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Come obbedire senza perdere la libertà?

Por Impact Photography/Shutterstock
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Cambiate l’obbedienza cieca con l’obbedienza familiare

Non so molto bene se tutto quello che mi chiedono è di Dio. Non so se quando obbedisco agli uomini sto obbedendo a Dio o sono solo progetti umani.

Non so se Dio è presente quando mi lascio trasportare dalle voci che sento dentro di me. Non so se tutte le voci sono la sua o se solo alcune portano la sua firma…

Ho sentito spesso “Chi obbedisce non sbaglia”, dando a intendere che è chi comanda a poter commettere errori, non io. Mi sembra confuso. Anche quello sguardo mi turba.

Nella serie AD, Anno Domini, il centurione romano Cornelio, quando gli dicono di aver ucciso uomini innocenti per ordine di Pilato, esclama semplicemente: “Ho solo obbedito agli ordini. Il potere romano si è esteso in questo modo. Con uomini come me che non mettono in discussione gli ordini”.

Un uomo che non pensa da sé. Che non mette in dubbio il valore morale della norma. Non discute, esegue solo gli ordini che gli danno, anche se presuppongono la morte di persone innocenti.

Non voglio essere così. Non voglio essere un robot, un automa che aspetta ordini per agire. So che il peccato nella mia anima ha indebolito la mia volontà. Non sono padrone di molti dei miei atti.

Spesso non faccio quello che voglio fare davvero. Disobbedisco a Dio dentro di me e agli uomini che mi circondano. Non obbedisco ciecamente. Mi chiedo se dietro un ordine, un consiglio, una richiesta, risuona o meno il volere di Dio.

Leggevo giorni fa: “Gli ultimi due comandamenti dicono ‘Non desiderare’, il che sembra fatto di proposito per risvegliare profondamente il desiderio. Ciò che è proibito attira, mentre la virtù sembra monotona e noiosa. Parlando della vita eterna, Oscar Wilde, con il pungente sarcasmo che lo caratterizzava, osservava: ‘Preferisco il paradiso per il clima, e l’inferno per la compagnia’” [1].

Fare il bene sembra più noioso che desiderare quello che non mi spetta. L’obbedienza cieca a ciò che Dio mi chiede come rinuncia mi sembra eccessiva.

Obbedire va al di là delle norme concrete e negative. È lo spirito di obbedienza che voglio curare dentro di me. Leggevo giorni fa: “Obbedienza è accettare con amore gli eventi della vita come provvidenza. Le lotte e le sfide, con fiducia. Lo Spirito Santo viene su di noi. Dio non ci manderà nulla senza la grazia di cui abbiamo bisogno per viverlo” [2].

Capisco allora che la mia vita è nelle mani di Dio. Solo Lui sa ciò che è meglio per me. Conosce la mia anima ferita e sa dove devo camminare per essere felice e pieno.

Obbedire a ciò che è bene per me sembra facile. La cosa complicata è dire di sì a ciò su cui non contavo.

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