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Spiritualità
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Una visita ai resti cinquecenteschi di Santa Caterina da Bologna, esperta di benessere spirituale

Saint Catherine of Bologna

David Gallagher | Flickr CC by NC SA 2.0

V. M. Traverso - pubblicato il 10/05/19

Condusse una vita tranquilla ma prolifica in un convento delle Clarisse Povere a Bologna, dove i suoi resti mummificati sono custoditi dal 1463, quando vennero esumati e trovati incorrotti

Santa Caterina da Bologna trascorse la maggior parte della sua vita come suora di clausura nel convento delle Clarisse Povere di Bologna. Forse anche grazie alla vita di reclusione che conduceva, si dimostrò un’artista, scrittrice e filosofa incredibilmente prolifica, per non parlare delle tante opere d’arte realizzate nei suoi 49 anni trascorsi sulla Terra. Oggi i suoi resti perfettamente conservati risalenti a più di 500 anni fa sono custodi nella splendida chiesa del Corpus Domini di Bologna, nota anche come Chiesa della Santa.

Nata in una famiglia aristocratica di Ferrara, venne educata nelle arti – eccelleva particolarmente nella viola e nella pittura miniata – e a 11 anni fu scelta per diventare dama di compagnia della figlia della locale marchesa di Ferrara. La principessa Margherita di Ferrara si affezionò molto a Caterina, e le chiese di rimanere come sua “compagna” ufficiale anche dopo il suo fidanzamento con un nobiluomo locale. Caterina, all’epoca 14enne, declinò l’offerta per servire Dio.

Inizialmente si unì a un ordine locale di laiche che seguivano le regole francescane, e in seguito entrò nelle Clarisse Povere, ordine religioso fondato da Santa Chiara e San Francesco d’Assisi per permettere alle monache di condurre una vita contemplativa. Caterina eccelse nella virtù francescane prendendosi cura di animali e piante e impegnandosi in una vita semplice e comunitaria in cui ci si alternava a cucinare e a lavare.

In quel periodo compose anche vari trattati religiosi e sermoni, e realizzò il suo breviario. La sua opera più famosa è forse quella intitolata Le Sette Armi Spirituali, scritta nel 1438 e rimaneggiata continuamente fino alla sua morte, nel 1463. Il manuale si basava sull’esperienza di Caterina nel far fronte alle visioni sia di Dio che di Satana, e contiene strategie per affrontare la tentazione. In seguito venne tradotto in francese e in italiano, aiutando così a diffondere il misticismo tardomedievale nel primo periodo moderno.

Per quanto riguarda la sua produzione visiva, spiccano soprattutto un dipinto di Sant’Orsola, ora ospitato presso la Galleria dell’Accademia di Venezia, e i suoi manoscritti, usati da Papa Pio IX e conservati attualmente a Oxford, in Inghilterra.

Nel 1455 le guide dell’Ordine francescano, istituito di recente, si unirono al governatore di Bologna per chiedere a Caterina di fondare un convento francescano in città. Accettò, e insieme a 12 monache del suo monastero di Ferrara aiutò a fondare il monastero del Corpus Domini, dove servì come badessa fino alla morte, avvenuta nel 1463, quando si dice che sia passata all’altra vita mentre suonava la viola.

Caterina venne sepolta semplicemente in base alla tradizione delle Clarisse Povere, ma 14 giorni dopo la sua sepoltura le consorelle decisero di esumarne il corpo, perché dalla sua tomba emanava un dolce profumo. Il suo corpo venne trovato sorprendentemente non toccato dalla morte, e venne ritenuto “incorrotto”. Si disse che era “pienamente flessibile” e che emanava un odore gradevole e dolce. Le Clarisse Povere di Bologna decisero di deporre il corpo dell’ex badessa in una stanza all’interno dell’annessa chiesa del Corpus Domini, dove i suoi resti riposano ancora oggi, più di 500 anni dopo, in posizione seduta, mentre tiene in mano una croce d’oro e una copia della Sacra Bibbia.

Subito dopo la morte, Caterina divenne oggetto di venerazione per i cattolici di Bologna, ma è stata canonizzata solo nel 1712 da Papa Clemente XI. Per via del suo talento artistico, è stata dichiarata santa patrona delle arti. La sua festa è il 9 marzo.

Papa Benedetto XVI ama particolarmente questa santa silenziosa:

“Dalla distanza di tanti secoli, è, tuttavia, molto moderna e parla alla nostra vita. Come noi soffre la tentazione, soffre le tentazioni dell’incredulità, della sensualità, di un combattimento difficile, spirituale. Si sente abbandonata da Dio, si trova nel buio della fede. Ma in tutte queste situazioni tiene sempre la mano del Signore, non Lo lascia, non Lo abbandona. E camminando con la mano nella mano del Signore, va sulla via giusta e trova la via della luce”.

Per visitare i resti di Santa Caterina da Bologna, entrate nella chiesa del Corpus Domini (Via Tagliapietre, 21) e cercate una piccola porta di legno sulla sinistra. Oltre la soglia ci sono i resti splendidamente preservati della patrona delle arti. Le religiose locali gestiscono ancora la chiesa, e vi offriranno volentieri degli opuscoli con una descrizione dettagliata della vita della santa.

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