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E’ vero che i preti hanno uno stipendio? Sapete come si calcola e chi lo paga?

priest money

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 21/05/19

Ma tutti i presbiteri partono da una stessa base minima che è di 80 punti. A ogni punto corrisponde un valore periodicamente stabilito dal Consiglio permanente della Cei. Un valore che tra l’altro, dal 2009 a oggi, non è cambiato: 12,36 euro (si era partiti nel 1997 da 12.600 lire, pari a 6,51 euro).




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La remunerazione netta mensile

La remunerazione mensile di ciascun sacerdote sarà dunque pari al numero dei punti cui egli ha diritto, moltiplicato per il valore del punto. Ad esempio: 80 punti per 12,36 euro lordi fanno 988,80 euro lordi mensili. Su questa cifra si applicano poi le trattenute per il pagamento dell’Irpef e per la previdenza, poiché solo da questo punto di vista i sacerdoti sono assimilati ai lavoratori dipendenti. Perciò, sulla base delle aliquote fiscali vigenti, 988,80 euro lordi diventano 860,66 euro netti.

Non c’è la tredicesima

Inoltre, non esiste grande differenza tra un sacerdote appena ordinato, la cui remunerazione è appunto quella ricordata nell’esempio precedente, e un vescovo di settantacinque anni, ai limiti della pensione. Quest’ultimo raggiunge 1705,68 euro lordi, che diventano 1338,03 euro netti, mentre un terzo esempio tra questi due estremi è quello di un parroco con trent’anni di sacerdozio in una parrocchia di cinquemila abitanti: attualmente ha diritto a 1070,55 euro netti al mese.

È bene ricordare poi che il clero diocesano italiano ha solo dodici mensilità. Quindi, niente tredicesima.


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Il calcolo dei punti

Può essere utile a questo punto anche riepilogare i criteri in base ai quali vengono assegnati i punti che si aggiungono agli 80 di base, validi per tutti.

1) Primo criterio, l’anzianità: due punti per ogni cinque anni di ministero esercitato, fino a un massimo di otto scatti quinquennali; in occasione degli ultimi due scatti vengono assegnati tre punti.

2) Secondo criterio, gli incarichi: un vescovo ha diritto a 40 punti oltre gli 80 di base uguali per tutti. Se ha due o più diocesi, i punti aggiuntivi diventano complessivamente 70 (i precedenti 40 più altri 30). A un vicario generale spettano 25 punti, a un parroco con una parrocchia di più di quattromila abitanti 10 punti. I parroci che insegnano nella scuola pubblica ricevono da un minimo di 10 punti a un massimo di 23 a seconda delle ore di scuola. Vengono assegnati 10 punti pure ai cappellani delle carceri e a chi insegna nelle Facoltà teologiche italiane, negli istituti equiparati e negli Istituti di Scienze religiose.

3) I vescovi diocesani hanno poi la possibilità di attribuire ai loro sacerdoti alcuni punti aggiuntivi (fino a un massimo di 25 per tutto il clero diocesano), proprio per favorire la perequazione, qualora le condizioni particolarmente svantaggiate del ministero pastorale di alcuni lo richiedano.




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Chi paga

Chi paga la remunerazione dei presbiteri? Prima di tutto va escluso che sia il Vaticano.

La prima realtà che deve provvedere allo «stipendio» è l’ente ecclesiastico presso cui il sacerdote esercita il proprio ministero pastorale: la parrocchia per il parroco e gli eventuali viceparroci, la diocesi per il vescovo.

In seconda battuta ci sono i redditi di lavoro o di pensione che il sistema considera computabili. Per comprendere meglio, prendiamo il caso di un sacerdote che insegni religione nelle scuole pubbliche.

Il terzo livello è l’Istituto per il Sostentamento del Clero (Icsc), con sede a Roma, che assicura la perequazione contabile, cioè effettiva, colmando la differenza tra la somma che in base ai punti spetta a ciascun sacerdote e la somma già fornita dalle altre fonti (parrocchia, stipendio di insegnante ecc.) L’Icsc svolge tale compito di integrazione grazie ai fondi che gli derivano ogni anno dalle offerte deducibili e dalla quota di 8xmille che i vescovi destinano al sostentamento del clero.


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