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"Non esistono le condizioni per decidere se un malato deve vivere o morire"

EUTHANASIA

Shutterstock-Art_Photo

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 04/06/19

Da un autorevole esponente della Cei, una dura presa di posizione contro eutanasia e a favore del diritto alla vita

«Il criterio di distinzione medico e dal punto di vista morale è ‘vivente’ o ‘non vivente’. Il momento in cui è vivente quella persona, qualunque sia la sua condizione clinica, va rispettata in qualsiasi modo. Non possiamo accettare che si inserisca il criterio di qualità della vita».

Mentre dall’Olanda si sta diffondendo la tristissima notizia dell’eutanasia ad una ragazza 17enne, arriva una dura presa di posizione contro la “dolce morte” di don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale di pastorale della salute della Cei, intervenuto ad un convegno ad Agrigento (Agensir ,4 giugno),.

GUNDAM_Ai - Shutterstock

Le malattie neurodegenerative

Don Angelelli, facendo velato riferimento al caso Lambert, ha affermato, perentorio: «Un paziente cronico di una malattia neurodegenerativa può vivere dieci anni e costare un sacco di soldi allo stato – ha osservato – Lo Stato non deve solo garantire la salute e il benessere delle persone, ma deve creare le condizioni perché questo diritto costituzione sia esercitato».




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Il criterio economico

Altro che eutanasia. Don Angelelli non ammette trattative su un principio: «Non si possono neppure creare le condizioni per stabilire chi vuole vivere e chi vuole morire», ha aggiunto il direttore dell’Ufficio Cei che ha anche osservato come «il criterio economico stia prendendo il sopravvento».

«Crediamo – conclude – che si debbano garantire tutte le cure alle persone, a cominciare da quelle palliative che sono inattuate».


HANDS,EUTHANASIA

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