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Padre di 7 figli, in Brasile, arrestato per aver rubato del cibo commuove i poliziotti, che gli donano una cesta di alimenti

fome, hunger, hambre

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Aleteia - pubblicato il 31/05/19

Perfino chi ha presentato la denuncia è rimasto toccato e ha donato del latte per i suoi bambini piccoli. Aleteia risponde: cosa dice la morale cristiana di chi ruba per mangiare?

Un ragazzo di 26 anni senza precedenti penali è stato arrestato martedì 28 maggio per aver rubato del cibo in una casa di Nova Veneza, nella zona meridionale dello Stato brasiliano di Santa Catarina. Ai poliziotti ha detto che non mangiava da giorni, e non solo lui, ma anche la moglie e i sette figli. La sua storia ha commosso i militari e perfino la persona che aveva presentato la denuncia, al punto che tutti hanno donato degli alimenti a questa famiglia in condizioni critiche.

Al sito Portal Veneza, il militare Tiago Cardoso de Assis ha confessato:

“Quando siamo arrivati per verificare l’accaduto ci siamo trovati in una casa in affitto con ben pochi mobili. C’erano della carne decongelata e del pesce sulla tavola, e la persona che ha presentato la denuncia ha riconosciuto quelle cose come sue, perché era un pesce d’acqua salata. Sotto il divano, nascosti in una vaschetta da bambini, c’erano gli altri alimenti”.

In casa c’erano la moglie e i figli, il più piccolo dei quali di appena 28 giorni. Non appena è arrivato, il ragazzo ha confessato il furto ed è stato portato al commissariato.

La vittima del furto, Rodrigo Nazário, ha parlato lì con il ragazzo: “Sembrava pentito. Digiunava da un giorno e mezzo, non trovava del cibo. Non ha nulla per comprare il pane per la sua bambina. Sono rimasto commosso. Noi lavoriamo, conosciamo le difficoltà che può avere”.

Nazário ha donato alla famiglia del latte, e i poliziotti hanno offerto un cesto con prodotti di prima necessità. Anche altre persone della comunità hanno donato del cibo. Secondo i poliziotti, il bambino la sera prima del furto era andato a dormire bevendo solo acqua, perché la famiglia non aveva nient’altro da dargli.

Un altro soldato che ha accompagnato il caso, Dalcione Rosso, ha commentato:

“Siamo rimasti colpiti dal racconto e dalle condizioni dei bambini. Quando siamo usciti dal commissariato, parlando con il mio collega Assis, abbiamo deciso di fare qualcosa per cambiare la realtà di quella famiglia”.

“Ci siamo commossi vedendo la situazione di quei bambini e il padre che arrivava a commettere un crimine”, ha aggiunto Assis. “Ovviamente gli abbiamo detto che ci sono altre soluzioni, come l’assistenza sociale comunale, o chiedere aiuto in chiesa, o ai vicini…”

Nazário si è espresso sulla stessa linea: “Spero che si penta davvero, e che abbia un percorso positivo”.

Rubare per mangiare è peccato?

Nel 2016, la Giustizia italiana ha stabilito che chi ruba perché non ha niente e sta passando la fame non commette un crimine, visto che la necessità non genera colpa criminale. In quell’occasione, Aleteia ha parlato con padre Mauro Cozzoli, docente di Teologia Morale presso la Pontificia Università Lateranense e cappellano del Papa:

Professor Cozzoli, il settimo comandamento dice “non rubare”, ma la norma morale che tipo di applicazione riscontra nella Tradizione o nel Catechismo?

Nella tradizione morale cattolica il diritto di proprietà non è un diritto primario ma secondario. Primaria è la destinazione universale dei beni: i beni della terra sono per tutti, destinati da Dio ad ogni creatura. Di qui il diritto primario di beneficiare tutti dei beni disponibili. Tradotto in pratica questo significa la possibilità morale di attingere ai beni di proprietà altrui, in caso di estrema necessità, per ragioni di sopravvivenza.

I giudici con la loro sentenza hanno sancito, per l’ordinamento italiano, che in sostanza “la fame non è un reato”. Cosa ne pensa?

La fame propria o delle persone affidate alla propria cura può costituire un caso di estrema necessità, così da non costituire un furto appropriarsi di cibo altrui per fame.

Questo caso ci porta subito alla memoria il continuo richiamo del Papa circa l’applicazione della Misericordia nella vita di fede, contro il legalismo della norma. È un paragone corretto secondo lei?

L’appello alla misericordia è un motivo in più per comprendere e giustificare la persona che attinge a beni altrui per rimediare a bisogni elementari e basilari non altrimenti soddisfacibili.

È evidente che è fondamentale avere una coscienza ben formata per non abusare di questo principio. Si può (e si deve) perdonare un piccolo furto commesso per necessità oggettiva di sopravvivenza, ma solo di un bene volto alla soddisfazione di quella necessità urgente e soltanto nella quantità necessaria a quello scopo. Non si può invece essere conniventi con chi invoca una necessità ma nella pratica “seleziona” quello che “desidera rubare” e ruba quello di cui non ha bisogno per sopravvivere. Bisogna saper giudicare con misericordia, ma anche con buonsenso e imparzialità.

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