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Claudia Koll: ho pregato tanto per mio figlio malato e ho ricevuto dei segni speciali da Dio

Claudia Koll Vieni da me Rai1
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L’attrice in una recente intervista televisiva ha raccontato l’infanzia, la conversione e la sua esperienza con Jean Marie, il figlio che ha in affido.

C’è un male che opera e che c’è un bene che salva, io ho scelto di stare con il Bene

Da un cassetto durante l’intervista l’attrice tira fuori una colomba e un rosario. A partire da questi due simboli comincia ad offrire la sua testimonianza: il ritorno a Dio, gli attacchi del maligno, la forza della croce.

Lo Spirito Santo è lo Spirito che ci trasforma, che ci fa nuovi, che ci cambia. Se io oggi sono una creatura nuova è grazie allo Spirito Santo. L’esperienza spirituale che ho fatto è particolare e non accade a tutti, mi ha permesso di capire e di cambiare. Di cambiare proprio rotta nella vita, di diventare consapevole che c’è un male che opera e che c’è un bene che salva, ed io ho scelto di stare con il Bene.

Dagli attacchi del demonio mi ha liberato la croce di Cristo

Grazie alla preghiera del Padre Nostro e ad un crocifisso che teneva distrattamente sul comò l’attrice riuscì ad uscire illesa dall’attacco del demonio.

Il male in quel frangente si è manifestato come delle funi, un’edera che saliva sulle gambe e mi stritolava e cercava di bloccarmi, paralizzarmi. Un attacco fisico: c’erano delle forze che mi stritolavano e mi facevano male. In quel momento mi sono rivolta a Dio e ho pregato il Padre Nostro. Proprio perché nel Padre Nostro noi diciamo “Liberaci dal male”, ovvero dal maligno. Mentre pregavo ho preso tra le mani un crocifisso che mi avevano regalato ma al quale io non avevo mai dato importanza. Ce l’avevo poggiato sul comò. In quel momento mi sono ricordata di un film che avevo visto da adolescente, L’esorcista, dove il sacerdote stringeva tra le mani la croce. Allora l’ho afferrato e ho cominciato a pregare. Quando la preghiera è diventata un grido forte dell’anima il Signore mi ha liberata, questa forza è sparita e mi ha avvolta una pace profonda nella quale ho riposato e mi sono calmata perché ero molto agitata. Ecco cos’è lo Spirito Santo che il Signore ha mandato, lo Spirito Liberatore, lo Spirito Consolatore. Nel tempo ho così cominciato a capire la potenza della croce, perché in quel momento mi sono solo resa conto che la mia preghiera era stata ascoltata ma non che Cristo aveva agito. Quindi ho dovuto fare un percorso nel quale piano piano ho fatto esperienza della potenza del crocifisso: Gesù ha vinto la morte e ha sconfitto il nostro peccato assumendoselo. Quando il maligno ha provato a riattaccarmi innalzando la croce spariva. Lì mi sono innamorata di Gesù Cristo. Io avevo cominciato un cammino di conversione, stavo tornando a Dio, avevo passato la Porta Santa, per questo il demonio mi attaccava. La Sacra Scrittura dice: “Figlio, quando vuoi seguire il Signore preparati alla tentazione”. Così ho scoperto che solo Dio poteva salvarmi e aiutarmi a liberarmi dagli attacchi del male e ho scelto Lui.

CLAUDIA KOLL
YouTube I Padre Hayden

Jean Marie: ogni decisione importante per lui l’ho presa pregando

Quando la conduttrice chiede a Claudia Koll di parlargli di Jean Marie, il figlio originario del Burundi che ha in affido da dieci anni, l’attrice mostra immediatamente la sua gioia ma non nasconde le difficoltà incontrate anche per i problemi di salute del ragazzo. La bellezza della sua maternità però risiede nel completo affidamento ai piani di Dio, nel continuo chiedere a Lui di mostrarle la strada da percorrere per accudire il ragazzo. E il Signore che è generoso, le ha sempre risposto.

Io e Jean Marie preghiamo spesso insieme, a luglio compirà 26 anni e quando è arrivato in Italia ne aveva 16. Sono stati anni difficili, aveva bisogno di cure mediche e non era facile per me compiere le scelte giuste. Tutte le decisioni le ho prese pregando e ho avuto anche dei segni speciali e bellissimi che solo la fede ti fa leggere. Poco prima del suo arrivo in Italia mi trovavo in Polonia per un giro di testimonianze. Chiesi ai sacerdoti di pregare perché Jean Marie doveva venire per curarsi e a me spettava scegliere in quale struttura farlo accogliere. Se non avessi preso accordi prima con l’ospedale non lo avrebbero fatto uscire dal suo paese. Quindi mi domandavo se era meglio Roma, il posto migliore per me visto che ci vivo, o l’ospedale Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo, oppure un’ospedale a Napoli. Non sapevo cosa fare e allora chiesi al Signore di illuminarmi, di farmi capire quale fosse la scelta più giusta per lui. Salgo sull’aereo per tornare a casa e c’era una fila di giovani molti con la barba e uno di loro si rivolge a me dicendo: “Claudia vieni a sederti con noi, siamo tutti cappuccini”. A quel punto ho capito che il Signore mi diceva “portalo a San Giovanni Rotondo”. Lì è stato accolto e curato gratuitamente. Lui non mi chiama mamma, non ce la fa, ma non mi dispiace perché lo capisco. Jean Maria ha la mamma in Burundi che sente spesso e quindi è onesto che chiami lei mamma e non me.

I figli non sono nostri neppure quando li generiamo nella carne, Claudia lo sa, e con la grazia di Dio prova ogni giorno a dare la vita per Jean Marie e per tutti i piccoli che incontra nel suo cammino.

 

 

 

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