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“Resta con noi”, la testimonianza di una coppia di fronte alla morte

Antonio Guillem

Rachel Molinatti - pubblicato il 03/06/19

Dopo più di trent’anni di matrimonio felice, la vita di Sophie e Godefroy va in frantumi: Sophie è affetta da un cancro. Eppure questa prova li avrebbe rivelati l’uno all’altro, permettendo loro di toccare con mano un’altra forma di felicità. Questa testimonianza a tre voci mostra l’itinerario di una coppia che, al di là della tempesta, vive una vera conversione del cuore.

La malattia ci ha molto avvicinati, con Godefroy. O piuttosto, ci ha messi insieme, fianco a fianco di fronte a Dio, e non più soli uno di fronte all’altro.

Reste avec nous [Resta con noi, N.d.T.] è la parola forte di una coppia che ha incontrato la malattia e di un prete che l’ha accompagnata in questa tappa della vita. Sophie è deceduta il 22 agosto 2018 ma ha accettato di scrivere questa testimonianza nel corso della sua malattia. La sua voce è impreziosita da quelle di Godefroy, suo marito, e da quella di padre Paul Habsburg.


LINO BANFI

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Febbraio 2013, Sophie e Godefroy sono sposati da più di trent’anni. Genitori di quattro figli, si godono un cielo senza nuvole. «Nella gioia, in ciò che credevamo essere la gioia, andava piuttosto bene», scrive Sophie. Poi invece arriva la malattia a fare irruzione nella loro vita alla maniera di un tornado violento e inaspettato. Da sempre dotata di una salute di ferro, scopre di avere un cancro alle ovaie. «Biopsia, trattamento, protocollo, chemio- e radioterapia, marcatori… tutte parole che non mi evocavano nulla. Non mi ero mai chinata a guardare questo mondo, “questi malati”, la malattia in generale», spiega. Questa prova non scelta sconvolge completamente il corso della loro esistenza e li rivela l’uno all’altro nel trascorrere dei giorni. «Una coppia ha una vocazione, quella di rendere Dio presente nel mondo», scrive Sophie. La malattia permette loro proprio di prendere coscienza di questa vocazione che non conoscono veramente.

Alla scoperta di un’altra dimensione

Questo cammino di fede e di fiducia non avviene senza urti e resistenze… segno di umanità. Travolti dalla notizia, i due sposi scelgono all’inizio di tenerla segreta «per non suscitare pena, per non preoccupare». Forse anche per orgoglio, precisa da parte sua Sophia. L’accettazione non è sempre automatica. Godefroy riconosce:

Ci sono state delle cose che semplicemente non ho accettato subito. […] Non volevo accettarle per Sophie. Dio non sta là a far soffrire la gente.

Il marito scopre i propri limiti, la difficoltà di non poter prendere il posto dell’altro, l’impotenza di fronte alla sofferenza:

La realtà è che io non soffro, è Sophie che soffre, che è angosciata. Io sono lì con Sophie, al fianco di Sophie, e anche se condivido molto della sua malattia io non sono malato.

A partire dal momento in cui i due sposi si riconoscono fragili e vulnerabili, la loro vita prende una nuova direzione. «I nostri cuore hanno fatto insieme il giro di boa», scrive Sophie. Essi scoprono in modo autentico la bellezza e la potenza della fraternità:

Tutti si sono avvicinati a noi e ci hanno sostenuti. Attorno a noi si è formata una catena di conforto, di sostegno, di aiuto e di amicizia. Abbiamo scoperto quanto avevano bisogno degli altri, ben più di quanto potessimo immaginare.

In una parola, scoprono l’essenziale – così ha riassunto Godefroy in una breve parola d’accoglienza all’inizio della messa per Sophie a Notre-Dame d’Auteuil, il 25 agosto 2018. Parlando della moglie ha detto:

Questo cancro l’ha proiettata in un’altra dimensione, in quella che ho appena chiamato un’avventura, spirituale tanto quanto umana, che l’ha portata con sé e l’ha anche trasformata, perché le ha permesso di scoprire e di sviluppare la sua vocazione primaria, quella di amare e di essere amata.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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