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Il loro matrimonio è sopravvissuto 12 anni alla separazione grazie al Rosario

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La storia d’amore, guerra e libertà dei croati Luka Brajnovich e Ana Tijan

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Una volta, Luka dovette fare un reportage lontano da Zagabria e prese il treno. Il convoglio venne attaccato da un gruppo di partigiani con mitragliatrici e bombe, perché si diceva che trasportasse delle armi.

Luka si salvò quasi per miracolo. Venne fatto prigioniero e fu spedito in un campo di concentramento. Condannato a morte, al momento dell’esecuzione vedendo che era un giornalista fu messo da parte e si salvò.

Cercarono di convincerlo a collaborare come giornalista con i partigiani, ma lui non accettò perché respingeva le idee comuniste dei partigiani, pur sapendo cosa lo aspettava: campo di concentramento, fame, freddo…

La sua vita nel campo consisteva in lunghe camminate scalzo e quasi senza cibo negli umidi boschi della Croazia. Decine e decine di chilometri. Notti intere.

Alla fine, a seguito di un attacco aereo di Mussolini riuscì a ottenere un salvacondotto e a fuggire dal campo. Arrivò a Zagabria, dove lo aspettavano la fidanzata Ana e parte della sua famiglia.

Luka e Ana decisero di sposarsi. Non c’è alcuna immagine delle nozze. Ana disse: “Probabilmente mi sono dimenticata di pensare a quel dettaglio. Perché? Ma se non sapevamo se saremmo tornati a casa vivi!”

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Luka trascorse con Ana un anno e mezzo, tra le bombe e il dolore per l’omicidio di suo fratello sacerdote e la morte di un altro fratello soldato. Alla fine della guerra nacque la piccola Élica.

A causa della persecuzione dei partigiani di Josip Broz, Tito, e non accettando di collaborare con i comunisti come giornalista, Luka prese con grande dolore la via dell’esilio nel 1945, pensando che presto sarebbe potuto tornare in patria per riabbracciare la sua famiglia.

Mentre in Europa tutti esultavano per la fine della guerra, per la famiglia Brajnovich e per molte altre si preparavano anni di dolore.

La storia di Luka e Ana è una storia d’amore, un amore così profondo che né la fame né la miseria o la distanza, la sofferenza o la solitudine, la persecuzione, i campi di concentramento o quelli di rifugiati sono riusciti a spezzare.

Era un amore fondato sulle radici profonde della fede in Dio e dell’amore per la Madonna di Fatima. È stata una storia di lotta, amore e libertà.

Luka era uno scrittore, un poeta, un giornalista… e un sognatore, mentre Ana era una donna risoluta, organizzata. Sono splendide le lettere di Luka alla sua “amata” dal campo di rifugiati, dove affrontava ogni tipo di difficoltà.

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