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Il nome del sostegno usato nell'adorazione eucaristica ci ricorda ciò che sta avvenendo

MONSTRANCE

Agsaz | Shutterstock

Philip Kosloski - pubblicato il 23/05/19

Il monte su cui Gesù è stato trasfigurato è spiritualmente legato all'Eucaristia

Nel rito romano della Chiesa cattolica, i fedeli spesso adorano Cristo nell’Eucaristia in una devozione definita adorazione eucaristica. Il Santissimo Sacramento (l’Ostia consacrata) viene tirato fuori dal tabernacolo in cui è in genere custodito e posto in un contenitore detto ostensorio con un lato di vetro che permette ai fedeli di vedere l’Ostia.

I cattolici credono fermamente che Gesù sia realmente presente nell’Ostia consacrata e che la sua “presenza reale” sia nascosta nelle sembianze del pane. L’adorazione eucaristica è quindi una devozione profondamente intima, che implica un incontro “faccia a faccia” con Gesù Cristo.

In alcune chiese l’ostensorio che contiene l’Ostia eucaristica viene posto su un sostegno poggiato sull’altare. È in primo luogo una questione pratica perché eleva l’ostensorio, permettendo una vista migliore da parte dei fedeli inginocchiati o seduti nei banchi.

Il nome di questo sostegno rivela anche un significato più profondo, perché è chiamato “tabor”. Non si sa bene quando questo termine sia stato associato ai sostegni di questo genere, ma probabilmente è avvenuto nel secolo scorso. Questa definizione è importante e ha un profondo significato spirituale.




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Il termine “tabor” è un riferimento diretto al Monte Tabor, quello su cui si crede che Gesù si sia trasfigurato davanti a tre dei suoi apostoli. La montagna non è menzionata esplicitamente dagli autori dei Vangeli, che ne parlano solo come di un “alto monte” (Matteo 17, 1). La tradizione locale relativa a questo luogo specifico può tuttavia essere fatta risalire ai primi secoli del cristianesimo, e quindi è un candidato probabile per aver ospitato l’evento evangelico.

Durante la Trasfigurazione di Gesù, Pietro è rimasto colpito vedendo la gloria del Signore e gli ha detto: “Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia” (Matteo 17, 4).

In alcune traduzioni, il termine “tenda” è tradotto come “tabernacolo”. È essenzialmente la stessa parola, anche se nell’utilizzo cristiano “tabernacolo” è stato associato quasi esclusivamente al contenitore in cui vengono custodite le Ostie consacrate all’interno di una chiesa.

Tenendo questo a mente, Pietro voleva contenere la gloria di Dio in un “tabernacolo” in modo simile a quello in cui la gloria della presenza divina è contenuta nell’Ostia eucaristica.

Giovanni Paolo II ha illustrato splendidamente questo legame spirituale nella festa della Trasfigurazione 1999:

L’Eucaristia, che ci apprestiamo a celebrare, ci conduce oggi spiritualmente sul Tabor, insieme agli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, per ammirare estasiati lo splendore del Signore trasfigurato. Nell’evento della Trasfigurazione contempliamo l’incontro misterioso fra la storia che si edifica ogni giorno e l’eredità beata che ci attende in Cielo, nell’unione piena con Cristo, Alfa e Omega, Principio e Fine.
A noi, pellegrini sulla terra, è dato di gioire della compagnia del Signore trasfigurato, quando ci immergiamo nelle cose di lassù mediante la preghiera e la celebrazione dei divini misteri.

Il risultato è che il sostegno dell’ostensorio è intimamente legato sia alla Trasfigurazione che all’Eucaristia. Il “tabor” eleva Gesù nell’Eucaristia, come ha fatto il Monte Tabor, e mostra la bellezza e la gloria di Dio che emanano dall’Ostia eucaristica.

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