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Paola Turci: il dono della fede e la gioia di sapere che “Dio mi vuole felice”

PAOLA TURCI SINGER
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Da atea a credente grazie a un pellegrinaggio a Lourdes. In un'intervista la cantautrice racconta la sua inaspettata e travolgente conversione.

“Viva da morire” è il titolo del nuovo album di Paola Turci, tre parole che sprizzano entusiasmo, gratitudine, passione! In una bella intervista su Credere a firma di Francesca D’Angelo la cantautrice ha parlato di questa gioia che accompagna il disco e la sua vita, anche nel dolore, perché se dagli incidenti, dalle cadute, dalle tempeste usciamo vivi, dobbiamo ricordare che è un miracolo esserci! Il nuovo lavoro di Paola Turci è un inno alla vita, nei suoi chiaroscuri, nelle sue ombre e nei suoi squarci luminosi e mozzafiato!

“Ogni giorno è un grande dono, sono grata per tutto ciò che ho!”

Il titolo del disco vuol dire che non è scontato stare al mondo. Ogni giorno è un grande dono, ed è soltanto quando ti sta sfuggendo che te ne rendi conto. Sono grata per tutto ciò che ho: il testo della canzone è la storia di due persone, la mia e di Luca Chiaravalli, il mio produttore, un uomo che ha superato momenti difficili, problemi medici delicatissimi. L’ultimo, al cuore, qualche mese fa. Quando si è risvegliato, ha esclamato: «Sono vivo da morire». È uno stato d’animo che sposo in pieno. (Iodonna.it)

Dieci brani che parlano…

di esistenze come le nostre, che a un certo punto hanno avuto un incidente, un imprevisto, un inciampo e ci stavano sfuggendo via ma poi le abbiamo riprese. Dunque del miracolo che oggi siamo. (Credere)

“Il dolore va vissuto”

La cantautrice riflette sul senso della sofferenza con cui lei in prima persona ha dovuto fare i conti in occasione del terribile incidente automobilistico che le accadde negli anni ’90. Non possiamo sfuggire il dolore, dice, possiamo solo affrontarlo cercando di venirne fuori con una maggior consapevolezza di noi stessi.

(…) Il dolore ti travolge: non puoi sottrarti. Non solo: è un ostacolo che, per essere superato, va vissuto. Per quanto possa fare male, ci devi passare attraverso. La sofferenza può diventare un potente strumento interpretativo per comprendere il modo in cui stiamo al mondo. Per certi versi, mette alla prova la tua natura: c’è chi dopo un grande dolore si incattivisce e chi, invece, impara a sorridere alla vita (Ibidem).

“La fede è un dono”

Nell’intervista un passaggio particolarmente intenso è quello in cui la cantante, sollecitata dalla giornalista, affronta il tema della fede con risposte dirette, senza fronzoli, che arrivano immediatamente alla testa e al cuore.

(…) la fede non è una scelta, ma un dono. Poi, certo, ci sono persone che si mettono in ascolto più di altre, che aspirano a una dimensione spirituale, ma credere resta un dono. Senza contare che la conversione non semplifica necessariamente la vita, anzi. (Credere)

“Dio mi vuole felice!”

La fede mi ha regalato un periodo meraviglioso, pieno di gioia: ero e sono così felice che per la prima volta ho potuto affrontare l’idea di morire. Tuttavia il primo periodo della mia conversione ha reso tutto molto faticoso: accettavo ogni “dogma” in maniera assoluta e totalizzante, ma come si fa, per esempio, a sopportare la sofferenza con il sorriso? Non si può, mi dicevo. E come si fa a offrire la sofferenza? Suona come un paradosso. Queste domande mi spiazzavano e ammetto di aver attraversato un momento di crisi. Ne sono uscita quando ho realizzato che Dio mi vuole felice. Il senso di colpa, così come il giudizio, è una cosa sulla quale fanno leva gli uomini, non il Signore. (Ibidem)

Lourdes 2007: il pellegrinaggio che le cambia la vita

L’artista non nasce fervente cristiana, ma anzi… “convintamente atea”. Come spesso capita sono gli eventi che ci portano in direzioni inaspettate. Per accompagnare una persona cara in pellegrinaggio a Lourdes a cui non ha potuto dire di no, succede ciò che non avrebbe mai immaginato:

(…)c’è stata una concatenazione di eventi che mi ha portato verso un’unica direzione: credere. Non amo parlare di questi temi perché per me la fede si vive in una dimensione privata. Ognuno è libero di viverla come la preferisce. Quando sono partita per Lourdes nel 2007, ho deciso di portare la chitarra perché volevo solo cantare. Non volevo essere coinvolta in alcuna attività: sarei stata lì per suonare per i malati, null’altro. Invece, proprio sul treno che mi avrebbe portato a Lourdes, ho fatto un incontro accidentale, con uno sconosciuto: abbiamo iniziato a parlare, per ore e ore. Sono affiorati ricordi e domande. Una volta arrivata a Lourdes, mi sentivo sopraffatta (Credere).

“La prima cosa che ho fatto arrivata a Lourdes è stato confessarmi”

I veri miracoli che accadono tutti i giorni nei santuari mariani non sono soltanto le guarigioni prodigiose del corpo, ma le numerose e silenziose conversioni del cuore. La Provvidenza ha donato all’artista la grazia di sentire il desiderio proprio a Lourdes, dove alla piccola Bernadette apparve la Vergine Maria, di avvicinarsi al sacramento della riconciliazione.

Dentro di me si era scatenato qualcosa e avevo bisogno di capire, di fare domande, di mettere a fuoco quello che stava succedendo. Nulla mi aveva colpito così tanto, prima d’allora, nella vita. Così, la prima cosa che ho fatto arrivata a Lourdes è stato cercare un sacerdote per confessarmi (Ibidem).

La testimonianza di Paola Turci ci mostra come Dio provveda alla nostra vita nel rispetto della libertà di ciascuno: è sufficiente il nostro limitato “sì”, come quello pronunciato dall’artista solo per non dispiacere una persona cara, per far piovere miracoli!

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