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Non badare a chi dice che vizi tuo figlio se lo consoli. I bambini vanno sempre ascoltati!

Halfpoint/Shutterstock

Rachele Sagramoso - pubblicato il 27/05/19

Ora: per essere genitori non è necessario avere una determinata età, non è importante il grado di istruzione, non è fondamentale uno stato sociale. Per essere genitori è però necessario fare un passo indietro: mettere i propri bisogni un po’ più in basso. Sacrificarsi (rendere sacro il proprio mestiere di educatori e “fornitori di cure”, direbbero gli inglesi, e di amore, dico io). E non solo, mi dispiace moltissimo ammetterlo, ma per essere genitori è necessario essere umili: conoscere, capire, chiedere. Decenni fa e nelle famiglie numerose accade tutt’ora, le donne mettevano al mondo i bambini sapendo CHI sono i bambini, come sono fatti, di cosa hanno bisogno. In una famiglia numerosa si sa che se un bambino fino a tre/quattro anni, vuole dormire con mamma (o con nonna o zia o fratelli), non rimarrà in quel letto per sempre, ma crescerà. Nelle famiglie dove crescono più bambini, si conosce il semplice fatto che i bambini piangono e che poi, piano piano, cresceranno. Quando si cresce con altri bambini, le necessità di questi (che sono quelle di tutti i bambini del mondo da sempre), non sono un problema per nessuno.

Purtroppo sta accadendo che nella nostra società, i bambini siano diventati un qualcosa che ha una funzione nei confronti dell’ adulto. Si parte con il fatto dell’essere stati desiderati o meno, si prosegue col fatto di dover subire pedagogie di moda che non sono altro che il mezzo di realizzazione dei genitori: penso a quella sull’estinzione del sonno o a “basso contatto” (il presupposto e insegnare l’autonomia dall’adulto), a quella del tutto libera o libertaria che vede i bambini essere lasciati allo stato brado senza regole (il presupposto è la ricerca della felicità senza regole), o a quella del far atteggiare le femmine da maschi e viceversa, o al fatto di essere mezzi attraverso i quali diffondere ideologie (si pensi ai bambini indottrinati da librini che narrano di utero in affitto ecc).


NEWBORN CRYING

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In sostanza i genitori non sono più consapevoli di essere “gli archi” della poesia di Gibran, ovvero adulti che debbono crescere persone che saranno adulte a loro volta, ma sono gente che non ha la minima consapevolezza del proprio fondamentale ruolo, che non conosce un briciolo di fisiologia ma si lascia trasportare da mode e metodologie educative (se non quando non sono ideologie), esseri umani che usano i bambini per realizzare loro stessi (si pensi alle percentuali di uomini e donne che usano bambini per pedopornografia e soddisfazione erotica pedofila).

Se da una parte non si conoscono più i bambini (e la loro fisiologia) perché la cultura ha disgregato le famiglie (sempre più spesso i genitori sono figli unici che non hanno mai avuto a che fare con i bambini) e contribuito ad allungare l’adolescenza talmente a lungo che adesso si parla di adultescenza, dall’altra vi è un’idea di fondo – il cui solo pensiero mi fa rabbrividire – che afferma il fatto che il bambino sia una COSA. Per cui se va bene, il bambino è concepito e nasce (o è adottato) in una famiglia magari con dei difetti ma che è in grado di amare e rispettare e crescere con attenzione la creatura. Se va male viene concepito e nasce (o è adottato) col solo scopo di soddisfare gli adulti con i quali coabita. Ed è lì che è un caos. È un caos che nasce con l’idea che un bambino può essere ucciso se non programmato o non conforme, nasce con l’idea che non sia un Dono prezioso del quale prendersi cura, ma un oggetto che si tiene finchè serve ma poi si – stupra, picchia, sevizia, uccide – butta via quando dà noia, quando non serve più, quando non è più interessante. I figli sono oggetti di diritto e hanno completamente perso il loro stato di soggetti. La cultura del diritto ha smembrato i bambini e ha allontanato dalla fisiologia.

Concepire un figlio è fisiologico.
Asciugarne le lacrime e coccolarlo, è fisiologico.
Metterlo al mondo (o adottarlo) accudirlo e prendersene cura, rispettarlo educandolo è fisiologico.
Crescerlo sapendo che si mette al mondo un cittadino, è fisiologico.
La nostra cultura ha talmente perso consapevolezza della fisiologia, che sta uccidendo -letteralmente- il proprio futuro.
E personalmente sono angosciata, di questo.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA RACHELE SAGRAMOSO

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bambinineonatipianto
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