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Trasformare i cadaveri in compost è cristiano?

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Jaime Septién - pubblicato il 25/05/19 - aggiornato il 25/05/19

Lo Stato di Washington è il primo ad approvare una legge che regola questa pratica, che entrerà in vigore il 1° maggio 2020

Recompose offre un’opzione alternativa alla cremazione e ai metodi di sepoltura convenzionali. Il nostro servizio, la ricomposizione, trasforma dolcemente i resti umani in terra, perché possiamo alimentare una nuova vita dopo la morte”.

Così dice l’impresa fondata e diretta da Katrina Spade, che pensa trasformando i cadaveri umani in compost si possa restituire alla terra tutto quello che ci offre nella vita. La sua intenzione è “cambiare il paradigma attuale dell’attenzione alla morte offrendo un modello dolce, umano ed ecologico”.

Lo Stato di Washington, secondo quanto rende noto El País, è il primo ad approvare una legge che regola questa pratica, che entrerà in funzione il 1° maggio 2020. Si tratta della ‘riduzione organica naturale’ che trasforma un corpo, mescolandolo con altri prodotti come bastoncini di legno e paglia, in circa due carriole di terra fertile nell’arco di qualche settimana.




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“Crediamo che la cura della morte sia una parte essenziale della vita. Oltre a creare un sistema che ci restituirà dolcemente alla terra, promuoviamo la partecipazione e ci sforziamo affinché l’esperienza sia trasparente e significativa per tutti”, spiega Recompose sulla sua pagina web.

La vita interconnessa (e anche la morte)

La Spade è imprenditrice e progettatrice dal 2002. Ha più di 15 anni di esperienza a livello di amministrazione di progetti, finanze e architettura, con un accento particolare sulle soluzioni ecologiche centrate sull’essere umano. Mentre conseguiva il post-lauream in Architettura, ha inventato il sistema per trasformare i morti in terra, che ora sfrutta su Recompose.

Questo “nuovo paradigma” introduce i cadaveri non imbalsamati in recipienti esagonali riutilizzabili che assomigliano a un grande alveare. “Al termine del processo, le famiglie potranno portarsi a casa parte della terra prodotta, e i giardini ricorderanno che la vita è interconnessa”, secondo l’équipe di Recompose.


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Il sistema modulare della compagnia “utilizza i principi della natura per restituire i nostri corpi alla terra, eliminando carbonio e migliorando la salute del suolo. Abbiamo calcolato il risparmio di carbonio in una tonnellata al metro quadro per persona” se le cose vanno bene e il compost viene realizzato come si deve.

L’impresa sottolinea che trasformare i cadaveri in compost è orientato alla natura.

“Alla base del nostro modello c’è un sistema che ci restituirà dolcemente alla terra dopo la nostra morte”. Oltre a ridurre il carbonio e l’inquinamento, il metodo “ha senso” in zone urbane molto popolate, secondo quando ha affermato uno dei suoi sponsor, il senatore democratico Jamie Pedersen.

Sono molto lontane le pratiche cristiane sulla morte e sulla dignità dei cadaveri. La questione di “dare una sepoltura cristiana” considerata un’opera di misericordia è stata sostituita, almeno a Recompose, dal triplice obiettivo di emulare i cicli della natura e il progetto rigenerativo, affermare “che tutti meritano una scelta quando si tratta della fine della vita” e apprezzare la trasparenza e la partecipazione dei familiari al lavoro che svolgono con i loro defunti.




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