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Anime e clichés: c’è un professionista che “aggiusta” la gente fotografandola

Pedro Lombardi

Giovane ragazza fotografata nelle Filippine nel quadro di un lavoro con Camaleon, associazione che accompagna le giovani vittime di violenze sessuali

Louise Alméras - pubblicato il 23/05/19

Veterano della fotografia formatosi trent’anni fa presso l’istituto Louis Lumière, Pedro Lombardi ha scelto di mettere il suo talento a servizio dell’umano. Nel 2009 l’Associazione ASMAE di suor Emmanuelle si rivolge a lui: fu l’elemento scatenante di un’avventura al cuore dell’anima umana. Grazie a un atelier fotografico appositamente concepito e realizzato, l’artista riesce a riparare, elevare, riconciliare gli esseri con loro stessi.

Il lavoro che Pedro Lombardi realizza da quindici anni a questa parte fa del bene. Originario dell’Uruguay, Pedro Lombardi ha conservato tutto il calore umano dell’America latina. Quello che ci vuole, senza dubbio, per aiutare quanti si offrono al suo obiettivo, scoprendo e comprendendo ciò che succede in loro attraverso i ritratti fotografici. “Un canale umano”, così si definisce da sé: «Amo la foto perché è un mezzo per incontrare l’altro, ed è quello che amo sopra ogni cosa, la relazione».

«Fotografo l’interiorità e l’anima della persona»

Fotografo da 25 anni, Pedro Lombardi ha acquistato una certa esperienza nella presa visione dei ritratti. Quando ha preso coscienza dell’impatto che le immagini scattate hanno sui modelli, il momento della presa visione gli «apparve allora come essenziale. Ci ha spiegato:

La presa visione permette di riappropriarsi di quel che si è: ci tengo quindi a che quel momento sia rispettoso e intimo. Se la persona non sta bene nei suoi panni o nella sua mente, poiché ho una grande capacità di entrare in relazione con l’altro, in un dato momento la persona si sente a suo agio. Si opera allora un recupero del sé.

Per Lombardi, una presa visione riuscita è funzione dello stato di benessere che la persona ne sortisce.

Due sedute di presa visione, una all'inizio del processo di accompagnamento (ricerca di impiego) e l'altra quattro mesi dopo, sapendo che la Restituzione si fa una volta soltanto, alla fine.

Fotografo l’interiorità e l’anima della persona, è per questo che le foto permettono ad alcuni di rivelare qualcosa di loro stessi – più o meno positivo – sia da sé stessi sia mediante gli altri. Ciò permette di favorire la presa di coscienza. L’emozione sentita dalle persone è pure parte integrante del lavoro, perché può essere molto forte.

Non nel senso di fare un ritratto che le valorizzi, o di carezzarle a favore di pelo. È il fatto di dire: «Senza preparazione né infiocchettamenti: un ritratto di te è bello perché tu sei un essere umano e in quanto tale hai valore».

Una filosofia che giustifica per lui il fatto di non fare foto di moda:

Se sono consapevole che le mie foto possono aiutare delle persone in difficoltà a riconciliarsi o a recuperare una parte positiva di loro stessi, per aiutarli a cambiare o a evolvere in meglio, questo è un successo – non per altro lavoro.

Una vocazione che nasce sui passi di suor Emmanuelle

Nel 2005, l’Institut Curie lo sollecitò per animare un atelier sull’autostima con delle donne vittime di cancro. L’obiettivo: fotografarle truccate e con delle parrucche per cambiare il loro sguardo su loro stesse. Ben presto il fotografo constatò:

C’era un aspetto superficiale riguardante il fatto che si sentissero meglio al guardarsi nel riflesso, ma di fatto si trattava di un sentirsi meglio rimandando ad altro.

A partire da questa esperienza cominciò a concepire il proprio atelier di autostima. Quattro anni dopo proseguiva in tale direzione con l’associazione ASMAE, di Suor Emmanuelle, insieme con delle giovani donne abbandonate con bambini, nelle periferie di Parigi.




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Avevano numerosi problemi con i loro bambini, da una parte, e dall’altra con la società. Lo scopo era dunque riuscire a mostrare loro un’immagine che permettesse loro di essere fiere di loro stesse.


ANGELA FORKER

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Tra foto della quotidianità e valorizzazione, l’esercizio risulta difficile a queste donne scoraggiate. Quando i terapeuti, dapprima dubbiosi sul suo lavoro, osservarono gli incontestabili risultati, Pedro Lombardi prese coscienza del bene prodotto dal suo strumento. Talvolta gli analisti non avevano potuto sortire effetti altrettanto rapidi. Spiega Pedro:

È questo lavoro empirico che mi ha permesso di acuminare l’efficacia del mio atelier di autostima.

E di dargli voglia di continuare, insieme con gli altri, nell’aiutare sempre più persone mediante la fotografia.

Da allora, Lombardi ha lavorato con persone affette da varie dipendenze, con degli autistici, con vittime di burn-out o di mobbing, di ragazze abusate sessualmente o vittime di incesto nelle Filippine (con l’associazione Camaleon). Quest’ultima esperienza l’ha profondamente segnato, specie in ragione dell’effetto impressionante del suo atelier su un pubblico molto difficile da avvicinare in ragione delle proprie ferite.

L’effetto del suo atelier non è radicale, ma si tratta di uno strumento supplementare in un’evoluzione personale o per sistemare dei problemi all’interno di aziende.

Questo atelier non ha per scopo l’alimentazione dell’ego, ma la crescita della persona.

Al di là delle riparazioni, sono sgorgati dall’opera anche dei risultati inattesi. Fra l’egocentrismo alimentato attualmente da Instagram e l’immagine talvolta totalitaria delle riviste di moda o dei giornali, è cosa buona ricordarsi a che cosa può servire il ritratto e che cosa riveli dell’altro.

Foto ricordo alla fine della Riconsegna alla fine di un percorso di accompagnamento con Humains.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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