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Sono tornato da Calcutta e ho ancora gli incubi…

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“I più poveri tra i poveri” non è solo uno slogan accattivante…

Non volevo scrivere questo articolo. Probabilmente perché non volevo pensarci. Da quando sono tornato a casa da Calcutta ho cercato di spazzar via quello che all’inizio sembrava un forte caso di jetlag. L’ho definito i miei “postumi della sbronza da India”. Sto combattendo con una fatica estrema e cerco di scrollarmela di dosso, e mi sono svegliato in un bagno di sudore freddo nel cuore della notte terrorizzato al pensiero di stare ancora lì. Ho evitato di parlarne, e non volevo nemmeno controllare le fotografie che avevo scattato. Qualcosa non andava davvero.

Questa mattina, allora, nel tentativo di eliminare qualsiasi cosa mi stesse logorando, sono andato a correre lungo uno dei percorsi più difficili che conosco. È sabbioso, collinare e pieno di ostacoli che garantiscono sempre sudore, dolore e a volte anche sangue. È il modo migliore che conosco per eliminare lo stress e avere una prospettiva chiara delle cose. Dopo un chilometro e mezzo o giù di lì, ho capito quale fosse il problema.

Quando ero a Calcutta, un giorno ho camminato per le strade da solo, perdendomi una o due volte e vedendo cose a cui una persona occidentale non è preparata. Ho visto bambini che venivano lavati nelle pozzanghere, famiglie che dormivano in strada con appena una stuoia e un telo come casa, persone e animali che piluccavano da pile di avanzi di cibo gettati in strada dai venditori.

Mentre camminavo per le strade, incapace di processare pienamente quello che stavo vedendo, non sono riuscito a scattare neanche una fotografia. Nemmeno nei miei incubi più brutti avrei immaginato che nel mondo moderno potesse esistere questo livello di povertà.

Ho parlato a volte della risposta piena di grazia delle Missionarie della Carità alla situazione in cui operano senza spiegarne davvero l’ambiente. Una cosa è guardare dei film o vedere delle fotografie di quei luoghi, tutt’altro è camminare tra chi soffre, in questo caso della povertà più totale. E per queste persone questa è vita.

Non ci sono vie d’uscita se non la morte. Capisco ora perché Cristo ha detto “i poveri li avete sempre con voi”, perché non penso che qualcuno possa trovare un modo per risolvere questa situazione.

“Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.

“In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

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