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La vera unità: non accanto all’altro, ma con l’altro, nell’altro e per l’altro

BLACK AND WHITE HANDS

Alexey Skachkov | Shutterstock

padre Carlos Padilla - pubblicato il 15/05/19

Quanta divisione, critiche, condanne... Non sono sempre d'accordo, ma costruisco quella famiglia sacra e metto Gesù al centro

Gesù è venuto a formare una sola comunità intorno a Lui. Un unico gregge, un solo pastore. Quell’unità è quella che Dio vuole. Una comunità riunita in preghiera accanto al Signore. Una comunità di santi innamorati di Dio.

Gesù mi unisce ai miei fratelli. Ho un solo pastore. C’è un solo sangue effuso per tutti. Aspetto un’unica salvezza per tutti.

Quell’unità è quella che desidero mentre intorno a me vedo solo divisione. Sogno un solo gregge, mentre contemplo tante greggi divise e opposte.

Seguendo uno stesso Cristo posso essere diviso da quelli che lo seguono in modo diverso. Opposto a chi ha altri modi di pregare, di evangelizzare, di pensare.

Un solo gregge è quello che desidero mentre critico e condanno chi non si comporta come me. Diversi modi. Diversi punti di vista.

E Gesù vuole essere l’unico pastore. Dio vuole che sia parte di un solo popolo, come commenta Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et Exsultate:

“Nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana: Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo”.

Sono solidale. Mi importa camminare con altri, costruire con altri. La fecondità di un lavoro fatto in squadra. Divento solidale. Mi importa di quello che accade all’altro.

Padre Josef Kentenich parlava sempre dell’“ideale della nuova comunità. E credo che dobbiamo porre l’accento soprattutto su questo: essere in spirito uno nell’altro, con l’altro e per l’altro. Non solo un superficiale stare accanto all’altro” [1].

Un’unità profonda. L’altro non mi fa ombra. Non mi toglie protagonismo. Perché quello che costruisce è un bene per tutti. Per l’insieme. Per la mia famiglia.

Con quanta facilità posso parlare male dei miei fratelli! Condanno e critico. E non solo con altri fratelli, posso anche farlo fuori.

Dice padre Kentenich riferendosi a una comunità di sacerdoti:

“C’è qualcosa nella vita che mi provoca rifiuto, ed è il caso delle comunità che parlano a qualsiasi estraneo dei lati oscuri della comunità. Naturalmente, dove ci sono uomini accadono cose umane. Ma non è coerente, e non dovrebbe esserlo, dire in modo arbitrario e senza scrupoli a chiunque tutte le cose sgradevoli che viviamo in comunità” [2].

Non parlare male dell’altro. Non commentare quello che non mi piace di mio fratello. Quanto è difficile rimanere in silenzio! Una comunità che aspira alla santità. Un uomo nuovo in una nuova comunità. Dove prevalgono l’amore e il rispetto. Il trattamento misericordioso. Lo sguardo che nobilita. Una famiglia di santi che non si adattano a una vita mediocre.

Che Chiesa sto costruendo? Una Chiesa in cui ogni fratello parla con rispetto dell’altro. È l’ideale che muove il mio cuore. Costruire un’unità. Una Chiesa che è famiglia. Un unico gregge. Un solo pastore. Essere unito a mio fratello nel cuore. Non cammino da solo. Procedo con altri con cui formo un’unità sacra.

È difficile, lo so. Una comunità che ha un solo pastore. È questo che mi dà identità. Un pastore che segna il cammino. Che mi tiene unito a mio fratello, perché ho uno stesso padre.

Papa Francesco è il mio pastore. Intorno a lui rimango in comunione. Non parlo male di lui quando non la pensa come me, quando non si comporta come spererei.

Mi fanno male le critiche che sento a volte. Mi fa male che si parli male di Papa Francesco che è Cristo, che è il Pastore che unisce il suo gregge. È facile condannare.

Come leggevo giorni fa, “le parole sono come frecce. Una volta lanciate non c’è modo di farle tornare indietro”. Le parole feriscono, dividono.

Le parole possono rendere presente la verità o imporre la menzogna. Seminano sospetti. Possono separare e spezzare. Sono frecce che una volta lanciate non riesco a controllare.

Voglio costruire unità con le mie parole. Seminare comunione. Un unico gregge, non migliaia di essi. Una comunione in cui non prevale la differenza. Una famiglia in cui mi sento a casa in comunione con mio fratello.

C’è un solo pastore che è Cristo. Il Papa è quel Cristo che mi unisce nella diversità. Mi unisce a mio fratello che non sempre la pensa come me.

Ma questo non è l’importante. Siamo un unico gregge e ci aiutiamo a camminare insieme. Quello spirito è quello che mi sostiene. Cammino con altri e li rispetto. Non sono sempre d’accordo. Costruisco quella famiglia sacra e metto al centro Gesù. Il mio pastore.

[1] J. Kentenich, Milwaukee Terziat, N 21 1963
[2] J. Kentenich, Niños ante Dios

Tags:
fratelliunità
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