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Cinque casi di pedofilia nella Comunità di Taizè: li denuncia il priore

Un gruppo di giovani partecipa ad una veglia di preghiera presso la Comunità di Taizè
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Sarebbero avvenuti tra gli anni '50 e '80. Indagini in corso

«Con grande tristezza sono venuto a conoscenza di casi implicanti dei fratelli e, anche se sono di anni fa, abbiamo pensato, in comunità, di doverne parlare. Si tratta di cinque casi di aggressioni a carattere sessuale su minori tra gli anni ’50 e gli anni ’80 da parte di tre diversi fratelli, due dei quali sono morti più di quindici anni fa».

È quanto si legge in una Lettera choc di frère Alois, priore della comunità monastica ecumenica internazionale di Taizé. Fondata nel 1940 da frère Roger in un piccolo centro del sud della Francia, la comunità ha come particolare vocazione l’accompagnamento spirituale dei giovani che raggiungono le colline di Taizé per trascorrere periodi di formazioni, preghiera e meditazione (La Stampa, 5 giugno).

Appello alla Procura

Eppure, anche questo luogo, sarebbe stato in passato teatro di gravi fatti di pedofilia. «Quando sono stato informato di queste accuse – ha scritto Frère Alois – il mio primo passo è stato quello di ascoltare, con altri fratelli, le vittime, nel rispetto assoluto della loro parola, della loro sofferenza e accompagnarle il meglio possibile». Si è poi rivolto alla Procura delle Repubblica per far sì che la verità venga a galla anche da un punto vista legale (Fan Page, 5 giugno).

Dove segnalare gli abusi

«Se parlo oggi – prosegue Alois – è perché lo dobbiamo alle vittime, ai loro cari e a coloro che cercano a Taizé uno spazio di fiducia, sicurezza e verità».

Da tempo, tuttavia, è attiva sul sito internet della comunità una sezione dedicata a questo tipo di segnalazioni, consapevoli del fatto che in tutti questi anni potrebbe esserci stato più di qualche episodio di violenza. La lettera del priore si chiude, pertanto, dando le coordinate per denunciare «qualsiasi aggressione, vecchia o più recente, commessa contro un minore o un maggiorenne, sia da parte di un fratello che ha abusato del suo ascendente morale o da qualsiasi altra persona».

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