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Perchè un angelo buono come San Michele è un guerriero con la spada?

SAINT MICHEAL
Domaine Public
Saint Michel archange.
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La lotta dell’Arcangelo contro il diavolo impregna tutto il folclore “micaelico”. E si è tramandato nell’arte

L’iconografia corrente di san Michele ha semplificato all’estremo il ruolo dell’Arcangelo nell’economia della Salvezza. Essa ce lo presenta sia come combattente, sia come pesatore di anime, ma anche con, riuniti in una stessa immagine, gli attributi dell’uno e dell’altro, volendo esprimere così che quella dualità funzionale corrisponde in realtà a due modalità d’una stessa missione. E’ impossibile separare dal trionfatore del Maligno, l’assessore del Giudice supremo. Il braccio che porta la spada è, come quello che tiene la bilancia, al servizio della stessa Giustizia divina. L’immagine popolare è soprattutto quella del combattente. E’ così che si presenta nelle nostre chiese l’immensa maggioranza delle statue di san Michele.

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L’idea è semplice, facilmente comunicabile ed è anche il tema di devozione per eccellenza. La lotta dell’Arcangelo contro il diavolo impregna tutto il folclore micaelico. Il ruolo di san Michele nei fini ultimi è espresso in modo molto più complesso dai pittori e scultori. Ridurlo a quello di pesatore di anime ne restringe considerevolmente la portata. Prima di tutto perché la bilancia, attributo classico della Giustizia, si presta nella mano dell’Arcangelo a delle intenzioni che – giungendo i testi ad illuminare le opere – arricchiscono considerevolmente il gesto semplice ereditato dalle mitologie antiche.

SAN MICHELE
Mentnafunangann I CC BY-SA 4.0

D’altra parte, se l’arte ha amato quel simbolo, non gli ha comunque conferito l’esclusività. Essa non poteva disconoscere altri aspetti d’una dottrina che, lungi dall’essere rimasta pura speculazione angelologica, si è espressa correntemente nella preghiera liturgica, molto particolarmente nella messa dei defunti e nell’ufficio della Dedicazione secondo il rito Tridentino prima della riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Limitarsi al tema della psicostasia sarebbe dimenticare che Michele è anche l’arcangelo annunziatore della Parusia, che nella grandiosa teofania della fine dei tempi egli è il porta-stendardo di Cristo, che egli è, sia nel Giudizio particolare che nel Giudizio universale, l’amico e l’intercessore delle anime ed il loro introduttore in Paradiso, infine che la sua vittoria su Satana è anche la sua vittoria sulla Morte. Di tutto ciò, pittori e scultori ci hanno lasciato delle testimonianze.

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Essi non dovevano cercare molto lontano i loro riferimenti: i mattutini dell’antica liturgia tridentina delle ore del 29 settembre offrivano loro i testi evocatori ch’essi non dovevano che illustrare. In mezzo alle sintesi più interessanti, bisogna citare quella del capitello di Vézelay (XII secolo). E’ dalla cappella San Michele, nella tribuna della navata di Vezelay, che proviene tale capitello. Esso è stato rifatto identico da Viollet-le-Duc, ma l’originale è conservato nel Museo lapidario locale.

SAN MICHELE
Domaine Public

L’Arcangelo vi figura in successione nella scena della psicostasia, nella sua lotta contro il diavolo, nel tema della disputa dell’anima, infine come psicopompo. Ognuna di quelle scene è trattata con verve e dinamismo. Si è potuto notare che, in quella della psicostasia, Michele, con la sua mano libera, brandisce la lancia contro l’infernale imbroglione. In verità, in ogni occasione, l’Arcangelo non lascia di scontrarsi col suo irriducibile nemico.

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