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Maria Rosaria e Giovanni: l’infertilità è stata una ferita ma Dio ci ha donato la fecondità!

Maria Rosaria e Giovanni Gentili

Silvia Lucchetti - pubblicato il 18/05/19

E poi come avete deciso di aprirvi nuovamente all’adozione?

Avevamo nel cuore questo desiderio, io fin dall’inizio, e quindi dopo qualche anno ci siamo riaperti all’adozione e abbiamo ricominciato tutto da capo con nuove paure: temevano di rompere l’equilibrio che avevamo creato con impegno, ma Dio ci ha donato degli angeli pronti a darci coraggio in ogni persona che incontravamo. Ci sono stati dubbi, combattimenti, e poco prima di partire per la Colombia per la seconda adozione si è ammalato mio padre, e così sono sorti nuovi interrogativi, è stato un discernimento continuo. Julio lo abbiamo incontrato nel settembre 2016, prima della partenza c’è stato un fermento pazzesco, eravamo pieni di paura ed allegria, cose da sbrigare e da organizzare, ci sentivamo carichi di entusiasmo e pensieri.

Maria Rosaria e Giovanni Gentili

Ad un centro punto del libro e quindi del viaggio tuo marito parla delle vostre diversità:

Mai come in questi giorni sto apprezzando la diversità di Maria Rosaria, che mi e ci offre risorse inaspettate. La stessa diversità che tante volte mi fa impazzire. La diversità di Julio è ancora tutta da scoprire e da apprezzare, per ora mi sembra un “rapper alieno” capitato nella famiglia “de’ precisini”. Chissà quali risorse ci porterà in dono nel tempo.

Con Giovanni siamo veramente tanto diversi. Io sono una attiva, dinamica, aperta, molto relazionale, invito gli amici, organizzo le uscite; lui è molto riservato, sta sulle sue. Siamo tanto diversi ma in questo caso, nella seconda adozione, è stato provvidenziale perché io ho scritto più post (nel gruppo privato su Facebook in cui condividevano con gli amici la loro esperienza in Colombia ndr) che è stato il nostro filo diretto con gli amici, uno strumento preziosissimo che ci ha permesso di sperimentare una sorgente profonda di forza, di comunione, di preghiera, di Spirito Santo che ci ha sostenuto e alimentato. Lui invece è stato quello molto concreto, e ne avevamo tanto bisogno, perché Julio ci ha messo davvero alla prova: è il nostro “rapper alieno” allegro, solare, sorridente, vitale, che cerca sempre di godere e questo a noi precisini, inquadrati, normativi, veramente ci ha sconvolto. È stata una grazia però perché ci ha messo in discussione totalmente, come coppia e come individui.


ANNALISA SERENI

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Come avete affrontato il “terremoto” dell’arrivo del vostro rapper alieno?

Julio ha evidenziato ancora di più fuori le nostre diversità: io ad esempio mi sono fatta travolgere dalla sua giocosità, dalla sua allegria, sono tornata un po’ bambina in alcune cose, mi diverto tanto; Giovanni invece inizialmente ha stretto i paletti. Poi nel tempo io ho messo in campo più le mie doti da insegnante, in primis la pazienza, mentre Giovanni ha tirato fuori la sua dote di sportivo, giocando a pallone con i figli, portandoli in bicicletta. Ognuno di noi ha tirato fuori le sue doti e si è convertito su qualcosa. Abbiamo imparato che si può ripartire ogni giorno con la fiducia: “domani ce la puoi fare”, perché se non dai speranza ai tuoi figli li condanni. È una conversione quotidiana, ricominciamo ogni giorno per dire ai nostri bambini: “Sei ok, nonostante tu sia quanto di più diverso da me esiste, vai bene. Tu sei ok perché Dio mi ha donato te”. Io invece ho dovuto superare il senso di colpa di dire: “Ti ho strappato ad un ambiente pieno di limiti ma familiare per portarti in un posto nuovo e sconosciuto dove ti senti diverso”. Ma questo senso di colpa è sparito grazie al Signore che è buono e si prende cura di me. Un giorno mentre ero ad ascoltare una catechesi di don Fabio Rosini, lui si mise a gridare: “A tutte le mamme voglio dire: ma se il Signore voleva dare un’altra madre ai vostri figli, non gliela poteva dare? Se gli ha dato voi si vede che siete quelle giuste per loro”. E da quel giorno ho detto: “Sono quella giusta per te”. Il Signore ha chiamato me ed i miei figli a questa storia. E quando Julio mi mette alla prova e mi dice di volere un altro papà e un’altra mamma, io rispondo: “no, Gesù poteva darti chiunque ed io non sono la migliore delle madri, ma la migliore per te e tu sei il figlio giusto per me”. Nel tempo ci chiede a volte di ripetergli questa cosa, ci chiede conferma, vuole essere rassicurato che noi volevamo e vogliamo ancora lui, e lo vogliamo nonostante i suoi limiti.

In che modo la fede vi ha sostenuto nel vostro percorso?

La fede ha rappresentato per prima cosa il criterio di scelta della strada, ci ha dato la certezza che il nostro matrimonio aveva senso anche senza figli nella carne, quindi non ci siamo separati né rinchiusi in noi stessi, c’era una chiamata diversa. Inoltre, tra l’inseminazione e l’adozione la fede ha avuto il suo peso, ci ha ricordato che la vita è un dono e non un prodotto. Il Signore ci ha fatto rileggere quotidianamente la nostra storia, il dito di Dio nella nostra vita ci ha permesso di vedere che quelli che sembrano inciampi magari sono semplicemente segni, questo non vuol dire che è facile, non lo dico con la poesia di una donna a cui va tutto liscio, ma con la certezza che ne va la pena. La fede ci ha aiutato a non restare soli! La figura di Giobbe ci ha aiutato e ispirato molto, perché lui non si rassegna, grida a Dio, gli chiede il perché. Avere fede non vuol dire farsi andare bene tutto, accettare le botte in testa, ma significa mettersi davanti al Signore e dire: “dammi una risposta perché qua impazzisco”. Poi però Giobbe dice: “ti ho visto, prima ti conoscevo per sentito dire”, ecco questo fa la differenza perché scopri la fedeltà di Dio che ti ha promesso pienezza e te la dà, nel modo che sceglie Lui, ma te la dà. Il Signore con noi ha mantenuto la promessa: la fecondità.

____________

Maria Rosaria e Giovanni hanno deciso di mettere a disposizione la loro esperienza creando l’associazione Rete Famiglie Adottive per poter sostenere e aiutare le coppie che devono affrontare o hanno già affrontato le loro stesse difficoltà.

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