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Lettera di un'anima ferita e bisognosa di Dio

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Photo by Francisco Gonzalez on Unsplash

Catholic Link - pubblicato il 28/05/19

“Non mi dimenticare quando mi allontano”

Molti di noi hanno sperimentato momenti in cui la solitudine si sente così forte che non comprendiamo ciò che stiamo provando. Anche se sappiamo che c’è sempre qualcuno che si preoccupa o si interessa di noi, e che in definitiva Dio ci accompagna sempre, semplicemente ci sentiamo come nel vuoto. È una sensazione più forte di noi e che ci comunica una specie di angoscia.

Questa è una lettera aperta con cui possiamo parlare francamente con Dio nei momenti in cui ci sentiamo così soli da pensare, per così dire, che se ne sia andato anche Lui…

«Signore, oggi voglio parlarti con la massima sincerità, essere franco. Oggi non mi avvicino a te pieno di riconoscenza e della speranza di essere ascoltato dal mio migliore amico. Oggi provo una grande angoscia, un vuoto gigantesco che mi fa pensare che te ne si andato perfino Tu.




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Perché stare lontano e sentire che tutti gli amici e perfino molti familiari si sono dimenticati di me mi spezza il cuore. Stare in un luogo in cui la cultura, le persone e l’ambiente sono così diversi fa sì che l’anima si senta fuori posto, che non abbia quella bella vicinanza che offre la fiducia tra amici e fratelli di cammino.

Perché l’ombra dell’angoscia arriva quando non c’è nessuno con cui parlare apertamente e intavolare una conversazione di quelle in cui il timore, la timidezza o la premura del tempo non prevalgono. Guardare costantemente il cellulare in attesa di un messaggio che non arriverà mai… è proprio allora che il dolore si insinua in me ed esige perfino di essere riverito.




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Mi spezzo quando, frutto della sensazione di vuoto e della monotonia, scopro che la crociera della debolezza getta gli ormeggi nel mio porto e scendono migliaia di intrusi che come colonizzatori in nuove terre schiavizzano la mia vita e la riempiono di costumi, dialetti e altre stravaganze che non mi appartengono.

Ti cerco, Signore, ma non ti trovo. Non riesco ad arrivare alla tua porta e non so se ho perso la direzione o ti sei spostato senza avvisarmi, grido e sento solo la mia eco… Gli occhi si sciolgono in lacrime per il fatto di aver scoperto debolezze così cruente e non sentire la tua mano che mi salva dal naufragio.




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Non comprendo quanto tempo dovrò sopportare tutto questo, quanto tempo dovrò sentire il silenzio come risposta, inviare messaggi senza che trovino un destinatario. Grido e non ascolti, agisco e tutto resta uguale… Parlami, dimmi almeno una parola per sapere che sei ancora con me, o dimmi se vuoi che non ti cerchi più, se mi sono ormai allontanato talmente che non è possibile che mi avvicini di nuovo. Dimmi qualcosa, dammi un segno.

Se vuoi vieni e abbracciami forte, fa’ che il dolore e la disperazione fuggano con timore e la crociera debba ripartire con tutto il suo equipaggio verso luoghi irraggiungibili da dove gli sia impossibile tornare. Dimmi che mi perdoni, che sei qui, o spiegami perché hai bisogno che senta tutto questo, che scopra tanta debolezza in me. Non voglio più il tuo silenzio.

Resta con me, Signore, ma se decidi di andare portami con te».

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link 

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