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Fenomenologia delle stimmate di Natuzza Evolo

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Tra scienza e testimonianze: il mistero delle ferite sanguinanti sul corpo della mistica calabrese

Il dott. Cortese resta molto “impressionato” dalla difficoltà respiratoria che Natuzza presenta da mezzogiorno fino alle quattordici e trenta (periodo che corrisponde all’incirca alla crocifissione di Gesù) paragonabile a quella dei crocifissi, i quali morivano dopo patimenti atroci di asfissia. Alcuni giorni dopo il dottor Cortese pose questa domanda a Natuzza: “Com’è la croce che Gesù ha portato al calvario? Simile a quella rappresentata nelle Chiese?” Natuzza rispose: “No, era come un tronco, un giogo; quando siamo giunti lassù, abbiamo trovato l’altra parte infissa al suolo”. (Ivi, vol. 1, p. 104). Per lo scienziato Marinelli questa risposta dimostra la partecipazione psicofisica della Evolo alla Passione di Cristo, con la visione delle varie fasi della via Crucis.

Dottor Umberto Corapi – Venerdì Santo 1977

Il dottor Umberto Corapi si reca a Paravati il Venerdì Santo del 1977 insieme al primario del reparto ortopedico dell’ospedale civile di Nicastro dottor Diego Menniti. Sono le undici e trenta e Natuzza è a letto. Egli è colpito dal pallore della Evolo, dal suo aspetto rivela una stanchezza “terribile pazzesca”, alla tassazione il polso è debole, tachicardico, paragonabile a quello di una persona, che ha subito una forte emorragia. Ne ricava la sensazione che da un momento all’altra possa succedere qualcosa di irreparabile. All’osservazione le piaghe dei polsi risultano essere in via di cicatrizzazione, solo un  polso è ancora sanguinante e in seguito ad un repentino movimento una goccia di sangue va sul muro e li’ disegna una croce di sei – sette centimetri (prima non c’era). Successivamente una goccia di sangue della tempia disegna in stampatello la frase: “Venite ad me omnes”. La composizione di questa frase avviene sotto gli occhi del dottor Corapiu ad una velocità superiore al naturale. L’attenzione del dottor Corapi si riversa successivamente su Natuzza, che è afflitta da sofferenze atroci e in particolar modo da un dolore alla spalla destra. Sia il dottor Corapi che il Menniti le esaminano la spalla e sono testimoni della progressione biologica di un’ematoma, che si forma sotto i loro occhi proprio come se un grosso peso gravasse sulla stessa.

 

NATUZZA EVOLO

Valerio Marinelli, Venerdì Santo 1987

Il Venerdì Santo del 1987 lo scienziato Valerio Marinelli con il Parroco di Paravati, Don Pasquale Barone e Padre Michele Cordiano sono a casa di Natuzza. Sono presenti i familiari della Evolo e le solite persone ammesse il Venerdì Santo. E’ l’una meno un quarto.

Dall’osservazione attenta e particolareggiata del Marinelli si rivela quanto segue: L’aspetto sofferente e assente di Natuzza che è a letto, si agita, ha difficoltà respiratorie e le pulsazioni cardiache sono elevate; il suo raccoglimento al momento della Comunione, la partecipazione alle preghiere, prima con voce bassa poi solo con il movimento delle labbra, poi è avvolta come in un torpore; la presenza di alcuni segni emografici, che il Marinelli non riesce a decifrare per la posizione in cui si trova; una probabile estasi con assenza di luci e splendori particolari del volto; la supposizione che le scene viste da Natuzza riguardino Gesù crocifisso; l’aumento della sofferenza fino ad avere degli spasmi in tutto il corpo. “Incarna le gambe e il tronco, come se fosse realmente crocifissa… Emettendo un grande gemito premendosi fortemente il petto, Emettendo un grande gemito premendosi fortemente il petto, come se avesse ricevuto una lanciata. La sofferenza è impressionante, il suo volto, è completamente trasformato, si altera, si fa piccolo, apre la bocca in un modo curioso come se volesse respirare ma non ce la fa, poi ritrae di scatto le labbra ed il capo come se le accostassero qualcosa di amaro. (l’aceto del Vangelo). Questo  movimento lo ripete un’altra volta più tardi. E’ svenuta alle due meno cinque”. (Ivi, vol. 3, p. 51).

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