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Colorado, sparatoria a scuola: Kendrick Castillo è morto per salvare gli amici

KENDRICK CASTILLO
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Si è lanciato contro i coetanei che hanno fatto irruzione con la pistola, permettendo ai compagni di sfuggire. Sui due attentatori molte ombre: disturbi mentali legati all’orientamento sessuale e riferimenti satanici non troppo velati.

Sulla loro strada, hanno incontrato Kendrick Castillo. Dopo una forte spinta ideologica, ecco un testimone in carne e ossa. Ecco un loro coetaneo che ha mostrato loro un’ipotesi di vita fondata su valori opposti. C’è da augurarsi che Erickson e Mc Kinney si confrontino davvero con l’insegnamento di questo ragazzo che come ultimo gesto ha mostrato loro il volto più grande dell’amore, il sacrificio.

Il sorriso di Kendrick

C’è un ultimo sconcertante elemento che riguarda gli attentatori: i poliziotti hanno sequestrato, oltre a una pistola, anche un’auto bianca su cui compariva la scritta 666 e disegnato un pentacolo. Anche la foto del profilo Instagram (ora oscurato) di Mc Kinney era una foto del diavolo. Il tassello del satanismo è l’ultima ombra terribile su questa storia.
La luce, invece, proviene tutta dal giovane Kendrick Castillo che solo apparentemente è la vittima. Che lui fosse un ragazzo cresciuto ed educato nella tradizione cattolica va detto, non con la bieca ottica di creare fazioni. Si riconosce in lui la semplicità di un testimone che lo è diventato al di là della sua volontà; non c’è ideologizzazione nel suo profilo, ma la spinta che solo un’esperienza vissuta porta. Suo padre John lo descrive così:
È un eroe, lo capisco da ciò che ha fatto. I suoi compagni sono vivi e ne ringrazio Dio. Lo amo. E lui quindi è un eroe e lo sarà per sempre. Amava le altre persone in questo modo, tanto. (da CNN)

È un eroe che non avrebbe dovuto esserlo, ha specificato il compagno Brendan Bialy che ha reagito insieme a Kendrick contro i ragazzi armati. In una mattina qualunque, e di fronte a un’irruzione improvvisa, il suo istinto lo ha portato non a scappare, ma a fronteggiare le pistole col suo corpo e permettere agli amici di mettersi in salvo. Questo ha significato perdere la vita, e forse non lo aveva messo in conto. Kendrick era membro del team scolastico di robotica, ma si è dimostrato assolutamente umano: non si è lanciato per un ordine meccanico, nessun pulsante sul suo corpo, ma probabilmente un istinto nutrito di un’esperienza di vita segnata da un’idea di amore completa. È stato un gesto cristiano autentico, fondato sulla forza di creare rapporti di bene. Il separare, invece, è la firma del diavolo. Il sacrificio ha una portata ancora più coraggiosa, quella di spingersi a cuore spalancato anche verso il nemico: a chi lo ha ucciso arriva un messaggio chiarissimo, e speriamo che nel tempo sorga la domanda “posso anche io vivere come vivevi tu?”.

Kendrick avrebbe dovuto ottenere il diploma tre giorni dopo la strage, i piani della Provvidenza lo hanno catapultato in un disegno più grande. Sì, uso la parola Provvidenza, perché non posso far a meno di mettere a fianco il volto sorridente di Kendrick e quello abbassato e raggomitolato del suo assassino.
KENDRICK CASTILLO, DEVON ERICKSON
Inside edition | Youtube

E vedo un ragazzo che ha dato la vita, e ne vedo un altro che pare già morto. E solo alla misura di Dio chiedo di sbrogliare la matassa, cioé di far sì che il bene di Kendrick dia frutto quaggiù, in mezzo alla disperazione che incombe sempre più spettrale, tra i ragazzi che potrebbero essere figli nostri.

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