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Come obbedire senza perdere la libertà?

Por Impact Photography/Shutterstock
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Cambiate l’obbedienza cieca con l’obbedienza familiare

Mi apro all’amore che Dio effonde nella mia anima anche quando viene coperto di spine. La rinuncia fa parte dell’obbedienza per amore. Il “Sì” alla mia realtà com’è è un salto nel vuoto.

Mi sembra che obbedire a Dio sia semplice quando i miei desideri coincidono con i suoi. Ma quando esprimono divieti il mio cuore si turba. Preferisco la compagnia dell’inferno?

Divento limitato nella mia dedizione. Povero nel mio “Sì” davanti a Dio che mi chiede di compiere un salto di fede e d’amore. Commenta padre Josef Kentenich: “Una sana obbedienza lascia margine alla franchezza” [3].

Mi piace quell’obbedienza familiare in cui posso esprimere ciò che sento, ciò che vedo. Le mie reticenze, le mie paure.

Se non posso parlare, come posso obbedire come un cadavere? Un’obbedienza di questo tipo mi toglie la pace.

Un’obbedienza in cui posso essere sempre me stesso è quella del bambino davanti a suo padre. Dice ciò che pensa. E alla fine può obbedire con il cuore tranquillo.

Ma non ha trattenuto niente nel cuore. È importante esercitare la franchezza. Non voglio essere un soldato che non pensa, che non ha un’opinione propria, che non fa che eseguire gli ordini.

Voglio rimanere saldo nei miei valori, nei miei criteri, nella mia aspirazione alla santità. Non voglio mettere da parte tutto quello che sono per obbedire ciecamente.

Allo stesso tempo, però, voglio imparare a dire “Sì” a quello che mi chiedono. Assumere quello che mi ordinano, proibiscono o esortano a fare o a smettere di fare.

Padre Kentenich diceva che l’obbedienza “non equivaleva alla debolezza, ma presupponeva una forza maggiore, culmine di una sana energia” [4].

Obbedire presuppone un cambio di vita. Seguire cammini diversi da quelli pensati. Obbedire al volere di Dio nascosto nelle voci degli uomini.

Chi obbedisce non è debole. Serve un cuore forte per obbedire fino alle ultime conseguenze.

Il mio cuore desidera solo ciò che desidera. Non vuole il male che mi fa soffrire. Non anela a dare la vita se comporta sofferenza.

Mi fa paura non obbedire per egoismo e comodità. Mi rifugio nella protezione della mia zona sicura. Qui sto bene. Qui sono me stesso. E non voglio che i progetti mi cambino. Non voglio obbedire a Dio. Non desidero obbedire a chi non conosco.

Gesù mi guarda e confida in tutto ciò che posso arrivare a fare.

[1] Giovanni Cucci SJ, La forza dalla debolezza
[2] Jacques Philippe, Si conocieras el don de Dios
[3] J. Kentenich, Niños ante Dios
[4] Kentenich Reader Tomo I: Encuentro con el Padre Fundador, Peter Locher, Jonathan Niehaus

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