Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
sabato 31 Ottobre |
San Wolfgang di Rägensburg
home iconFor Her
line break icon

Elena Santarelli: Giacomo ha vinto contro il tumore. "Grazie mamma, non hai mai perso la speranza"

Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 13/05/19

Un viaggio impegnativo fatto di dolore, resistenza, stanchezza, speranza e coraggio da leoni. Tanta la gratitudine espressa per medici, infermieri, amici e anche i lontani che hanno pregato e sostenuto Giacomo e la sua famiglia in questo percorso così arduo.

L’annuncio su Instagram della guarigione del figlio Giacomo dal tumore cerebrale

Come era successo per l’annuncio della malattia del piccolo Giacomo, primogenito nato dal matrimonio con l’ex calciatore Bernardo Corradi, così è avvenuto per quello della sua guarigione. Lo ha affidato ad Instagram, o meglio, per mano di due lunghi post, zeppi di nomi e cognomi, lo ha consegnato ai tanti che con sincero affetto (qualcuno con inspiegabile e immancabile perfidia) l’hanno seguita in questa drammatica avventura.

Nel primo si vede il sorriso di Giacomo e la t-shirt nuova di zecca e realizzazione esclusiva che abbina l’ormai classico invito alla calma all’essere entrato in una nuova, agognatissima fase: il follow up! Per la sua storia clinica significa che ha finalmente terminato le terapie (chemio, radio, cose tutt’altro che leggere) ed ora lo aspettano “solo” i controlli periodici per confermare quello che già è stato visto: il tumore cerebrale maligno che lo aveva colpito, e aveva reso necessario anche un lungo intervento chirurgico, non c’è più. Perché il primo, fondamentale annuncio di questa buona nuova è stato fatto al diretto interessato. E la dottoressa Mastronuzzi ha usato questo sistema: una maglietta nuova, con scritta eloquente, in una scatola consegnata nelle mani del giovanissimo paziente. Il tutto preceduto da una nota vocale.

Visualizza questo post su Instagram

Quando vi ho resi partecipi del problema che ci ha colpiti ho anche promesso che quando sarebbe arrivata la tanto attesa comunicazione della fine delle cure l'avrei condivisa con tutti voi. Ecco quel giorno è arrivato: Giacomo finalmente è in “follow up"! Pochi giorni fa ha fatto la sua ultima terapia e i vari controlli hanno dimostrato che il nostro bellissimo bambino ha vinto questa battaglia. Oggi voglio testimoniare una storia a lieto fine per dare speranza a tante famiglie che ancora lottano o che si troveranno a lottare. Giacomo ha vinto la sua battaglia su un tumore cerebrale maligno e solo ora voglio condividere questo particolare, sperando possa infondere positività a molte famiglie, ma ricordando che ogni bambino ha la sua storia e il suo percorso. Quando si affronta un percorso così a volte non respiri dopo aver sentito altre storie. Il mio consiglio è quello di vivere la propria storia senza fare troppi confronti, affidandosi ai medici che hanno in cura in nostri bambini. Ci sono tante persone da ringraziare, iniziando dalla dottoressa Angela Mastronuzzi che con umanità e professionalità ci ha accompagnati in tutti questi mesi facendoci sentire meno soli (vorrei dirti molte più cose ma non mi basta un post). Vorrei ringraziare tutta l'equipe di neuro-oncologia e in particolare la dottoressa Antonella Cacchione che ci ha seguiti nel percorso in Day Hospital con amore e sensibilità e le dottoresse del reparto (Francesca del Bufalo e Iside Alessi). La mia gratitudine va anche alla caposala del reparto di neuro-oncologia, Adele Ripà e a tutti i suoi splendidi infermieri che non ho mai visto seduti, sempre pronti a scattare e a prestare aiuto con il sorriso così come alla caposala del Day Hospital Elsa Bianchini e alle sue infermiere che con molta pazienza ogni giorno stanno dietro ad una media di 100/130 pazienti al giorno. Un grazie va alla dottoressa Evelina Miele che mediante il profilo di metilazione eseguito all'Ospedale Bambino Gesù, ha aiutato i patologi a classificare il raro tumore che ha colpito Giacomo. Il mio grazie va anche al reparto di neurochirurgia, al primario dottor Carlo Efisio Marras, al dottor Andrea Carai ..segue altro post

Un post condiviso da Elenasantarelli (@elenasantarelli) in data:

Nel secondo prosegue il puntuale corteo di nomi di persone. Sono medici, infermieri, segretarie, operatori, mamme di altri piccoli pazienti. In questa precisione si avverte tutta la sua gratitudine. Dietro nomi e cognomi, tra le righe delle incombenze anche solo organizzative che queste persone hanno aiutato a sbrigare, si intravvede la trama robusta di relazioni che hanno fatto come gli elastici del ring. La tenevano su, le permettevano di riposarsi un breve istante, la rispedivano con slancio nella lotta.

Visualizza questo post su Instagram

dottor Andrea Carai responsabile della neurochirurgia oncologica e a tutta la loro equipe e al reparto di terapia intensiva. Grazie alla neuropsicologa Domitilla Secco e alla psicologa educatrice del reparto Alessandra Basso. Grazie alla dottoressa Stefania Colafati che mi ha sopportato e supportato prima di ogni risonanza e ne abbiamo fatte tante che ho perso il conto oramai. Un grazie particolare lo rivolgo alla dottoressa Sabina Vennarini che lo scorso anno a Trento ha seguito il percorso di radioterapia di Giacomo con i protoni, rimanendo al nostro fianco per tutti questi mesi pur vivendo e lavorando lontano da Roma. Grazie alla mitica segretaria del reparto di neuro-oncologia, Isabella Giustiniani che ci ha aiutati nell'organizzazione dei ricoveri, dei Day Hospital e dei controlli di Giacomo. Un grazie speciale va al Professor Franco Locatelli che dirige il Dipartimento di Oncoematologia e Terapia cellulare e genica e che ha avuto la lungimiranza di strutturare un percorso dedicato e multidisciplinare per i numerosissimi bambini con tumori cerebrali seguiti presso l'Ospedale Bambino Gesù. Grazie all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma che è diventato in questi mesi la nostra seconda casa. Grazie a tutti i bambini e a tutte le famiglie che ho conosciuto in questo percorso: vi porto tutti nel cuore. Grazie alla famiglia del @progettoheal che è sempre stata al nostro fianco: io sono parte di loro con gentilezza e coraggio sempre. Grazie a tutti gli amici che ci sono stati e che ci saranno, grazie ai voi followers che avete pregato in silenzio per noi facendoci sentire meno soli. La strada è ancora lunga e fatta di tanti controlli ma oggi io, Bernardo e Greta ci godiamo e condividiamo con voi che ci siete stati sempre vicini il sorriso di Giacomo che finalmente si riaffaccia completamente alla vita. Ho tante altre cose da dire e credo che Marco Liorni domani mi darà questa opportunità a @italiasirai

Un post condiviso da Elenasantarelli (@elenasantarelli) in data:

La forza speciale di una mamma normale

Nessuna semplificazione, nessuna esaltazione acritica o per contro banalizzazione del dolore “solo perché è bella, ricca e famosa”, anzi prima che lo dicesse lei, credo saremo stati in tanti a pensare che, oltre ai vantaggi, questa sua maggiore esposizione le abbia richiesto un contegno ancora più controllato. Elena Santarelli ha vissuto come ha potuto il dramma di accompagnare e sostenere il proprio bambino in una delle battaglie più dure che si possano affrontare: una malattia oncologica aggressiva. Rara, nel suo come in tanti altri casi.

Lo sapeva già, di sicuro, che non sono la fama, la bellezza o i soldi a proteggere i beni più preziosi. È una ragazza tosta, concentrata sui fondamentali. Eppure, da quel che racconta, se lo è lasciato insegnare, se lo è lasciato incidere sulla pelle dalla salita dura della malattia, dalla diagnosi, dalle cure e dai continui prelievi e controlli. Per questo ha subito lasciato spazio alla speranza e alla gratitudine. Lo diceva già in tempi non sospetti, quando la china era appena iniziata, il fiato era corto per lo shock e la cima ancora coperta di nubi. Così raccontava a Tempi a fine dicembre scorso.

Ero spaventata, arrabbiata, ma ero anche grata perché avevo dei medici straordinari, un protocollo da seguire, grata di avere davanti un anno duro, possibilità che a molti non è data, e perché avevo, ho, un bambino forte, capace di vivere questo anno duro.

Mostra tutta l’intelligenza dell’amore e della fede, quella semplice, nella vita, nel bene che c’è. E decidersi per questa opzione non è facile, di fronte allo tsunami che alza terribile la sua onda distruttrice al suono della parola “tumore” e aggiunge frastuono agli attributi di “maligno” e “aggressivo”. Non è facile ma è vero ed è semplice. Nel profondo della paura, a mille metri sotto il livello del mare della normalità, attraversata dalle sole increspature delle influenze, degli aerosol da fare in piena notte, della gola infiammata “ma come, di nuovo?!”, non è scontato. Ma questa sottile e resistente ragazza lo ha fatto.

Il coraggio della verità e la necessità della “recita”

Ha obbedito a suo figlio, di fatto. Alla sua vita, alle sue paure, alla rabbia che esplodeva. A Giacomo che le chiede la verità Elena dice la verità. Se l’esame da affrontare è doloroso, Giacomo sa che farà male. Ma non ha mai omesso di associare alla verità, detta in modo comprensibile ad un bambino di 8, 9 anni, la speranza, diventata promessa, alla quale si è attenuta come ad un contratto.

«va bene, sarà un anno duro Giacomo, ma lo affronteremo insieme e ce la faremo, mamma te lo dà per certo», gli avevo promesso. E così è stato. (Tempi)

E, aggiunge poco dopo, “non è andato perso un solo istante“. Chi di noi può dire lo stesso delle giornate che passano “normali” tra incombenze, scocciature, momenti di allegria o di noia? Nessuno, nemmeno lei probabilmente, prima. Né ora che prima o poi la normalità riprenderà a lambire placida la riva delle giornate.

Eppure, quando si attraversano certe tempeste, ci resta in petto – come una freccia scoccata non si sa da dove – un acuto senso della vita, della sua bellezza e magnificenza che non vogliamo più perdere. Che temiamo di perdere!

Di questa mamma, speciale e normale come tante, mi ha da subito colpito la lucidità, la durezza che è riuscita ad imporsi, l’onestà del riconoscere i propri privilegi (non è per esempio tra quei genitori che per seguire le lunghe terapie dei figli sono costretti a lasciare tutto e a volte a dormire in auto!), l’intelligenza di metterli a servizio del bene di tutti.

Quando i giornalisti cominciavano ad assediarla è passata al contrattacco:

Qualche giornalista aveva iniziato a chiamarmi, che ci faceva Elena Santarelli in quella cittadella del dolore e della speranza del Bambino Gesù? È stato allora che ho girato la domanda, cosa poteva fare Elena Santarelli per gli abitanti di questa cittadella? Potevo raccontare cosa mi era accaduto, raccontare cosa succede tra questi corridoi dove nulla è perso, non si fanno sconti alla malattia ma non è mai la malattia l’ultima parola sui nostri figli. Potevo raccontare che una diagnosi di tumore non annienta la vita, lo dovevo alla vitalità di Giacomo e alla forza di chi stava affrontando diagnosi molto più infauste della sua. Potevo sostenere pubblicamente l’associazione Heal, una onlus fondata da famiglie di bambini colpiti da tumori cerebrali e da medici, infermieri e biologi che in collaborazione con il Bambino Gesù si occupano ogni giorno di cura e ricerca nell’ambito della neuro-oncologia pediatrica: è bastato un appello su Instagram chiedendo di acquistare le loro uova di Pasqua per aiutare la ricerca e l’associazione è stata travolta dalle richieste. (Ibidem)


SANTARELLI MARRONE

Leggi anche:
La Santarelli invita Emma Marrone per una sorpresa ai pazienti del Bambin Gesù

Finalmente può piangere

Nell’intervista con Marco Liorni a Italia sì per Rai1, andata in onda l’11 maggio, la showgirl (lo dico solo per necessità di sinonimo. E’ soprattutto una mamma) dopo le prima battute a commento della foto di Giacomo che indossa la maglietta della sua nuova vita inizia a piangere. “Sono anche tanto stanca”, spiega al conduttore (non eccelso a mio parere nell’accogliere questo momento così genuino e vero). Chiede scusa alle amiche perché è stata un po’ nervosa negli ultimi giorni, ringrazia, si giustifica. Ha dovuto mantenere per un anno e mezzo una recita, fatta di sorrisi e gentilezza anche quando avrebbe solo voluto urlare e lasciarsi andare. Una costrizione crudele e benefica, legata alla sua notorietà, che le ha fatto da argine ma che forse ora, comprensibilmente, cede.

Piange, si riprende, si giustifica. Sono la gioia e la stanchezza che le sono rovinate addosso tutte assieme, certo. Ma c’è anche la tristezza per la sua amica Valeria, un’altra mamma che con lei ha attraversato questa prova e che non ha potuto ritrovarsi, all’uscita, insieme con la sua piccola Marzia.

Visualizza questo post su Instagram

Quando inizi un percorso così ,immagini tante cose,e fra le tante immagini e speri di poter continuare questo cammino fatto di alti e bassi insieme ai tuoi amici conosciuti in ospedale e in questo caso alla tua migliore amica di percorso e a sua figlia.Questo mio sogno e’ stato spezzato ieri sera quando ho avuto la notizia che Marzia aveva smesso di soffrire. Penso al dolore della sua mamma ,del suo papà e dei suoi familiari,un dolore incolmabile perché la vita non dovrebbe andare così ,sono i figli che salutano i genitori e non il contrario.Ci sono domande a cui non possiamo dare una risposta,diventiamo solo dei tristi spettatori senza capire il senso . Diventare genitori vuol dire anche questo,vuol dire essere come Valeria ,la mamma di Marzia ,un esemplare più che raro di forza interiore capace di “ sorridere “ nonostante tutto e di indossare la maschera del “ va tutto bene “ anche quando sai che nulla sta andando bene. Valeria te e tua figlia siete un esempio per me e sono stata fortunata a conoscervi in questo cammino maledetto ,abbiamo riso pianto e ancora riso ma le lacrime che scendono oggi dal tuo viso non avrei mai voluto asciugartele. Marzia sarai sempre nel mio cuore,e quello che posso promettere a te e alla tua famiglia che mi batterò finché avrò forze per aiutare la ricerca e pstare vicino alla tua bellissima mamma.Eri,sei e sarai una bimba piena di Luce ❤️ - a tutte le mamme che possono sentire il profumo dei propri figli ..sentitevi enormemente grate per questa fortuna 🍀

Un post condiviso da Elenasantarelli (@elenasantarelli) in data:

Un altro post, di pochi mesi fa, si aggiunge come una moderna via crucis alla salita di questi piccoli crocifissi e delle loro madri, il dolore per una bambina come il suo Giacomo che non ha potuto sentire il vocale della dottoressa. Nessuna voce familiare ad annunciarle la guarigione né mani professionali e amiche a consegnarle una t-shirt keep calm. Nessun follow up da seguire nei prossimi mesi. Non so nulla di mamma Valeria nè mi azzardo a consigliare stili di comportamento, strategie, soluzioni. Solo la Madonna conosce da dentro, meglio di qualunque mamma “normale”, la sofferenza che lei e tante altre mamme che vedono morire il proprio figlio attraversano. Prego soltanto per loro e spero che non manchi chi si precipiti a casa loro, che le tempesti di telefonate, chi le fermi per strada per consegnare loro l’ultim’ora più urgente della storia, la perenne e non falsificabile breaking news da lasciare scorrere sotto ogni schermata della nostra esistenza: la morte ha perso. Cristo, risorgendo, l’ha vinta.

Che ci aiuti, che le aiuti allora, che le sostenga e le consoli (l’unico davvero abilitato a farlo) nell’attesa del Cielo.


Elena Santarelli,

Leggi anche:
Elena Santarelli: la preghiera mi aiuta a stringere la mano di mio figlio

Grazie mamma, mi piaci così, sei la più bella

Nel giorno della festa della mamma, domenica 12 maggio, Giacomo può fare finalmente una cosa normale ed eccezionale: andare nella sua cameretta e scrivere una cosa per la sua mamma. E’ tutto un susseguirsi di vocativi, di “mamma”, “mamma”,”mamma!”. Sembra il suo inconsapevole piccolo laico rosario. Le dice grazie, che la ama, che è bella, speciale, che non ha mai perso la speranza e anche ammettendo che esistano mamme più belle, bè insomma tu, mamma, sei mia madre e mi piaci così.

Grazie Elena per avere condiviso sempre con misura e pudore i sentimenti le emozioni, le domande e la speranza, soprattutto quella. Grazie Giacomo, piccolo guerriero.

Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in otto lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, arabo, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Tags:
guarigioneospedale bambino gesutumore
Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
Annalisa Teggi
"Dite ai miei figli che li amo": ecco chi è l...
Lucandrea Massaro
Sale il numero di morti nell'attentato di Niz...
ERIN CREDO TWINS
Cerith Gardiner
“Dio ha senso dell'umorismo”: coppia di genit...
HEAVEN
Philip Kosloski
Preghiera perché un defunto raggiunga la gioi...
EMILY RATAJKOWKSI
Annalisa Teggi
Emily Ratajkowski: scoprirò il sesso di mio f...
Aleteia
Preghiera a santa Rita da Cascia per una caus...
Silvia Lucchetti
Rischiava l'amputazione delle gambe. Oggi ha ...
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni