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Storie

Perché questa fotografia ha vinto il Premio Pulitzer?

Harry Pot / Anefo | Nationaal Archief

Macky Arenas - pubblicato il 13/05/19

“Mi aiuti, padre... E dica alla mia mamma come sono morto”

Questa storia toccante ha avuto luogo 57 anni fa. Due fatti hanno sconvolto il Venezuela, noti come “Carupanazo” e “Porteñazo”, insurrezioni che coinvolsero gruppi di civili e militari sollevatisi contro il Governo di Rómulo Betancourt. Era il primo periodo democratico che conosceva il Paese iniziato dopo la dittatura del generale Marcos Pérez Jiménez, durata dieci anni e sconfitta nel 1958.

Il Partito Comunista del Venezuela (PCV) e il Movimento della Sinistra Rivoluzionaria (MIR) furono coinvolti in queste sommosse civili-militari svoltesi a maggio e giugno del 1962, il cui proposito era quello di abbattere il primo Presidente legittimo della democrazia (1959- 1964). “El Porteñazo” – nella città di Puerto Cabello, nello Stato di Carabobo, al centro del Venezuela – ha avuto grande importanza ed è avvenuto nel giugno 1962. A differenza del “Carupanazo” – di Carúpano, nello Stato Sucre, a est del Paese –, “El Porteñazo” ha rappresentato una cospirazione civile-militare di ampiezza molto superiore, sia per le forze coinvolte che per l’intensità della lotta e il terribile saldo di morti e feriti.

Nel 1963 è stato concesso il Premio Pulitzer per la Fotografia, il più importante riconoscimento di questo tipo degli Stati Uniti e uno dei più prestigiosi a livello mondiale, alla fotografia scattata da Héctor Rondón Lovera, del quotidiano La República, che mostrava un parroco, il cappellano Luis María Padilla, in mezzo alla strada per soccorrere un soldato ferito nei momenti cruciali della sparatoria. Il sacerdote tiene il soldato tra le braccia e cerca di aiutarlo.

La foto di padre Padilla che cercava di soccorrere il caporale di seconda classe Andrés de Jesús Quero, del Battaglione Piar, è stata scattata all’incrocio de La Alcantarilla domenica 3 giugno. Il sacerdote si è fatto strada tra i proiettili dei franchi tiratori per cercare di amministrare l’estrema unzione ai combattenti caduti in battaglia.

Un reportage-tesi presentato nel 2009 dal ricercatore Juan Carlos Solórzano ha raccolto le impressioni di Freddy Martínez Rey, responsabile dei fotografi de La República nel 1962:

“Durante il combattimento – ha annotato Solórzano –, Héctor Rondón si è rifugiato sulla soglia del negozio di un sarto, da dove ha scattato fotografie straordinarie. Per mezz’ora c’è stato un intenso scontro a fuoco lì a La Alcantarilla. Gli insorti non si vedevano, ma lanciavano anche granate. Alla fine i carri armati se ne sono andati, lasciando a terra i morti. È stato allora che un sacerdote è passato sul marciapiedi destro”.

“Il sacerdote si è messo a controllare i feriti davanti a noi. Uno in mezzo alla strada ha alzato la testa. Il presbitero ha cercato di soccorrerne un altro. Lo ha sollevato. Ha provato a prenderlo sulle spalle. Io ho scattato la foto”.

Quando Freddy Martínez Rey ha ricevuto l’immagine in redazione è rimasto senza parole. Non ha avuto dubbi sul fatto che quella fosse la foto del secolo. Il 4 giugno 1962, due quotidiani hanno messo in prima pagina l’immagine di un sacerdote che sosteneva un soldato in ginocchio.

Últimas Noticias ha usato quella di José Luis Blasco, La República quella di Rondón, leggermente diversa. Entrambe mostrano comunque il sacerdote Luis María Padilla, cappellano della base navale di Puerto Cabello e parroco di Borburata, mentre cerca di aiutare a risollevarsi un giovane in uniforme, sulla cui identità esistono almeno due versioni: secondo alcuni si tratta del sottotenente Luis Antonio Rivera Sanoja del Battaglione Carabobo, mentre per altri è il caporale di prima classe Andrés de Jesús Garcés, della Prima Compagnia di Fucilieri del Battaglione Piar n. 31.

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