Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Per una mamma e un papà la domanda non è più “come ti chiami?” ma “chi ti chiama?”

RODZICE
Shutterstock
Condividi

Non è solo il genitore che dà il nome al figlio, ma anche il figlio che dà un nuovo nome al genitore. Ed è un nome che, nella sua semplicità, è tra i più belli che esistano.

Il nome, con il volto e la voce, è uno dei tratti che immediatamente indicano la nostra identità. Cambiare il proprio nome è, perciò, un’azione che si associa a momenti di vera e propria rivoluzione interiore. A volte si cambia nome quando si cambia religione. Cambiano nome alcuni monaci o frati al momento del loro ingresso nella vita religiosa.

Ma c’è anche un’altra categoria di persone che cambia nome: i genitori. Per un figlio o una figlia, un papà ed una mamma si spogliano del loro nome ed assumono questi nomi semplicissimi, sillabe ripetute che vanno bene per il bimbo che sta tentando di parlare e che rimangono, vestigia di un’infanzia a volta lontanissima, per tutta la durata della vita dei genitori.

“Papà” e “mamma” sono nomi comuni: il padre e la madre sembrano quasi perdere la loro identità irripetibile, identificata dal nome proprio, per assumere un nome che è comune a tutti i papà e le mamme del mondo. Mario e Maria diventano come Luca e Lucia e come Giovanni e Giovanna – tutti “papà” e “mamma”.
Eppure ciò che rende unici Mario e Maria rispetto a Luca e Lucia o Giovanni e Giovanna non è più il loro nome, bensì la voce di chi lo pronuncia. Mario sarà “papà” solo nella voce dei suoi figli, e Maria sarà “mamma” solo quando chiamata da voci che riconoscerebbe ovunque.
Essere genitori è, almeno un po’, smettere di essere “per se stessi” ed iniziare ad essere “per un altro”. Non si chiede più “come ti chiami”, ma “chi ti chiama”. È un’identità in relazione, un’identità che nasce proprio dalla relazione.
Non è solo il genitore che dà il nome al figlio, ma anche il figlio che dà un nuovo nome al genitore. Ed è un nome che, nella sua semplicità, è tra i più belli che esistano.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA CHIARA BERTOGLIO

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni