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Una visita ai resti cinquecenteschi di Santa Caterina da Bologna, esperta di benessere spirituale

Saint Catherine of Bologna
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Condusse una vita tranquilla ma prolifica in un convento delle Clarisse Povere a Bologna, dove i suoi resti mummificati sono custoditi dal 1463, quando vennero esumati e trovati incorrotti

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Santa Caterina da Bologna trascorse la maggior parte della sua vita come suora di clausura nel convento delle Clarisse Povere di Bologna. Forse anche grazie alla vita di reclusione che conduceva, si dimostrò un’artista, scrittrice e filosofa incredibilmente prolifica, per non parlare delle tante opere d’arte realizzate nei suoi 49 anni trascorsi sulla Terra. Oggi i suoi resti perfettamente conservati risalenti a più di 500 anni fa sono custodi nella splendida chiesa del Corpus Domini di Bologna, nota anche come Chiesa della Santa.

Nata in una famiglia aristocratica di Ferrara, venne educata nelle arti – eccelleva particolarmente nella viola e nella pittura miniata – e a 11 anni fu scelta per diventare dama di compagnia della figlia della locale marchesa di Ferrara. La principessa Margherita di Ferrara si affezionò molto a Caterina, e le chiese di rimanere come sua “compagna” ufficiale anche dopo il suo fidanzamento con un nobiluomo locale. Caterina, all’epoca 14enne, declinò l’offerta per servire Dio.

Inizialmente si unì a un ordine locale di laiche che seguivano le regole francescane, e in seguito entrò nelle Clarisse Povere, ordine religioso fondato da Santa Chiara e San Francesco d’Assisi per permettere alle monache di condurre una vita contemplativa. Caterina eccelse nella virtù francescane prendendosi cura di animali e piante e impegnandosi in una vita semplice e comunitaria in cui ci si alternava a cucinare e a lavare.

In quel periodo compose anche vari trattati religiosi e sermoni, e realizzò il suo breviario. La sua opera più famosa è forse quella intitolata Le Sette Armi Spirituali, scritta nel 1438 e rimaneggiata continuamente fino alla sua morte, nel 1463. Il manuale si basava sull’esperienza di Caterina nel far fronte alle visioni sia di Dio che di Satana, e contiene strategie per affrontare la tentazione. In seguito venne tradotto in francese e in italiano, aiutando così a diffondere il misticismo tardomedievale nel primo periodo moderno.

Per quanto riguarda la sua produzione visiva, spiccano soprattutto un dipinto di Sant’Orsola, ora ospitato presso la Galleria dell’Accademia di Venezia, e i suoi manoscritti, usati da Papa Pio IX e conservati attualmente a Oxford, in Inghilterra.

Nel 1455 le guide dell’Ordine francescano, istituito di recente, si unirono al governatore di Bologna per chiedere a Caterina di fondare un convento francescano in città. Accettò, e insieme a 12 monache del suo monastero di Ferrara aiutò a fondare il monastero del Corpus Domini, dove servì come badessa fino alla morte, avvenuta nel 1463, quando si dice che sia passata all’altra vita mentre suonava la viola.

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