misericordia”: così Giorgio La Pira, politico, docente universitario e terziario francescano e domenicano, definisce in una delle sue lettere a Giovan Battista Montini, la loro lunga storia di amicizia, iniziata negli anni “20 nei circoli dell’Azione cattolica e proseguita fino alla morte del sindaco di Firenze, nel 1977, un anno prima della scomparsa anche di colui il quale intanto era diventato Papa col nome di Paolo VI (Vatican News, 7 giugno).

POPE PAUL VI
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Tra il 1951 e il 1953

Quello presentato al pubblico è un epistolario in gran parte inedito, ma soprattutto un dialogo a distanza che unisce appunto, nel cuore degli anni “50, esattamente tra il 1951 e il 1963 – fatta eccezione per due lettere del 1930 e del 1944 – l’allora sindaco di Firenze e l’arcivescovo di Milano, poi cardinale e Sostituto della Segreteria di Stato.

L ’epistolario nasce grazie all’impegno dell’Istituto Paolo VI di Brescia, custode della memoria del Pontefice, della Fondazione Giorgio La Pira e dell’Istituto Sangalli per la storia e le culture religiose, entrambe istituzioni con sede in Firenze. L’edizione critica, curata da Maria Chiara Rioli e Giuseppe Emiliano Bonura, borsisti dell’Istituto Sangalli, ha visto attingere documenti trascritti e commentati principalmente da due archivi.




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La “Madonnina” e lo Spirito Santo

Spiega Bonura: «Frequente in entrambi, specie nei momenti contingenti più difficili,il riferimento alla luce dello Spirito Santo o alla protezione del Signore e di Maria, la “Madonnina” nelle parole del sindaco di Firenze».

Tra i due, dice ancora il curatore a Vatican News, un rapporto di stima profondo: «Montini non ha mai strigliato la Pira nei momenti di dissenso – osserva Bonura – ma spesso lo consigliava su come rapportarsi agli eventi. Lo consigliava senza bacchettarlo e La Pira accettava e rilanciava, sempre con un rapporto tra quasi coetanei, nonostante La Pira fosse reverente e Montini stimasse La Pira. Ma era una rapporto sostanzialmente tra pari, tra amici appunto».




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La divisione post Concilio

Il dialogo a distanza nell’epistolario sembra annunciare le difficoltà che la Chiesa avrebbe incontrato, a partire dal Concilio per non trasformare in rottura la dialettica, fattasi acutissima dopo il Concilio, fra “innovatori” e “tradizionalisti”. Così lascia intravvedere, nella prefazione all’edizione critica del carteggio, Giorgio Campanini.

Fondazione Giorgio La Pira

Giorgio La Pira au congrès des maires italiens, en 1972.

“Entrambi li definirei progressisti”

Il professor Maurizio Sangalli, Presidente dell’Istituto Sangalli, uno degli Archivi a cui hanno attinto i curatori per il loro lavoro, ha evidenziato: «Entrambi li definirei progressisti: non a caso La Pira dice di essere preso di mira per la vicinanza ad Amintore Fanfani e scrivendo a Montini dice: “ma anche lei eccellenza non è mai stato esente da polemiche da parte dell’ala più conservatrice della Chiesa”. C’è dunque, ritengo, tra i due, una consonanza di vedute anche da questo punto di vista» .




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