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Il Museo della Bibbia espone la “Bibbia degli Schiavi” del XIX secolo

SLAVERY IN VIRGINIA

Everett Historical | Shutterstock

J.P. Mauro | Mag 09, 2019

L'edizione ha rimosso quasi l'80% del contenuto, lasciando solo i passi che promuovono la schiavitù

La Bibbia è piena di versetti che promuovono la libertà e registrano la lotta contro la schiavitù. L’Antico Testamento, in particolare, contiene numerosi riferimenti agli ebrei che si battevano per la propria autonomia. Gesù stesso, in Luca 4, 18, ha affermato di essere venuto a “proclamare ai prigionieri la liberazione”.

C’è però una versione in cui questi testi importanti sono stati espunti e alterati per diffondere il messaggio diametralmente opposto. Questa edizione, la controversa “Bibbia degli Schiavi”, è ora esposta al Museo della Bibbia di Washington, D.C. (Stati Uniti).

L’obiettivo dell’esposizione, secondo il Presidente del Museo della Bibbia Ken McKenzie, è “trasmettere il messaggio: che questo non accada più. La Bibbia è un tutt’uno. Non si può prendere e usare un pezzo o un altro”. La mostra, ha aggiunto, è stata ideata nella speranza che possa scoraggiare la possibilità che un’edizione del genere “possa mai verificarsi di nuovo”.

Pubblicata a Londra nel 1807, la “Bibbia degli Schiavi” sembra una Bibbia normale, ma a livello di contenuto mancano quasi il 90% dell’Antico Testamento e il 50% del Nuovo Testamento. In un’intervista alla NBC News, il curatore del Museo della Bibbia Anthony Schmidt descrive questa estesa modifica.

Tra le omissioni c’è quella del Libro dell’Esodo, in cui Mosè ha chiesto al faraone egiziano di liberare il suo popolo. Non figura neanche il Libro di Geremia, perché evidentemente versetti come questo sembravano troppo “incendiari”: “Guai a chi costruisce la casa senza giustizia e il piano di sopra senza equità, che fa lavorare il suo prossimo per nulla, senza dargli la paga” (Geremia 22, 13).

Uno dei libri rimossi dal Nuovo Testamento è la Lettera ai Galati, omessa molto probabilmente per via del modo in cui San Paolo attaccava l’idea per la quale certe persone sono migliori di altre: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Galati 3, 28).

Quello che è rimasto nella “Bibbia degli Schiavi” sono tutti i passi che incoraggiavano gli schiavi a lavorare sodo per i loro padroni terreni. Un esempio si può trovare nella Lettera agli Efesini, che afferma: “Schiavi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, con semplicità di spirito, come a Cristo” (Efesini 6, 5).

In una serie di video sponsorizzati dal Museo della Bibbia, la cui prima puntata si può visionare qui, Schmidt offre più informazioni sulla storia di questa edizione. Il Christian Post riferisce che il titolo formale del libro era Parts of the Holy Bible Selected for the Use of the Negro Slaves in the British West-India Islands (Parti della Sacra Bibbia selezionate per l’uso degli schiavi neri nelle isole britanniche dell’India occidentale), e che il testo è stato molto probabilmente prodotto da un’organizzazione chiamata The Society for the Conversion of the Negro Slaves (La Società per la Conversione degli Schiavi Neri).

Si pensa che questi missionari avessero buone intenzioni, e infatti molti di loro si definivano abolizionisti. Schmidt ha aggiunto che credevano che le Scritture riviste “avrebbero migliorato la vita degli africani schiavizzati a livello sia materiale che spirituale”.

“Questo libro”, ha spiegato Schmidt, “mira a giustificare e a rafforzare il sistema schiavista, ma allo stesso tempo veniva usato per aiutare a insegnare agli africani a leggere, ad esempio, e per educarli in qualche modo”.

L’esposizione sulla “Bibbia degli Schiavi” è stata inaugurata nel novembre 2018 e dovrebbe rimanere aperta fino a settembre 2019. Se visiterete il museo in questo periodo, sarete i benvenuti per unirvi alla discussione su questo testo controverso.

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