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Un angelo, ogni notte, entrava nella stanza di Santa Rita. E le lasciava un dono

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La mattina al risveglio, la santa dei casi impossibili trovava sempre un giglio sul suo inginocchiatoio

Rita Lotti nasce nel 1381 a Roccaporena vicino a Perugia. Donna dolce e remissiva, fu data in sposa a Ferdinando Mancini, brutale possidente della regione. Subisce ogni sorta di violenze dal marito, che solo dopo diciotto anni di matrimonio e due figli, riesce ad ammansire. Rita soffre e prega in silenzio. Una sera egli viene assassinato e abbandonato ai margini di una strada. I figli giurano di vendicare il padre. Rita, dopo aver tentato inutilmente di dissuaderli, prega il Signore di chiamarli entrambi a sé, piuttosto che farli diventare omicidi. la sua preghiera, umanamente incomprensibile, è esaudita.

Corinne SIMON/CIRIC
Ste Rita (détail), sculpture du XXe s., Santa Maria della Vittoria, Rome, Italie.

Privata del marito e dei figli, la donna va a bussare al convento delle suore agostiniane di Cascia. La sua richiesta non viene accettata. Rita, allora, si rivolge ai suoi protettori: san Giovanni Battista, sant’Agostino e san Nicola da Tolentino, e una notte avviene il prodigio. I tre santi le appaiono e, spalancata la porta del convento, ben munito di catenacci, la conducono nel bel mezzo del coro, dove le claustrali stavano recitando le preghiere del mattutino. Rita può così indossare il saio delle agostiniane, votandosi alla penitenza, alla preghiera e all’amore di Cristo crocifisso, che le segna il volto fino alla morte conficcandole una spina nella fronte. Muore il 22 maggio del 1447, il suo corpo, custodito nel santuario di Cascia, per un ennesimo miracolo rimane incorrotto.

Santa Rita ebbe, nel corso della sua complessa e sofferta vita, un rapporto abbastanza stretto con gli Angeli, che nei momenti di maggiore angoscia la confortavano con la loro costante vicinanza. Già la sua nascita fu un dono inaspettato per i suoi genitori Antonio e Amata che si erano sposati in età matura. Il loro cruccio dipendeva dalla attesa di un figlio, che invece sembrava proprio non voler arrivare. Questa attesa si prolungò per dodici lunghi anni, fino al 1381 quando Amata rimase finalmente incinta.

Ora, a proposito di questa felice notizia, si racconta che la donna, particolarmente devota, ricevette la visita di un Angelo che, preannunciandole l’imminente gravidanza, le suggerì di chiamare la figlia Rita. La sofferenza e dolore di Rita furono anche determinati dalla pratica della penitenza che caratterizzò la vita di questa santa.

Così nella Biografia delle consorelle: “Tre volte si disciplinava fra la notte e il giorno fino allo spargimento del sangue, raccomandando a Dio in una le anime del purgatorio, nella seconda i suoi benefattori e nella terza i peccatori. Portava sempre cinti i fianchi con un aspro cilicio di setole di porco che con le sue mani aveva tessuto e dentro la tonaca aveva cucite acutissime spine che nel muoversi la trafiggevano. I suoi digiuni erano di pane e acqua. In occasione del processo di beatificazione, alcuni testimoni raccontarono che l’angelo del Signore veniva spesso a visitare da santa, quando si trovava immersa nella preghiera. Si narra che il messaggero del cielo entrasse da una piccola finestrella per poi trascorrere molte ore in compagnia della donna, confrontandola e sostenendola”.

“Nei documenti del processo – si legge ancora nella Biografia – è indicato che, dopo la morte della santa, in molte occasioni si cercò di chiudere quella finestrella senza però riuscirci. Infatti ogni mattino veniva ritrovata aperta e così lasciata da un Angelo che durante la notte entrava nella cella di Rita e depositava un giglio sul suo inginocchiatoio”.

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